Il caso di Osvaldo Lanfredini, scomparso da più di sei anni da Lecco: identificato attraverso le ossa

Osvaldo Lanfredini era scomparso più di sei anni fa e precisamente il 20 gennaio 2020. Classe 1969, appassionato di montagna, originario di Crandola Valsassina – un piccolissimo comune di circa 250 abitanti che si trova in provincia di Lecco – non aveva più dato sue notizie. Quel giorno era uscito da casa ed era svanito nel nulla. Alcuni colleghi di lavoro ne avevano denunciato la scomparsa e la Prefettura, come raccontato da Fanpage.it nel 2020, aveva diramato una nota per trovarlo. Per sei anni, però, nessuno è riuscito a scoprire cosa potesse essergli successo. Fino a ieri. Ieri, martedì 5 maggio 2026, è stata infatti diffusa la notizie che un anno fa sono stat trovate ossa in un casolare abbandonato nei boschi e che quelle appartengono proprio a Lanfredini. Una conferma che è arrivata grazie all'esame del Dna svolto sui resti umani.
Alto un metro e 70 e con capelli bianchi, Lanfredini era sparito misteriosamente. Alcuni colleghi di lavoro, non vedendolo più per quasi un mese, ne avevano segnalato la scomparsa. Il 17 febbraio 2020 era scattata la segnalazione, che aveva spinto la Prefettura a lanciare un appello. Gli accertamenti avevano permesso di scoprire che era uscito da casa senza il cellulare. Questo ha reso ancora più complesso conoscere gli spostamenti. All'epoca, le ricerche erano state eseguite dai carabinieri di Casargo e coordinate dalla Prefettura. Le operazioni erano state sospese perché non aveva dato alcun esito.
Il 31 marzo 2025 sono state trovate delle ossa in un casolare di Presallo a Vendrogno, comune che si trova sopra Bellano e sempre nella provincia di Lecco. Erano in un'area poco visibile: nel 2020 potrebbe essere arrivato lì durante una sua escursione. Magari potrebbe essere caduto o aver avuto un malore. A ogni modo, i resti sono poi stati affidati alle forze dell'ordine, che hanno fatto svolgere approfondimenti. L'esame del Dna ha consentito di appurare a chi appartenessero e cioè a Lanfredini. Come riportato dal quotidiano La Provincia Unica, a darne notizia è stato il sindaco Matteo Manzoni che era amico dell'uomo: "Abbiamo la conferma che quei resti sono di Lanfredini, che lascia due sorelle e un fratello residenti fuori provincia".
Una volta che verranno restituite ai familiari, questi decideranno se tumularlo a Crandola o in altro luogo.