Emergenza caldo a Opera, Bertolaso respinge le responsabilità della Regione. Paladini: “Sulla sanità è titolare”

La Regione "è un ospite" nelle carceri e non può essere chiamata a rispondere di criticità che "vanno ben oltre il nostro ruolo". È questa, in sintesi, la risposta dell'assessore al Welfare Guido Bertolaso all'interrogazione con cui il consigliere regionale di Patto Civico Luca Paladini ha chiesto conto delle condizioni igienico-sanitarie all'interno del carcere di Opera durante l'emergenza caldo. Una replica che, secondo Paladini, eviterebbe di affrontare il merito delle gravi criticità denunciate nelle scorse settimane e finirebbe per scaricare su altre istituzioni le responsabilità per una situazione che continua a incidere direttamente sul diritto alla salute delle persone detenute.
L'interrogazione arriva dopo settimane di denunce, culminate in un'ispezione dei consiglieri regionali all'interno dell'istituto milanese. Dalle testimonianze raccolte ai sopralluoghi istituzionali, il quadro emerso parla di celle che sfiorano i 40 gradi, interruzioni dell'acqua, condizioni igienico-sanitarie degradate e un presidio medico insufficiente per una struttura che ospita oltre 1.300 detenuti.
Le segnalazioni da Opera
Tutto è partito da due articoli di Fanpage.it. Nel primo, diversi familiari di persone detenute avevano denunciato celle roventi, prolungate interruzioni dell'acqua, muffa nei letti e forti criticità igienico-sanitarie, con particolare preoccupazione per i detenuti più fragili e affetti da patologie. Nei giorni successivi erano emerse nuove testimonianze secondo cui la situazione non era migliorata: tra i racconti raccolti dalla redazione anche quello di detenuti lavati con gli idranti nel cortile dell'istituto durante l'emergenza caldo.
A seguito delle denunce, i consiglieri regionali del Partito Democratico Paolo Romano e Paola Bocci hanno effettuato un'ispezione a Opera. Al termine della visita hanno riferito di aver riscontrato temperature vicine ai 40 gradi, presenza di scarafaggi, spazzatura diffusa, un piano rimasto senza acqua per circa dieci giorni e gravi criticità nell'area sanitaria. Tra queste, problemi agli impianti elettrici che comprometterebbero il funzionamento delle apparecchiature mediche e la presenza di un solo medico di guardia per quasi 1.400 detenuti.
L'interrogazione di Paladini e la risposta dell'assessore
Nell'interrogazione, Paladini ha richiamato i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 30 giugno 2026: nella struttura sono presenti 1.384 persone detenute a fronte di 918 posti regolamentari, con un tasso di affollamento superiore al 150 per cento. Una situazione che, ha osservato il consigliere, metterebbe ulteriormente sotto pressione servizi già insufficienti, come dimostrerebbe anche il numero di docce e servizi igienici disponibili, aggravando le conseguenze di eventuali interruzioni dell'erogazione dell'acqua. Da qui la richiesta all'assessore di chiarire quali verifiche siano state effettuate, anche tramite l'ASST competente, e quali iniziative la Regione intenda assumere per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
Nella sua risposta, Bertolaso ha assicurato che "sono state fatte tutte le verifiche nell'ambito delle rispettive competenze istituzionali", sottolineando però che il sistema penitenziario coinvolge responsabilità che vanno oltre quelle regionali. "Siamo degli ospiti che cerchiamo di garantire la migliore assistenza possibile", ha affermato, aggiungendo che "mi pare difficile poter ascrivere alla Regione tutta una serie di competenze e di responsabilità che vanno ben oltre quello che è il nostro ruolo".
Una ricostruzione che Paladini ha contestato apertamente. "Mi ha lasciato un po' perplesso più di un passaggio", ha esordito, soffermandosi soprattutto sull'idea che la Regione possa considerarsi "ospite" nelle carceri. "Per quanto è di nostra competenza, noi siamo titolari", ha replicato, ricordando che la sanità penitenziaria rientra tra le responsabilità regionali e che proprio le visite ispettive servono a verificare le condizioni degli istituti e a denunciarne le criticità. "Quando si parla di salute delle persone detenute, Regione Lombardia non è ospite, per la parte sanitaria è titolare", ha concluso il consigliere. "Se in carceri sovraffollate non ci sono medici a sufficienza, la Regione deve misurarsi con questa carenza, non limitarsi a richiamare le competenze di altri".
Il confronto in Consiglio, dunque, non ha chiuso il caso dell'emergenza caldo a Opera. Al contrario, ha lasciato l'impressione di una Regione più impegnata a delimitare le proprie competenze che a spiegare quali interventi intenda mettere in campo per affrontare criticità che, secondo le numerose denunce e le ispezioni, continuano a incidere sulle condizioni di vita e sul diritto alla salute delle persone detenute.