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Amianto in un liceo di Broni nel Pavese: la Procura apre un’inchiesta

Si indaga sulla corretta gestione del rischio amianto, il rispetto delle normative vigenti, le eventuali responsabilità penali e amministrative. Intanto la scuola rimane chiusa e 500 studenti seguono le lezioni in Dad, da remoto.
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Il liceo Golgi di Broni [Pavia]
Il liceo Golgi di Broni [Pavia]

La Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta sul caso del liceo ‘Golgi' di Broni (Pavia), in Oltrepò Pavese, chiuso dallo scorso 23 marzo dopo che è stata riscontrata una dispersione d'amianto dovuta ai lavori eseguiti nel vano ascensore.

Come riportato dallo Sportello Amianto Nazionale in un comunicato diffuso, l'avvio delle indagini avviene a seguito della denuncia-querela depositata dallo stesso il 3 aprile scorso. Lo Sportello Amianto – come si apprende – avrebbe chiesto "il sequestro preventivo dei locali dell'istituto scolastico" al fine di tutelare la salute pubblica, cristallizzare lo stato dei luoghi per eseguire gli accertamenti tecnici irripetibili e prevenire "ulteriori esposizioni e conseguenze dannose".

"La richiesta di sequestro preventivo – spiega lo Sportello Amianto –  rappresenta un atto centrale e prioritario, finalizzato a garantire immediatamente la tutela della salute pubblica, con particolare riferimento agli studenti e al personale scolastico; la cristallizzazione dello stato dei luoghi, necessaria per accertamenti tecnici irripetibili; la prevenzione di ulteriori esposizioni e conseguenze dannose". 

Le indagini saranno mirate a far luce su quanto accaduto e verificare la corretta gestione del rischio amianto; il rispetto delle normative vigenti; le eventuali responsabilità penali e amministrative. 

Nei giorni scorsi inoltre i rappresentati del consiglio d'istituto del liceo avevano scritto una lettera alla Provincia di Pavia, all'Ufficio scolastico provinciale e a quello regionale, ad Ats Pavia e al Ministro dell'Istruzione, sottolineando come dal 24 marzo scorso gli studenti debbano seguire le lezioni con la didattica a distanza e chiedendo che vengano trovati spazi alternativi nel comune oltrepadano dove ospitare la scuola.

Attualmente – come spiegano anche i consiglieri regionali del Pd, Alfredo Simone Negri e Paolo Romano, sono circa 500 gli studenti che sono costretti alla didattica a distanza, con gravi ripercussioni sul percorso formativo e psicologico.

A tal proposito, Negri e Romano hanno presentato un'interrogazione scritta al Presidente del Consiglio regionale della Lombardia in cui si elencano diversi punti volti a fare chiarezza sullo stato attutale della scuola. In particolare i due consiglieri chiedono "quali azioni ha messo in campo la Provincia di Pavia, proprietaria dell’immobile, per far fronte alla chiusura dell’edificio e rispetto alle prescrizioni dell’ATS Pavia". Si chiede inoltre se la giunta regionale intenda attivarsi e "con quali strumenti per evitare che gli studenti debbano cominciare un altro anno scolastico in DAD". Infine si chiede quale sia il cronoprogramma aggiornato per l'utilizzo dei fondi destinati alla bonifica definitiva dell'edificio e alla costruzione del nuovo polo scolastico.

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