"Dalla politica ci aspettiamo fatti, non parole". Un gruppo di infermieri del pronto soccorso dell'ospedale di Varese ha inviato una lettera al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per rispondere al messaggio che il governatore aveva mandato ai sanitari per manifestare la sua vicinanza nella lotta al Coronavirus. Gli infermieri della sua città contestano a Fontana l'impreparazione del sistema sanitario lombardo di fronte alla seconda ondata, la mancanza di operatori che costringe chi lavora a turni massacranti, l'invio di infermieri e medici all'ospedale alla Fiera di Milano che ha indebolito i presidi nelle province.

La lettera degli infermieri e operatori sanitari di Varese

"Siamo gli infermieri e gli operatori socio sanitari (Oss) del pronto soccorso della "sua" Varese. Abbiamo letto con smarrimento le sue affermazioni profondamente stridenti con la realtà che viviamo tutti i giorni e maggiormente in questo periodo di emergenza pandemica. Una simile lettera poteva essere l'esortazione ad affrontare la prima inattesa pandemia. Alla "seconda ondata" avremmo voluto trovare una sanità riorganizzata e preparata", è l'inizio del messaggio inviato al governatore.

Turni di dodici ore e riposi saltati

"Ci saremmo aspettati che il numero di operatori sanitari, già in carenza cronica, fosse tempestivamente adeguato e formato; che i posti letto fossero incrementati per far fronte all'emergenza, ma anche per consentire la prosecuzione delle "normali" attività; e che i lavori strutturali necessari alla tutela degli utenti e degli operatori fossero preventivamente ultimati – si legge ancora nella lettera firmata dagli infermieri e dagli operatori socio sanitari del pronto soccorso della Asst dei Sette Laghi di Varese -. Siamo invece a rappresentarLe come gli operatori sanitari siano oggi, in piena emergenza, in fase di assunzione e formazione e, nonostante ciò, non riescano ad essere in numero adeguato essendo perciò costretti ad effettuare turni da 12 ore lavorative oltre che a saltare giorni di riposo.

Personale da Varese inviato alla Fiera di Milano

A complicare ulteriormente la situazione, ricordano gli autori della lettera, si è aggiunta la richiesta da parte di Regione Lombardia di infermieri e medici da inviare all'ospedale di Milano Fiera, "perché in questi mesi non si è pensato ad assumere e formare personale per attivare questo servizio". Inoltre "i posti letto prima dell’attuale emergenza" erano "addirittura diminuiti" e le opere necessarie ad affrontare la pandemia garantendo spazi accettabili, anche se probabilmente non idonei, sono attualmente in corso.

"L'organizzazione della sanità lombarda non può basarsi solo sulla abnegazione di medici infermieri e oss – concludono i lavoratori dell'ospedale varesini -. Non crede sia giunto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità garantendo una sanità pubblica sicura ed efficiente per cittadini ed operatori? Siano i fatti a dare valore e dignità alla politica e non le parole rubate a papa Francesco. Comunque La rassicuriamo, in "questa lotta" noi ci siamo sempre stati e sempre ci saremo, indipendentemente dal Suo appello".