Decapitato il cadavere di Pamela Genini e trafugata la testa, la mamma: “Uno scempio disumano”

"Nemmeno la morte le ha concesso pace: qualcuno ha violato anche il suo ultimo rifugio". Sono queste le parole della mamma di Pamela Genini, la modella 29enne uccisa a Milano dall'ex compagno 52enne Gianluca Soncin il 15 ottobre 2025, riportate dal legale Nicodemo Gentile dopo "lo scempio disumano" dello scorso 23 marzo quando il cadavere della ragazza che si trovava sepolto al cimitero di Strozza (Bergamo) è stato profanato e decapitato.
Non si comprendono "le ragioni del macabro gesto, compiuto verosimilmente da più persone e che ha profondamente colpito la famiglia", ha riferito ancora il legale che assiste la madre di Genini, sottolineando che non emergerebbero "elementi che possano far ipotizzare una pista economica": la madre di Pamela Genini non avrebbe mai ricevuto minacce, pressioni o richieste di denaro, secondo quanto riferito dal legale, "né prima né dopo la morte della figlia, né ha mai presentato denunce in tal senso".
Il legale non ha, però, escluso che dietro l'accaduto possa celarsi "una mente pericolosa" e che possa trattarsi di un atto riconducibile "a dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità".
Dopo l'accaduto, il cadavere della 29enne è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria e le indagini sono state affidate ai carabinieri della compagnia di Zogno e del comando provinciale di Bergamo.
Il femminicidio
Secondo quanto ricostruito, Pamela Genini è stata uccisa a coltellate la sera dello scorso 15 ottobre all'interno della propria casa in via Iglesias, in zona Gorla a Milano, nella quale Gianluca Soncin ha potuto accedere grazie a una copia delle chiavi che si era procurato di nascosto la settimana prima di compiere il femminicidio. Quando l'uomo ha fatto irruzione nell'appartamento, la donna era al telefono con un ex fidanzato, al quale stava raccontando i propri timori relativi alla persecuzione di Soncin. Lì, il 52enne l'ha accoltellata 24 volte, uccidendola.
Stando a quanto poi ricostruito, sembrerebbe che la giovane da tempo fosse oggetto di minacce e violenze continue. A una delle sue migliori amiche aveva inviato la foto dei lividi e degli ematomi sulla pelle, segni delle aggressioni che quotidianamente subiva tra calci, pugni, tentativi di strangolamento.
Oggi Soncin è detenuto nel carcere di San Vittore (Milano) con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Tra l'altro, all'uomo sono contestate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà: rischia l'ergastolo.