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Detenuto invalido torturato e minacciato nel carcere di Bollate, la mamma: “Lo bruciano con i fornelli ogni sera”

“Ti bruciamo con i fornelli, ti ammazziamo e lo facciamo passare per suicidio”. A Fanpage.it la denuncia della madre di un detenuto invalido del carcere di Bollate che ha parlato di presunti pestaggi, minacce ed estorsioni.
Carcere di Bollate – Fonte: LaPresse
Carcere di Bollate – Fonte: LaPresse

"Ti ammazziamo e lo facciamo passare per suicidio". È la minaccia che, secondo il racconto a Fanpage.it della madre di un detenuto invalido di 41 anni del carcere di Bollate, sarebbe stata rivolta al figlio dai suoi due concellini. Una frase che, da sola, apre diversi interrogativi sulla gestione dei detenuti in quello che spesso viene indicato come uno degli istituti penitenziari più virtuosi d'Italia.

La denuncia della mamma del detenuto

L'uomo è detenuto a Bollate da circa tre mesi, ma "già dal primo mese vedevo che non stava bene", ha raccontato la madre a Fanpage.it. Secondo il suo racconto, infatti, il figlio – invalido al 100 per cento e titolare dei benefici della legge 104 – sarebbe finito nel mirino di due compagni di cella che avrebbero trasformato la sua permanenza in carcere in un inferno quotidiano fatto di "pestaggi, minacce ed estorsioni".

Per settimane il detenuto avrebbe taciuto, "paralizzato dalla paura" perché, secondo quanto riferito, i due concellini lo avrebbero picchiato ogni giorno, arrivando persino a colpirlo con oggetti presenti nella cella e a bruciarlo con i fornelli. Tutto per costringerlo a consegnare il denaro della sua pensione. "Gli fanno fare tutto quello che vogliono loro e lo minacciano di morte per avere soldi", ha sottolineato la madre a Fanpage.it. "Lo bruciano e lo picchiano con i fornelli tutte le sere. A volte lo strozzano con l'accappatoio, smettono solo quando perde i sensi".

Solo dopo mesi di "torture" il detenuto ha trovato il coraggio di raccontare quanto stava accadendo. A quel punto il carcere, sempre secondo la ricostruzione della madre, avrebbe assicurato un trasferimento in un'altra cella. Non immediatamente, però. Una risposta che la famiglia ha giudicato incomprensibile. "Vogliamo aspettare il morto? Va fatto subito", ha accusato la donna, descrivendo il figlio come sempre più depresso, dimagrito e ormai incapace di reggere psicologicamente la situazione. A rendere ancora più complesso il quadro descritto, c'è la presunta richiesta di denaro. "Gli fanno fare tutto quello che vogliono e lo minacciano di morte per avere soldi, gli hanno detto ‘ti ammazziamo e lo facciamo passare per suicidio‘", ha spiegato ancora la madre del detenuto. "Mi hanno mandato una lettera nella quale mi chiedevano in tutto 1400 euro".

La situazione è, però, precipitata lo scorso 5 giugno. Stando al racconto della donna, l'uomo avrebbe avuto un malore improvviso, perdendo conoscenza dopo l'ennesima aggressione. Trasferito d'urgenza all'ospedale Sacco di Milano, presentava, secondo la madre, numerosi lividi sul corpo. "Quando l'ho visto aveva lividi dappertutto", ha riferito. "Le percosse hanno anche provocato la comparsa di un'ernia". In più, "c'erano i segni delle bruciature che gli han fatto i suoi due concellini con il fornello e con le sigarette, gliele spengono addosso".

Parallelamente a quest'ultimo episodio di violenza, la donna ha quindi presentato un esposto in Procura. Nel documento, visionato da Fanpage.it, si fa riferimento proprio al tentativo di "estorsione" e al clima di pericolo vissuto dal figlio, recluso a Bollate. Per questo la donna ha chiesto un trasferimento urgente.

"Uscito dall'ospedale è stato trasferito in una sezione protetta. Nonostante questo, sporgeremo denuncia: mio figlio per le torture, io per l'estorsione", ha concluso la donna a Fanpage.it, con una domanda che oggi rimane sospesa: "Com'è possibile che mio figlio sia stato torturato per mesi e nessuno se ne sia accorto? Non credo sia possibile che nessuno abbia mai sentito le urla".

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