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3 Novembre 2022
15:29

Baby Gang scrive dal carcere: “Quella sera sarei potuto morire, meglio in cella che nella tomba”

Il trapper Baby Gang ricorda quella sera di luglio in cui ha gambizzato un ragazzo. Arrestato il 7 ottobre, nelle stories di Instagram prova a raccontare la sua versione dei fatti.
A cura di Enrico Spaccini
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"Quella sera sarei potuto morire, ma a quanto pare solo chi risulta la vittima va dalla parte della ragione". Zaccaria Mouhib, il trapper 21enne meglio conosciuto come Baby Gang, affida alle stories su Instagram alcune sue considerazioni su quanto accaduto a luglio per le strade di Milano: la sparatoria che è costata a lui il carcere e al collega Lamine Mohamed Saida (Simba La Rue) i domiciliari. "In un'altra circostanza avrei potuto essere io la vittima", scrive dalla propria cella a San Vittore, "purtroppo quei ragazzi hanno beccato la persona sbagliata al momento sbagliato".

"Poteva scapparci il morto"

I ragazzi di cui parla Baby Gang sono quelli che sono usciti gambizzati dagli scontri lungo corso Como. "Grazie a Dio sono una persona buona, con buonsenso e princìpi, che non avrebbe mai tolto un figlio a una madre. Perché quella sera poteva scapparci il morto, e non un ferito", continua il trapper.

Arrestato il 7 ottobre, ha sempre dichiarato di non essere stato lui a tirare fuori per primo l'arma in quella notte tra il 2 e 3 luglio, ma di averlo fatto solo per difesa. "Credo che molti di voi con una pistola puntata addosso avrebbero reagito nella stessa maniera, ma secondo i magistrati dovevo chiamare il 112″.

"Meglio in cella che in tomba"

Nel suo lungo messaggio, Mouhib prova a ipotizzare se quel gruppo che sostiene che lo ha aggredito quella notte non avesse avuto una scacciacani ma una pistola vera, "cosa avreste detto? Che ero un bravo ragazzo? Meglio in cella che in tomba, a questo punto".

Ai vari arrestati sono contestate a vario titolo diverse accuse: rissa, lesioni, rapina aggravata e porto abusivo di arma da sparo. Mentre Simba La Rue resta fuori dal carcere per guarire dall'agguato che ha subito lo scorso giugno, Baby Gang è ancora in cella. Anche l'ultima richiesta di domiciliari è stata, infatti, respinta: "Non avete ancora capito che mettendomi qua dentro non uscirò di sicuro né architetto, né ingegnere, ma semplicemente peggio di prima", attacca il trapper.

Il nuovo album

In conclusione delle sue stories, il cantante ha voluto attaccare tutti i suoi colleghi che non si sono schierati dalla sua parte. "So che fa comodo un rapper in meno nella scena", ha commentato, promettendo che "con Baby Gang puoi fare la guerra ma non vincerla".

Nonostante la reclusione, Mouhib annuncia anche l'uscita imminente di un nuovo album. "Le mie armi non sono le pistole", assicura promettendo che sbatterà presto in faccia dei suoi avversari le sue parole.

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