Se lo Spin Time fosse una persona, sarebbe la mia mamma

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Ho vissuto tre giorno allo Spin Time, con telecamera accesa, e mi sono sentito accolto. Ho parlato con centinaia di persone, bambine e bambini, e ascoltato lingue provenienti da ventiquattro Paesi differenti. Ho goduto molto perché lì dentro c’è un bisogno comune – una dimora, cavolo! – ma anche un nuovo modo di stare insieme che si è formato fra dentro e fuori.

Se lo Spin Time fosse una persona, sarebbe la mia mamma. Perché quando sono entrato dentro, per tre giorni e con telecamera accesa, mi sono sentito visto. Perché mi hanno guardato con qualche preoccupazione ma anche voluto bene, esattamente come la mia mamma. Allo Spin Time c'è così tanta vita che fuoriesce dai singoli corpi umani, che le persone si sono messe insieme per riuscire ad accoglierla tutta. Perché servono le case, ma un palazzo è meglio che niente. E un palazzo aperto fra dentro e fuori, con servizi per ogni persona del quartiere e della città, è meglio di quasi tutto il pensabile.

Ma questo che accidente vuol dire?

Partiamo da qui: Spin Time è un grande palazzo occupato a Roma. Si dice "occupato" anche se la parola più corretta sarebbe "abitato". Perché questa è la storia: il palazzo prima era uno spazio abbandonato e triste, solo i topi festeggiavano; poi centinaia di persone senza casa sono entrate dentro, hanno spazzato, ristrutturato, imbiancato, hanno reso lo spazio abitabile e hanno iniziato – per l'appunto – ad abitarlo. Contemporaneamente hanno fatto una cosa rivoluzionaria: hanno tenuto la porta aperta al quartiere e alla città, mettendo su servizi, coworking e un teatro. Serate di musica e un'osteria per finanziare le attività.

Per capire perché oggi vi parlo dello Spin Time, vi propongo 7 passi indietro e poi via con la conclusione.
Sette passi come le note musicali, le vite dei gatti, i continenti nella loro accezione più ampia e anglosassone, e i colori dell'arcobaleno. Sette come i pianeti visibili a occhio nudo, i giorni della settimana e sette come i piani destinati all'abitativo all'interno dello Spin Time.
Sette come il settimo cielo per indicare la felicità assoluta, come quella che si può immaginare nell'udire la frase "questa dimora è casa tua". Oppure "questo è lo spazio dove puoi stare".

Passo indietro numero uno.
Io non avevo mai vissuto un'occupazione dall'interno. Per intenderci: non ho mai occupato. Ho partecipato a manifestazioni, firmato appelli, urlato il diritto, ma non avevo mai occupato se non per qualche minuto, ricordo quando entrai in un palazzo delle Ferrovie per il tempo di lanciare dei volantini dal balcone, contro la guerra in Iraq e il passaggio di alcuni treni che trasportavano munizioni per la guerra. Ma quella era un'altra storia, ed era tanti anni fa.
All'interno di Spin Time ho vissuto una convivenza che Babele scansati. E lì ho trovato l'odore delle cose buone: le mamme, i nonni e il tempo passato insieme, a tavola, quando si è finito di cenare. Gli spagnoli quel tempo lo chiamano "sobremesa", in Italia non abbiamo una parola specifica ma ne conosciamo comunque il senso.
Per questo, oggi, non posso che concordare con la frase finale di quello che sarà il primo video di MAGNETICA: "10, 100, 1000 Spin Time in tutta Italia!"

Passo indietro numero due (e cos'è Magnetica?)
Oggi è la prima volta che scrivo pubblicamente la parola MAGNETICA, mi tremano le mani. Ehi, non è un modo di dire. Avevamo deciso di aspettare settembre perché dai, ad agosto non si annunciano nuovi progetti. Ad agosto ci si rilassa, no? Le famose 10 regole di chi ha le ferie pagate, la felicità pagata e un tetto sopra la testa: ad agosto non si lavora. Ma gli eventi ci hanno preceduto e per noi contano sempre più le storie degli appuntamenti. E dunque la faccio breve perché non è l'argomento di questo articolo ma è necessario per farvi capire il contesto: MAGNETICA è il nome di un nuovo progetto che abbiamo creato e che realizzerà video long form e vodcast; ci stiamo lavorando da alcuni mesi, in silenzio. La madre sarà Fanpage.it e la produzione con Deepinto insieme al quale ci muoviamo.

Magnetica sarà il mio nuovo vestito per un giorno o per vent'anni, un vestito largo abbastanza da fare spazio a ogni persona che abbia voglia di vivere un racconto indossando i panni di un'altra persona. Cioè entrando dentro una storia senza pregiudizi, cercando prima di tutto di capirla. Il primo long form di MAGNETICA previsto era questo: vivere tre giorni all'interno dell'occupazione dello Spin Time, con telecamera accesa. L'ho fatto e oggi ve lo dico con il cuore spalancato: è quello che dovrebbe fare ogni istituzione intelligente. Il video uscirà a metà settembre, sarà il primo di MAGNETICA e spero che racconti un'occupazione che nel frattempo avrà trovato la sua risoluzione migliore: una casa per tutte le persone.

Passo indietro numero tre (il più importante).
In questo momento non è così. Le persone dell'occupazione stanno ancora dormendo fuori, nelle tende. Non possono rientrare nel palazzo. La proprietà Investire SGR dice una cosa, il Governo un'altra, entrambe le versioni finiscono però per tenere le persone per strada. Il Comune di Roma ha fatto passi importanti, però le persone dormono oggi – ancora – in strada. Ed è la terza volta che lo scrivo, lo so.
Con questo caldo, le bambine e i bambini che giocano (e qualche volta piangono), stanno ancora vivendo in tenda, di fronte al palazzo in questo momento dichiarato inagibile. L'ho detto tre volte perché tutte le cose importanti – e la Trinità – si proclamano tre volte.
Per questo come Saverio e come MAGNETICA abbiamo deciso di prendere posizione prima dell'uscita del nostro video, in cui racconterò la vita all'interno dello Spin Time, cioè dove anche io sono stato ospitato per alcuni giorni come giornalista, poche settimane fa. Abbiamo però deciso di prendere posizione oggi – molto prima dell'uscita del video – perché il momento è ora e a questa lotta vogliamo partecipare non solo con le parole degli altri, rilanciandole come abbiamo fatto dall'inizio, ma con quelle di chi – da giornalista – quel posto lo ha anche visto e frequentato. Cioè io, insieme a Tommaso e a Matteo che in questo momento sta montando il video. Tra l'altro: grazie Spin Time, avevo bisogno e mi avete accolto.

Passo indietro numero quattro.
La prima volta che nella mia vita ho ascoltato la parola "occupazione" era associata a Lorenzo Bargellini, un ragazzone fiorentino, con i capelli lunghi, che si muoveva come un orso. E io adoro gli orsi e gli oranghi, e lui si muoveva come loro e per questo (non solo per questo) lo adoravo.
Lorenzo "Mao" Bargellini aveva una lontana parentela con il sindaco di Firenze Piero Bargellini, quello dell'alluvione del 1966, parentela casuale e inutile, Lorenzo non avrebbe mai occupato nessun posto di potere nella sua vita, questo mi fu chiaro la prima volta che lo vidi. Avrebbe fatto di più, lui.
C'è chi trasforma l'acqua in vino, Lorenzo Bargellini invece nella sua vita aveva dato dimora a tante persone, difese tantissime e trasformato in dimore quasi accoglienti palazzi abbandonati. La sua vita era il Movimento di Lotta per la casa, e la sua vita – vista da fuori – era assai strana. Tutti i giorni in mezzo a casini che non sarebbero neanche stati i suoi, volendo, ma lui se li prendeva tutti perché "è giusto così". E poi, secondo me, si divertiva pure. E anche in questo l'ho sempre compreso pienamente.

Passo indietro numero cinque.
Mi sono occupato di dimore quando ho ospitato persone sgomberate da vari campi rom. Per anni. Le ospitavo in un mio spazio privato, piccolo assai ma sufficiente per starci anche in nove, stretti come una famiglia, ospitati fino a che non avessero trovato una migliore sistemazione. Quella volta delle nove persone tutte insieme c'erano anche la nonna di ottant'anni e una bambina che amava così tanto quel posto da disegnarne tutte le pareti.

Passo indietro numero sei.
Il silenzio è complice. Se stai zitto stai comunque prendendo posizione, ma la tua posizione è quella del più forte. "La neutralità protegge il potere" lo abbiamo scritto anche sulla prima maglietta di Magnetica. Non è un caso, ci credo e ci crediamo e non vedo l'ora quella maglietta di poterla indossare.

Passo indietro numero sette.
Il settimo passo indietro è per prendere la rincorsa. Come i calciatori quando battono un fallo laterale, ci avete mai fatto caso? Fanno un passo indietro per farne poi due o tre in avanti e recuperare terreno. Rosicchiare distanze. Ebbene: nei prossimi giorni tornerò a Roma, da Spin Time, e tutto quel che posso fare lo metterò in campo. Perché la lotta è figa. E perché se la lotta è di quelle giuste, anche la trincea è (un po') meno brutta.
Se vorrete, vi terrò accanto. Magnetizzati.

Sia riconosciuto il diritto alla casa, ora. Viva lo Spin Time!

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