Frana spazza via il ponte a Chiareggio e uccide 3 persone: 3 condanne, chiesti risarcimenti per oltre 9 milioni

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A sei anni di distanza dalla frana che a Chiareggio (Sondrio) uccise una coppia e una bambina di 10 anni (si salvò solo il figlio di 5 anni dei due), sono arrivate le prime condanne: 2 anni, con pena sospesa, per la sindaca Renata Petrella, per l’ex prima cittadina Miriam Longhini e l’allora responsabile dell’ufficio lavori pubblici dell’Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, Elio Dioli.

Il 12 agosto 2020 a Chiesa in Valmalenco (in provincia di Sondrio), il torrente Nevasco si gonfiò così tanto dopo le forti piogge che provocò una colata di fango e detriti in grado di spazzare via il ponte che conduceva alla frazione di Chiareggio. In quel momento stava transitando un'auto con a bordo quattro persone: il 45enne Gianluca Pasqualone, la compagna 41enne Silvia Brocca, il loro figlio di 5 anni e la sua amicha di 10. Solo il bimbo si salvò. A oltre sei anni dalla tragedia oggi, venerdì 9 ottobre, sono arrivate le prime condanne per i presunti responsabili. Il giudice del Tribunale di Sondrio ha disposto 2 anni di reclusione, con pena sospesa, per l'attuale sindaca Renata Petrella, per l'ex prima cittadina Miriam Longhini e l'allora responsabile dell’ufficio lavori pubblici dell’Unione dei Comuni lombarda della Valmalenco, Elio Dioli. Assolti "perché il fatto non sussiste" gli altri due ex sindaci, Christian Pedrotti e Fabrizio Zanella.

Le responsabilità della frana

Agli imputati erano contestati, a vario titolo, i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose, oltre alla mancata osservanza del Piano di assetto idrogeologico di Chiesa e del codice ambientale. Le indagini dovevano accertare se fossero state trascurate le misure necessarie a prevenire, o comunque ridurre, i rischi legati al ponte poi spazzato via dal Nevasco.

Il 12 agosto di sei anni fa una massa di oltre 17mila metri cubi di fango, pietre e detriti precipitò a valle, investendo la strada. Alla sindaca Petrella e Dioli, in particolare, era contestata anche la mancata tempestiva attivazione delle misure di protezione civile in presenza dell’allerta meteorologica gialla di quel giorno.

Le condanne in primo grado

Durante l'ultima udienza, il sostituto procuratore Stefano Latorre aveva chiesto pene pari a 3 anni di reclusone per Petrella (difesa dagli avvocati Mario Petrella e Francesco Romualdi) e Dioli (difeso dall'avvocato Biagio Giancola) e 2 anni e 6 mesi per gli ex sindaci Longhini, Pedrotti e Zanella (difesi dall'avvocato Gino Ambrosini). Il giudice Fabio Giorgi, invece, ha deciso per 2 anni per Petrella, Longhini e Dioli e di assolvere Pedrotti e Zanella. Tutti i difensori avevano chiesto l'assoluzione per i rispettivi assistiti.

I familiari delle vittime costituiti parti civili, invece, hanno avanzato richieste risarcitorie complessive per circa 9 milioni e 750mila euro. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 120 giorni, dopodiché le parti potranno decidere se ricorrere in Appello.

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