Baby Gang con una pistola clandestina in hotel, dimezzata la condanna per il trapper

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Zaccaria Mouhib, aka Baby Gang (foto da carabinieri)
Dimezzata in appello la pena nel processo per ricettazione e detenzione di una pistola con matricola abrasa a carico del trapper Baby Gang, 25 anni, all’anagrafe Zaccaria Mouhib: condannato a un anno e 6 mesi.

Nel corso della giornata di oggi, mercoledì 9 settembre, è stata quasi dimezzata in appello la pena nel processo milanese per ricettazione e detenzione di una pistola con matricola abrasa a carico del trapper Baby Gang, 25 anni, all'anagrafe Zaccaria Mouhib. La prima sezione della Corte d'Appello di Milano, con la concessione delle attenuanti generiche ha infatti condannato il cantante, difeso dall'avvocato Niccolò Vecchioni, a un anno e 6 mesi, mentre in primo grado, sempre con rito abbreviato lo scorso marzo, gli erano stati comminati due anni e 8 mesi di reclusione.

Il noto trapper, l'11 settembre 2025, era finito in carcere ancora una volta dopo che i carabinieri, in un'inchiesta più ampia della Procura di Lecco, avevano trovato in una camera d'albergo a Milano, dove dormiva dopo essersi esibito al concerto di Emis Killa, una semiautomatica "clandestina" dentro un porta tovaglioli. È passato agli arresti domiciliari, ma poi un'altra ordinanza, proprio nell'inchiesta della Procura lecchese, lo ha riportato in carcere il 17 marzo scorso per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui pure maltrattamenti sulla fidanzata. Un'indagine che è stata chiusa di recente dai pm a carico del trapper e di altre 12 persone.

Baby Gang rischia il processo anche per quei presunti maltrattamenti ai danni della "compagna convivente" riportati in un lungo capo di imputazione. Sono elencate, infatti, minacce, pestaggi, insulti e vessazioni: le avrebbe imposto "uno stile di vita insopportabile", controllando anche i suoi spostamenti, obbligandola ad "abbandonare il proprio lavoro" per occuparsi solo di quelli "domestici", arrivando a dirle "tu non hai manco il diritto di parola" e a picchiarla fino a fratturarle il "setto nasale".

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