Non è solo questione di limiti costituzionali più o meno rispettati e nemmeno dell'impeachment minacciato e poi subito ritirato da Di Maio (anche dentro il Movimento 5 Stelle il malumore per l'improvvida uscita del leader penta stellato ormai è cosa nota): il Presidente della Repubblica Mattarella paga anche (e soprattutto) gli errori delle sue scelte che proprio in queste ore, comunque andrà a finire, sono argomento di discussione nelle stanze del Quirinale.

La mossa Cottarelli è un disastro sotto tutti i punti di vista: il premier incaricato sarebbe parecchio infastidito dall'essere finito in un cul de sac, aveva ricevuto rassicurazioni dal Presidente della Repubblica (durante il primo colloquio informale) che il Partito Democratico l'avrebbe sostenuto in Parlamento e che probabilmente anche Forza Italia sarebbe stata dalla parte di un "governo della responsabilità". La dichiarazione del reggente del PD Martina che annunciava il "non voto" e l'impossibilità di Berlusconi di rompere con Salvini hanno cambiato completamente lo scenario. Ma non è tutto: anche la squadra che Cottarelli avrebbe dovuto avere a disposizione si sta dimostrando di difficile realizzazione: la clausola di non ricandidarsi alle prossime elezioni e la pessima figura che l'eventuale governo dovrebbe affrontare in Parlamento hanno convinto molti dei papabili ministri a rinunciare (per un governo tra l'altro che dovrebbe durare al massimo tre mesi) e a stamattina solo due potenziali ministri hanno dato la propria disponibilità incondizionata.

E quindi, che sta succedendo? Il Presidente della Repubblica per tutto il giorno ha percorso due vie: da una parte insiste con i partiti per ottenere almeno un'astensione all'eventuale fiducia del governo Cottarelli (incassando il sì di Salvini e il netto rifiuto del Movimento 5 Stelle) mentre dall'altra sta valutando la possibilità di trovare la quadratura di un governo più "politico" ritornando alla maggioranza M5S-Lega ma chiedendo di rimuovere (ancora) Savona. E, ancora una volta, il rifiuto è stato netto: «che figura faremmo ora nel tornare sui nostri passi» dice un leghista di primo piano. Il blocco resta. Oggi addirittura è stata ventilata l'estrema ipotesi di firmare un governo con Savona ministro (e comunque tutte le garanzie che l'Europa chiede) e le successive dimissioni del Presidente della Repubblica. Ipotesi subito rientrata.

Ora toccherà vedere se il "no" di Salvini al ritorno del "governo del cambiamento" potrebbe cambiare. Il Movimento 5 Stelle intanto insiste perché sia lo stesso Savona decida di farsi da parte. Una cosa è certa: questa crisi istituzionale ha tanti padri.