Denuncia una violenza sessuale in un hotel a Milano, ma il pm chiede l’archiviazione: “Non ci sono testimoni”

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Foto di repertorio
Una ragazza di 24 anni ha denunciato uno stupro avvenuto in una stanza di hotel a Milano. Il pm ha però chiesto l’archiviazione perché “non c’è prova del reato in contestazione, lo stesso risulta commesso all’interno di una camera di hotel, in presenza della sola persona offesa e dell’indagato”. Per l’avvocato Gino Moroni però questo “è in contrasto con la giurisprudenza delle sezioni unite che riferiscono proprio sulla necessità di verificare rigorosamente le dichiarazioni della persona offesa proprio perché, in questi casi, le violenze si verificano quasi sempre in contesti dove non ci sono testimoni”, ha detto a Fanpage.it.

Una ragazza di 24 anni di origini cinesi ha denunciato di aver subito una violenza sessuale da un uomo di 42 anni nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2025 a Milano. La giovane, che ha sporto denuncia immediatamente dopo i fatti, ha raccontato che a inizio maggio, mentre lavorava come hostess in un evento fieristico a Bologna, ha conosciuto il 42enne, anche lui cinese, che lavorava in un’azienda a Milano che si occupa di design per gli stand delle fiere. Il 16 maggio 2025, questo gli avrebbe proposto di lavorare per un evento alla fiera di Rho a Milano dal 27 al 30 maggio 2025.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano Il Giorno. Negli atti che Fanpage.it ha poi potuto visionare, è spiegato che la 24enne ha spiegato agli inquirenti di aver accettato la proposta e di essere andata a Milano il 26 maggio per aiutare con l’allestimento e l’organizzazione. Durante questo lavoro, ha conosciuto un altro uomo, un altro connazionale, amico del 42enne. Il 29 maggio, una volta terminato l’orario di lavoro, verso le 19:15 la ragazza e gli altri due, accompagnati da un terzo uomo, anche lui di origine cinese, si sarebbero recati a cena in un ristorante.

Prima della cena, il 42enne, nell’invitarla, le aveva scritto un messaggio: "Secondo la diceria, tu reggi molto l’alcol" e le ha promesso che non l’avrebbe fatta bere molto. Durante la cena, però non è stato così. Prima dell’arrivo del cibo, uno dei commensali ha ordinato 4 bottiglie di birra e un superalcolico invecchiato di trent’anni. Da lì, tutti quanti hanno iniziare a bere molto. La giovane ha raccontato che, in quei momenti, “cercavo di bere lentamente, proprio perché non avevo ancora mangiato nulla e non volevo stare male”. 

Durante la cena, uno degli uomini – precisamente il secondo uomo conosciuto durante l’allestimento in ferie – le ha chiesto: “Chi è la persona in questo tavolo di cui ti fidi di più?”. La giovane ha risposto di fidarsi del 42enne perché era colui che le aveva proposto il lavoro in Fiera a Rho.  Dopo quella domanda, le hanno chiesto dove abitasse a Milano e le hanno detto che sarebbe potuta tornare a casa proprio con il 42enne. Alla domanda della 24enne su dove lui abitasse, non ha ricevuto alcuna risposta.

Dopo un po, la ragazza ha iniziato a stare poco bene tanto da accasciarsi sul tavolo in condizione di incoscienza. Dopo la sua denuncia, gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere installate al ristorante. I video hanno confermato quanto raccontato dalla giovane. La 24enne è uscita dal ristorante sorretta dall’uomo con “palesi difficoltà nella deambulazione”, hanno infatti scritto gli agenti di polizia. Da lì, il buio. La ragazza non ricorda più nulla. Il primo ricordo è di lei in una stanza d’hotel insieme al 42enne.

La giovane ha raccontato di aver avuto solo la maglia addosso con il reggiseno slegato, la parte inferiore completamente nuda e l'uomo sopra di lei che avrebbe tentato di violentarla. Lei, ripresa conoscenza, avrebbe provato a fermarlo più volte; ma senza riuscirci. Poi sarebbe riuscita a svincolarsi. Avrebbe trovato il cellulare e il suo orologio Apple Watch, provato a chiamare un’amica che, in quei giorni, la stava ospitando a Milano.

E, mentre lei cercava di mettersi in contatto con l’altra ragazza, lui avrebbe continuato a palpeggiarla e toccarla. Le avrebbe poi posto diverse domande: se le piacesse, se fosse disponibile a fidanzarsi con lui. Tutte richieste a cui avrebbe risposto con un secco no. Ma nonostante questo, lui avrebbe continuato a palpeggiarla. Alle 3 del mattino, mentre andava in bagno, lui l’avrebbe presa sotto il braccio per accompagnarla. Lei avrebbe continuato a dirgli che doveva tornare a casa urgentemente. Il 42enne le avrebbe risposto che poteva rimanere lì. La giovane gli avrebbe però detto che voleva tornare da sola. Solo dopo diverso tempo, la ragazza è riuscita a convincere l’uomo a farla andare via, ma solo perché aveva acconsentito a farsi accompagnare.

Una volta nella hall dell’albergo, al momento del check out, la 24enne ha notato la borsa aperta così come il borsello in cui teneva i documenti. Il 42enne le avrebbe detto di aver usato il suo documento per fare il check in. Poi avrebbe chiamato un taxi per riaccompagnarla a casa.

Ascoltato dagli investigatori della squadra mobile di Milano, il dipendente dell’hotel che li aveva accolti al momento del check in ha raccontato di aver notato subito le condizioni psico fisiche precaria della giovane: “Quando ho alzato lo sguardo per parlare con loro, ho notato subito che la ragazza era già seduta su una poltrona dell’hotel che non sembrava stare molto bene, teneva il capo chinato verso il basso. Lui sembrava una persona distinta, parlava bene in italiano e mi ha detto che la donna avrebbe usato la stanza e che lui la stava accompagnando solo perché “aveva bevuto troppo”, infatti poi anche io mi sono accorto che non si reggeva in piedi”.

Ha poi specificato che la prenotazione era a nome della ragazza e che ha permesso all’uomo – visto che a quell’ora non c’era il facchino – di accompagnarla in stanza proprio per le sue condizioni. Ha inoltre trattenuto i suoi documenti di riconoscimento, che gli avrebbe restituito appena uscito dall’hotel. Quando però il dipendente ha terminato il turno – alle 23:30 – l’uomo non era ancora uscito dalla camera. Solo il giorno successivo, ha saputo dal collega – a cui aveva però chiesto di non disturbare l'uomo se non avesse visto uscire dalla stanza – che la coppia era uscita insieme alle 3 di notte.

Anche il tassista, ascoltato dalle forze dell’ordine, ha raccontato di aver il ricordo che la giovane “sembrava essere ubriaca, non stava benissimo, l’uomo l’ha aiutata a salire in macchina e vedevo che lei barcollava”. 

Torniamo alla notte del 30 maggio. Una volta arrivati fuori dall’appartamento dell’amica, quest’ultima ha accolto subito in casa la 24enne. La giovane ha raccontato quanto subito. E l’amica, anche lei connazionale, avrebbe risposto che “queste cose succedono spesso a Milano, tra le persone cinesi”. Il giorno successivo, la giovane avrebbe provato a recarsi in Fiera a Milano. Ma una volta lì, si è resa conto di stare troppo male e di non riuscire a lavorare. Contattata una collega e amica, è riuscita a trovare chi la sostituisse.

L’uomo però le avrebbe scritto. A un primo messaggio, la giovane ha risposto di essere all’ingresso della Fiera, di stare troppo male e di avere trovato un’altra persona per sostituirla. Poi le ha scritto altri messaggi, così come l’amico del 42enne, a cui non ha mai risposto.  Il 31 maggio lui ha provato a chiamarla con un altro numero. Lei, non avendolo salvato in rubrica, ha risposto per poi riattaccare quando ha sentito la sua voce. Due minuti dopo avrebbe richiamato, ma lei ha bloccato il numero.

Il 31 maggio lui le ha scritto su WeChat chiedendole come stesse e lei ha risposto scrivendo: ""ho già prenotato una visita psicologica, quello che mi hai fatto è veramente grave, non dovevi abusare della mia fiducia, non credevo che fossi una persona capace di farmi violenza, ti odio”, per poi bloccarlo. Poi, il 2 giugno, ha deciso di denunciarlo. Le conversazioni sono state poi acquisite dagli investigatori.

Il 10 dicembre è stato però notificato all'avvocato della giovane la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano. Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione perché “non c’è prova del reato in contestazione, lo stesso risulta commesso all’interno di una camera di hotel, in presenza della sola persona offesa e dell’indagato”.

L’avvocato della 24enne, il legale Gino Moroni, sentito da Fanpage.it, ha spiegato di aver presentato un'istanza di opposizione in cui spiega come il 42enne pur vedendo la ragazza incapace di intendere e di volere "approfittava di tale circostanza per prenotare una stanza di albergo, chiamare un taxi e, sorprendentemente, senza ricevere alcun ostacolo dai dipendenti dell’Hotel Lombardia (uno dei quali avente raccomandazione specifica di non intervenire se l’uomo si fosse intrattenuto in stanza insieme alla persona offesa), si intratteneva fino alle 3:00 di notte nella stanza con la querelante". 

La giovane sarebbe stata "incapace di fornire alcun valido consenso ad atti sessuali, realizzando atti sessuali comprensivi del toccamento di genitali senza vestiti, baci sulle labbra, toccamento di parti intime con le mani, in danno della querelante in stato di incapacità di formulare una volontà consapevole". 

A Fanpage.it ha poi detto che la richiesta di archiviazione "è in contrasto con la giurisprudenza delle sezioni unite che riferiscono proprio sulla necessità di verificare rigorosamente le dichiarazioni della persona offesa proprio perché, in questi casi, le violenze si verificano quasi sempre in contesti dove non ci sono testimoni. Anche perché non è che chi commette violenza, si filma o la commette davanti a testimoni che guardano. A questo punto, allora, tutti andrebbero assolti perché non ci sono mai prove".

Ha poi raccontato di aver depositato un'istanza di sollecito per la fissazione dell'udienza in camera di consiglio e ha spiegato come il 15 dicembre, prima di presentare richiesta di opposizione, abbia avuto difficoltà di accedere agli atti e di depositare l’opposizione "non risultando il procedimento autorizzato nel portale telematico". Solo il 23 dicembre è riuscito a depositare l'istanza di accesso agli atti e il 7 gennaio l'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione.

L'8 gennaio sono stati poi costretti a depositare lo stesso atto perché era stata iscritta la persona offesa come indagata. Il 20 giugno è stata poi depositata una memoria integrativa. Da allora, non è stata però fissata nessuna udienza in camera di consiglio. Nella sua istanza di sollecito per la fissazione dell'udienza, l'avvocato ha inoltre precisato che il procedimento gode della priorità assoluta. E ricorda inoltre che in caso di reati da codice rosso, il pm ascolta la persona offesa entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato. È quindi contraddittorio che la vittima debba aspettare nove mesi per conoscere la data dell'udienza durante la quale potrà essere ascoltata dal giudice.

L'avvocato precisa ancora che l'attesa indefinita è "per la vittima di violenza sessuale, una delle forme più insidiose di vittimizzazione secondaria, giacché prolunga il trauma e lo trasferisce dal fatto al processo".

"Sono reati gravi e questa sciatteria con cui vengono trattati, mi lascia perplesso oltre a dispiacermi umanamente per le persone che non vedono tutelati i propri diritti", ha detto a Fanpage.it sottolineando invece che, a differenza di quanto vissuto con la Procura, ringrazia la polizia per l'ottimo lavoro svolto durante le indagini.

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