Terremoto di Amatrice, Lucia: “Ho perso l’intera famiglia, oggi vado avanti per il cane di mia figlia”

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Lucia Annibali, sopravvissuta al terremoto di Amatrice, insieme al cane della figlia deceduta a causa del sisma
Lucia Annibali è sopravvissuta al terremoto del 24 agosto 2016 ma ha perso i suoi due figli Anna e Franco e sua madre Anna. Oggi vive all’interno di una SAE insieme a Sky, il cane di sua figlia.

"Non è vero che il tempo lenisce le ferite, emotivamente per me è come se avessi perso i miei figli una settimana fa".

Lucia Annibali ricorda tutto di quella notte del 24 agosto 2016 quando la sua casa ad Amatrice le è crollata addosso. Ci sono due dettagli che le fanno pensare a quanto il destino sia stato crudele con lei e la sua famiglia. Il figlio Franco durante l'estate era sempre in giro fino all'alba con gli amici, quella notte del 24 agosto rientra invece a casa "presto", intorno alla due di notte. Sua figli Anna invece era solita dormire sul divano per fare compagnia al suo cane Sky mentre quella notte si era coricata nel letto matrimoniale insieme alla mamma Lucia. "Ero andata a letto tardi perché stavo preparando un dolce per una festa di compleanno prevista il giorno dopo, quando è arrivata la scossa mi ero appena sdraiata accanto a mia figlia. Dopo qualche secondo ho sentito come un boato poi non ho visto più nulla". Lucia dopo tre secondi si è resa conto che sua figlia Anna, sdraiata a pochi centimetri da lei, non c'era più. "Ho sentito due respiri e poi più nulla, mia madre era molto anziana e cardiopatica quindi avevo poche speranze. Ho resistito tutte quelle ore aggrappandomi al miraggio che mio figlio Franco fosse vivo". Una speranza infranta alle 11 di mattina, quando i soccorritori riescono ad estrarla dalle macerie. "Ho chiesto subito notizie di Franco, nessuno riusciva a guardarmi negli occhi allora ho capito che era finita".

Mentre Lucia ripercorre quelle drammatiche ore, accanto a lei c'è Sky il cagnolino di sua figlia Anna. Lui si è salvato, oggi ha 12 anni e la sta aiutando dal primo giorno ad affrontare un lutto così grande. "Ci siamo salvati solo io, lui e il gatto che oggi non c'è più. Mi rimane solo lui di quella che era la mia famiglia".

La vita nelle SAE

Lucia è stata una delle prime persone ad accedere, nel 2017 alle soluzione abitative d'emergenza. Ancora oggi, a dieci anni dal sisma, vive nella stessa casetta all'interno di uno dei piccoli villaggi allestiti fuori dalla zona rossa di Amatrice. Il tempo che scorre e l'incertezza verso il futuro è una costante per lei. "Non posso lamentarmi della casa, si è gonfiato un po' il pavimento ma non ho mai avuto infiltrazioni o muffa come altre SAE – ci dice – però ogni tanto penso quanto potrò stare qui? Io un affitto non riuscirei a pagarlo". Lucia percepisce una pensione di invalidità di 300 euro per le lesioni subite dopo tutte quelle ore sotto le macerie. "Non mi vergogno di dire che per campare faccio piccoli lavoretti in nero, quello che riesco a fare vista la mia condizione fisica. Sono da sola e invalida, come potrei permettermi un affitto?". Le chiedo se sta aspettando la ricostruzione della sua abitazione ma Lucia si fa subito scura in volto e ammette: "Per una serie di vicissitudini familiari non ero più proprietaria di quella casa da alcuni mesi prima del sisma. Quindi pure se verrà ricostruita io non avrò nessun beneficio". Lucia attende, la sua è una vita sospesa e vissuta alla giornata nel ricordo di quella che era la sua vita precedente. Ad Amatrice, insieme alla sua famiglia.

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