L’ultima famiglia di Spin Time per ora ha trovato casa: intanto la comunità prepara il ritorno nel palazzo

Il presidio di Spin Time fuori dal palazzo in via santa croce in Gerusalemme, 55
Il presidio di Spin Time fuori dal palazzo in via santa croce in Gerusalemme, 55
L’ultima famiglia sgomberata da Spin Time ha trovato un alloggio temporaneo. Ma per la comunità la partita non è chiusa. Il presidio continua, verranno installati gazebo “davanti alle strisce blu del palazzo” e l’obiettivo resta tornare a viverci dentro.

Spin Time è il palazzo dove ho vissuto tre giorni, telecamera in mano, ospitato dalla comunità del palazzo, un paio di mesi fa. L'avevo fatto perché come Magnetica avevamo deciso di partire da lì per inaugurare questo nuovo format che entrerà nelle storie senza paura di impolverarsi le scarpe. Il video che avevo girato uscirà a metà settembre, ma questa storia ci si è magnetizzata addosso subito, e dunque eccoci qui già a scavare intorno agli eventi, perché la storia di Spin Time è una bella storia che parla 27 lingue diverse, non è solo la storia di un'occupazione romana.
Per farvi un'idea vi consiglio Quanto sono costati (davvero) 13 anni di occupazione dello Spin Time, a Roma.

La notizia di oggi è questa: anche l'ultima famiglia sgomberata dal palazzo dello Spin Time ha ricevuto un alloggio temporaneo. Per questo ho deciso di intervistare Beatrice Tabacco, attivista di Spin Time, per capire cosa significa, dove hanno trovato rifugio tutte le persone e se la lotta si fermerà (spoiler: non hanno intenzione di fermarsi).

Ciao Beatrice Tabacco, l'ultimo nucleo familiare è entrato in casa oggi.
Entrerà in un alloggio temporaneo, ma è stato riconosciuto il diritto a una casa popolare a tutte le persone di Spin Time, e questo è un risultato gigantesco.

Siete contenti?
Io penso che "contenti" sia una parola che ancora non possiamo usare, almeno fino a che non rientreremo nel palazzo. Però siamo sollevati dal fatto che le persone non siano più in strada, questo ci rasserena. Posso dirti una cosa?

Certo.
Anche per lottare devi avere un'indipendenza: un tetto o una doccia, per esempio. Sapere che non accadrà niente alla tua dimora se esci la mattina e torni la sera, è fondamentale.

La lotta è vinta e finita?
Le persone hanno una determina per cui negli alloggi popolari potranno starci fino a un massimo di sessanta giorni. Se nel frattempo non sarà assegnato loro un alloggio popolare, sarà di nuovo emergenza abitativa.
Ti racconto anche questo: ci sono stati degli spazi dove la Questura – quasi sicuramente la Questura – ha fatto pressione per inserire subito le persone, prima di Ferragosto. Bene, no?

Penso di sì.
Il problema è che le strutture non erano pronte. Penso al Divino Amore, che non aveva ricevuto una pulizia a fondo. In altre parole la struttura non era sanificata, uno step invece obbligatorio fra un passaggio di persone e l'altro. Tante persone sono entrate al Divino Amore, per esempio, senza che le stanze fossero state messe in sicurezza neanche dal punto di vista della privacy. Non solo: le stanze del Divino Amore non si chiudono né da dentro né da fuori. Pensa a chi ci abita, e cioè persone che nei fatti sono state sgomberate; l'impossibilità di chiudere per loro non è soltanto una questione di sicurezza e privacy, è anche un tema che riconduce a un trauma.

Non vi siete fermati.
Stiamo continuando a lavorare con il Comune di Roma per trovare delle soluzioni migliori e più vicine; a metà agosto non era possibile ma ora queste soluzioni si possono trovare. Vogliamo avvicinare fisicamente le persone al palazzo dello Spin Time, dove vivevano prima, questo permetterebbe loro di stare in zone servite dalla metro, indispensabile per muoversi e ad esempio raggiungere con facilità il luogo di lavoro. Sono molte le persone che lavorano, le hai conosciute anche tu.

Quando parli di avvicinare le persone allo Spin Time, cosa intendi? Dove sono dislocate ora le persone?
Circa ottanta persone sono vicine, le altre invece sono sparse. Il luogo più lontano è il Divino Amore.

Mi aiuti a capire cosa intendi per "lontano"?
È fuori dal raccordo anulare, collegato con un autobus che percorre da capolinea a capolinea. È il 218. Da san Giovanni al Divino Amore, in tempo di lavoro e di scuola, ci vogliono circa due ore di viaggio. E gli orari più trafficati sono banalmente quelli più usati per andare a lavoro o portare i figli a scuola. Considera anche che molte persone che vivevano a Spin Time non hanno un'auto, queste sono considerazioni che dobbiamo fare. Quindi metterli distanti, in alcuni casi, significa anche lasciarli lì.
C'è un elemento positivo: al Divino Amore hanno trovato accoglienza circa sessanta persone dello Spin Time, e tenere insieme questo nucleo così grande, di persone già abituate a convivere insieme, è molto importante. Lo è anche per il Comune, aver trovare persone disponibili e che già si conoscevano, perché questo favorisce la vita nella struttura.

Con quali criteri sono state individuate le persone per i vari alloggi?
Quando abbiamo iniziato a individuare gli alloggi temporanei, si è ovviamente posto un tema gigantesco, che tu Saverio ricordavi, e cioè quello della vicinanza.
I criteri per individuare chi aveva più bisogno di stare vicino al palazzo sono stati vari, e suscettibili di interpretazione. Ne abbiamo parlato in assemblea e abbiamo cercato di fare il meglio possibile. Abbiamo cercato di tenere più vicine le persone che avevano esigenze sanitarie gravi e impellenti, da una parte, e dall'altra i bambini certificati con la 104, cioè coloro che avevano più necessità di seguire da vicino un percorso scolastico già avviato. Tante persone over 65, poi, hanno trovato accoglienza temporanea in cohousing o case di riposo.

Che tipo di strutture sono?
Prevalentemente strutture già convenzionate con il Comune di Roma. Cioè strutture che fungono sempre da accoglienza temporanea per persone in emergenza abitativa, magari perché sgomberate da campi rom, oppure anche per casi di uscita da percorsi di violenza domestica.

Te lo chiedo direttamente: il vostro obiettivo rimane rientrare nel palazzo?
Sì.

Anche come abitativo, cioè con le persone dentro che ci vivono, o solo riaprendo gli sportelli a piano terra?
Spin Time è una comunità legata anche dalle sue attività all'interno. Non è possibile pensare a sportelli senza una struttura abitativa ai sette piani superiori. Per questo noi stiamo continuando a lottare, e il Comune di Roma ha dichiarato di essere con noi nella lotta di riacquisizione del palazzo. Noi suggeriamo una procedura pubblica che potrebbe portare a una trattativa privata, oppure anche un esproprio di emergenza.

Continuerete il presidio, ora che tutte le famiglie hanno trovato un alloggio, se pure temporaneo?
Sì, il presidio continuerà, entrando in una seconda fase. Metteremo dei gazebo pavimentati e con luce, davanti alle strisce blu del palazzo, e ricreeremo così i vari spazi Spin Time: lo spazio per gli studenti, il coworking e la redazione di Scomodo. Non solo: ricreeremo davanti al palazzo anche lo spazio per i bambini e le bambine, e dunque per la comunità educante. E vorremmo anche mettere un gazebo e chiamarlo "picchetto", quello che prima stava all'entrata del palazzo, perché quello era diventato un bello spazio all'ingresso dove le persone occupanti potevano chiacchierare, e quindi vorremmo riprodurre quella socialità essenziale che permetteva a Spin Time di essere davvero Spin Time.

Fisicamente resterete sotto al palazzo?
Saremo là sotto perché da lì potremo continuare a guardare il palazzo e dimostrare che tutto questo ha senso là dentro, non puoi fare gli sportelli e non l'abitativo. E non puoi fare soltanto l'abitativo senza gli sportelli. Sarebbe un passo indietro che non vogliamo fare. Siamo stati obbligati a fare un passo laterale, questo è vero, abbiamo dovuto cambiare il nostro modo di fare dal punto di vista delle abitudini e delle strutture. Ma noi vogliamo continuare ad avere, ad esempio, uno sportello dove le persone possono venire a chiedere un supporto per il cambio di residenza, cosa che le persone tra l'altro ora dovranno nuovamente fare. Devono continuare a esserci spazi dove fra militanti e occupanti ci diamo una mano a vicenda.

Domanda banale: ma un CAF?
Lo so che le persone potrebbero rivolgersi anche al CAF, ma Spin Time è una struttura comunitaria completamente differente. Il nostro è un welfare di comunità, e un modo diverso di intendere la socialità, e se vuoi anche il mondo. Quattrocento persone, ventisette nazionalità differenti e lo zero per cento di dispersione scolastica. Abbiamo dimostrato che è possibile riuscire a costruire qualcosa di meraviglioso attraverso lo stare insieme e il metodo assembleare. Non c'è motivo per non continuare a farlo, non trovi?

Perché le persone una volta assegnata la casa popolare dovrebbero essere interessate a rientrare nel palazzo?
Perché Spin Time è molto più di un palazzo. Perché il lavoro che noi facevamo e continueremo a fare con le famiglie è molto più del vivere fuori da questa comunità. Noi abbiamo ottenuto una vittoria: il fatto che a tutte le famiglie dello Spin Time sia stata riconosciuta la casa popolare è una vittoria gigantesca per il diritto all'abitare. Però noi diciamo sempre che il laboratorio di Spin Time va oltre questo elemento. C'è una comunità che si supporta e che lavora insieme non con metodo assistenzialistico ma per trovare opportunità ed effettivi momenti di crescita, e questo non può avvenire da soli.

Onestamente: pensi che tutte le persone torneranno nella "comunità politica" di Spin Time, quando verrà assegnata loro una casa popolare?
È possibile che alcuni a quel punto dicano "abbiamo trovato casa popolare, non torniamo nella comunità di Spin Time". Sì, è possibile. Anzi: noi vogliamo che le persone si trovino nella possibilità di fare questa scelta. Ma Spin Time è molto più di un tetto, è quella convivenza stretta, qualche volta un po' forzata ma che è stata capace di creare qualcosa che fosse sia laboratorio che modello allo stesso tempo. Conosci il motto della nostra manifestazione "Il tempo di Spin Time è ora"?

No, quale motto?
Sarà una bella lotta!

Sì, l'avevo sentito dire :) Grazie Beatrice Tabacco.
Grazie a te Saverio

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