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Caso Eitan: il bimbo portato dal nonno in Israele

Eitan, la nonna: “Ho potuto vederlo 40 giorni dopo il disastro”. Gli zii: “È stata una sua scelta”

Continua il botta e risposta tra gli zii paterni e i nonni materni di Eitan, il piccolo di 6 anni sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. La nonna ha raccontato che, dopo la strage, ha potuto vedere il nipote solo il 29 giugno lasciando intendere che la colpa fosse degli zii paterni. Lo zio Or Nirko ha così risposto specificando: “È stata una sua scelta quella di vederlo quaranta giorni dopo il disastro”.
A cura di Ilaria Quattrone
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Prosegue la battaglia tra il ramo paterno e materno della famiglia di Eitan, il bambino di sei anni unico sopravvissuto all'incidente della funivia del Mottarone. Dall'11 settembre il piccolo si trova in un paese vicino Tel Aviv dopo che il nonno materno lo ha prelevato dalla casa degli zii paterni, in provincia di Pavia, e lo ha portato a Lugano dove ad attenderli c'era un volo privato con destinazione Israele. Domani, proprio a Tel Aviv, si svolgerà la prima udienza relativa all'affido del bimbo. E a essere ottimista relativamente alle decisioni del giudice, è la nonna materna Esther Cohen.

La nonna: Perché per vedere mio nipote dovevo chiedere permesso alla zia?

La donna è indagata insieme all'ex marito e all'autista, che ha portato il nonno ed Eitan a Lugano, per sequestro di persona aggravato: secondo gli inquirenti di Pavia, avrebbe aiutato Shmuel Peleg a rapire il nipote. Dalla sua casa in Israele, Etty (così è conosciuta da tutti) ha detto: "Sono ottimista. Eitan è qui con noi. È circondato dall'affetto della nostra grande e fiera comune, come la chiamo io". La donna ha raccontato, sulla base di quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica", cosa ha dovuto affrontare dopo aver appreso la notizia della strage in cui sono morti la figlia, il genero, l'altro nipotini e gli altri nonni di Eitan: "Due giorni dopo la tragedia arriva una giudice all'ospedale" e a quel giudice Peleg darà il consenso per affidare la tutela alla zia paterna. Un consenso che i due credevano fosse temporaneo: "Solo per il tempo necessario a sbrigare le pratiche di sepoltura in Israele". Nel suo racconto, la signora afferma poi di aver potuto vedere per la prima volta il nipote il 29 giugno. Cohen dà la colpa di questo alla zia paterna: "Pare logico che per vedere mio nipote debba chiedere il permesso di Aya?".

Lo zio paterno: Ha scelto lei di non vederlo fino al 29 giugno

Sentite le accuse, gli zii paterni non hanno mancato di rispondere. Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa Ansa, lo zio Or Nirko ha affermato che: "é stata una sua scelta quella di non vederlo fino al 29 giugno, quaranta giorni dopo il disastro". Nirko continua e sostiene che la nonna materna avrebbe potuto vederlo prima se avesse voluto: "Come ha fatto il nonno materno che veniva in visita tre volte a settimana da noi, ma per sua scelta è rimasta in Israele".

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