Maurizio-belpietro

"Girano strane voci a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno. Se mi limito a riferirle è perché alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti. Toccherà quindi ad altri accertare i fatti". Comincia in questo modo uno degli editoriali più controversi degli ultimi anni, pubblicato su Libero a firma del direttore Maurizio Belpietro. Il titolato giornalista, infatti, riporta una segnalazione riguardante una "trama pugliese" ordita allo scopo ultimo di screditare Silvio Berlusconi e compromettere il suo futuro alla guida del Paese.

La storia parte ad Andria, dove:

"qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il presidente della Camera. Non so se sia giusto parlare di attentato, sta di fatto che c’è chi vorrebbe colpirlo in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200 mila euro. Secondo la persona che mi ha fatto la soffiata, nel prezzo sarebbe compreso il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio. Per quel che ne ho capito, l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito"

Una ipotesi che getta dunque altra benzina sul fuoco della polemica politica, tanto più che, come riportato dalle agenzie, sono immediatamente giunte le risposte, in particolar modo dagli ambienti vicini al Presidente della Camera dei Deputati. Se Italo Bocchino parla di "tesi folle, frutto di menti folli. Quanto a falsi attentati Belpietro puo' chiedere al suo caposcorta", Nino Lo Presti si spinge anche oltre, affermando che "sembra la classica manovra di controinformazione, che la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell'ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera" – per concludere poi con un durissimo – "l'instabilita' di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell'accettare un confronto con il sottoscritto, lui che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsita' […] il chiacchiericcio sul presunto attentato al presidente della Camera si rivela essere la classica manovra di controinformazione degna dei migliori servizi segreti e non sarebbe il primo caso nel giornalismo italiano per di più nella stessa testata che Belpietro dirige".