Le dichiarazioni di Michele Scillieri, uno degli indagati nell'ambito della vicenda legata alla Lombardia film commission, potrebbero mettere nei guai i due commercialisti vicini alla Lega Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, revisori contabili del Carroccio. Scillieri, commercialista nel cui studio era stata domiciliata inizialmente la Lega per Salvini premier, avrebbe infatti ammesso che i due colleghi avrebbero incassato illecitamente 178mila euro versati dalla sua società, la Andromeda srl, al centro della presunta compravendita gonfiata di un capannone a Cormano (Milano) da cui è partita l'inchiesta della procura di Milano. L'immobile di Cormano, secondo gli inquirenti, sarebbe stato acquistato al prezzo gonfiato di 800mila euro dalla Lombardia film commission, ente pubblico che nel 2017 era presieduto proprio da Di Rubba. Si tratterebbe, secondo il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pubblico ministero Stefano Civardi titolari delle indagini, di un prezzo gonfiato rispetto al valore dello stabile.

Per il Riesame gli indagati potrebbero inquinare le prove: restano ai domiciliari

Scillieri, Di Rubba e Manzoni sono ai domiciliari dallo scorso 10 settembre: sono accusati di peculato, turbativa d'asta ed evasione fiscale. Ed è proprio nel confermare i domiciliari che il tribunale del Riesame, secondo quanto riporta il "Corriere della sera", ha evidenziato come l'acquisto dell'immobile di Cormano sia stata in realtà "una messinscena" per consentire a Di Rubba e Manzoni di appropriarsi di buona parte dei soldi dell'operazione, che sarebbero serviti anche per l'acquisto, attraverso la società Taaac di loro proprietà, di due villette sul lago di Garda che sono state sequestrate negli scorsi giorni dalla guardia di finanza. Altri soldi frutto dell'operazione, 178mila euro, sarebbero stati incassati illegalmente dall'allora presidente della Lombardia film commission, Di Rubba, che ha motivato quel denaro parlando di una "provvigione per la mediazione" nell’acquisto di un terreno in Alta Val Seriana da parte di Andromeda. Secondo Scillieri, e anche secondo gli inquirenti,  si tratterebbe invece di una "fattura per un’operazione inesistente". Per il tribunale del Riesame, presieduto da Maria Cristina Mannocci, Di Rubba e Manzoni potrebbero inquinare le prove: da qui la decisione di tenerli ai domiciliari in attesa di altri sviluppi sull'inchiesta, scoppiata a luglio con l'arresto del presunto prestanome Luca Sostegni.