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Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

I giudici del Tribunale del Riesame su Carmelo Cinturrino: “Incapace di autocontrollo, deve rimanere in carcere”

Il 20 marzo 2026 i giudici del tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta di arresti domiciliari per Carmelo Cinturrino, accusato di aver ucciso volontariamente il 28enne Abderahim Mansouri a Rogoredo (Milano). Oggi, le motivazioni. Per i giudici ha dimostrato “una marcata incapacità di autocontrollo”.
A cura di Ilaria Quattrone
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"Una marcata incapacità di autocontrollo": è questa una delle motivazioni presenti nell'ordinanza firmata dai giudici del Tribunale del Riesame che hanno confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia del commissariato Mecenate che è stato arrestato perché accusato di aver sparato e ucciso volontariamente il 28enne Abderrahim Mansouri a Milano lo scorso 24 gennaio in quello che è conosciuto come "il bosco di Rogoredo". Gli ha sparato a una distanza di 31 metri e colpendolo in piena tempia. I giudici, quindi, hanno respinto la richiesta di arresti domiciliari che era stata avanzata dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, legali del poliziotto.

I giudici Galli-Ambrosino-Racini hanno rimarcato come vi sia stata una "incapacità di autocontrollo" in una situazione che non sarebbe stata di emergenza e con "modalità operativa improntate alla violenza". Inoltre per la Corte c'è il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Nelle motivazioni, i giudici hanno fatto riferimento anche a quanto aveva inizialmente detto Cinturrino. Fin da principio, l'agente ha affermato di aver sparato per legittima difesa. Per la Corte, però "non emerge alcuna minaccia concreta e seria né tantomeno violenta della vittima prima dell'esplosione del colpo".

I giudici quindi hanno condiviso quanto finora è stato ricostruito dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, che è titolare dell'indagine e coordina gli agenti della squadra mobile, che ha accusato Cinturrino di omicidio volontario. Ancora una volta, quindi, è stata esclusa l'ipotesi di legittima difesa. Per i giudici, l'indagato ha "consapevolmente e volontariamente" ritardato l'arrivo dei soccorsi nonostante la vittima "fosse ancora in vita e in agonia". Lo avrebbe fatto per avere così tempo per poter "alterare la scena del delitto". Cinturrino infatti, come scoperto dagli inquirenti, avrebbe posizionato accanto al corpo della vittima una pistola giocattolo. E, in questo modo, avrebbe mostrato "un'assoluta indifferenza per la vita della vittima".

Per i giudici, a peggiorare la sua situazione anche la richiesta di "una copertura" a un collega con il quale avrebbe poi concordato "una versione di comodo comune". Tutto questo dimostrerebbe come l'indagato abbia un'attitudine "a esercitare pressioni intimidatorie" e a "compromettere la genuina acquisizione delle prove". Da qui, quindi, il rischio di reiterazione del reato e inquinamento delle prove.

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