Più di 200mila tweet sono stati estratti e analizzati da Vox, l'osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con quattro università italiane, per tracciare la mappa dell'intolleranza in Italia. Per riconoscere l'odio online sono serviti quattro mesi di lavoro, perlustrando Twitter grazie a delle parole sensibili, grazie agli insulti più diffusi verso sei gruppi definiti: donne, omosessuali, migranti, disabili, ebrei e musulmani. Da questa analisi emerge una mappatura ben definita del nostro Paese, delle aree geografiche in cui si odia di più e delle categorie sociali più discriminate e insultate. La scelta di raccogliere i dati durante i mesi di campagna elettorale per le elezioni europee ha messo in luce un forte legame tra il linguaggio dei politici e l'aumento dei messaggi razzisti e xenofobi. Va considerato però che il bacino di utenti di Twitter non è un campione rappresentativo dell'intera popolazione, né si può ignorare che in alcuni casi gli account sui social possono essere dei bot, profili automatizzati che postano come quelli che invece appartengono a persone reali.

Marilisa D’Amico, co-fondatrice di Vox e professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano, ha spiegato:

I dati emersi dalla Mappa 4.0 mostrano una drammatica correlazione tra il linguaggio dei politici sempre più caratterizzato da toni intolleranti e discriminatori con l’aumento dei tweet razzisti e xenofobi. Ciò non solo sembra creare un clima culturale sempre più ostile al “diverso”, ma legittima la diffusione dei discorsi d’odio lesivi dei principi di uguaglianza e di solidarietà, ai quali è ispirata la nostra Costituzione. Ancora, le parole d’odio, che si moltiplicano sul web, si traducono in scelte politiche e normative che hanno un’incidenza sui diritti dei migranti in arrivo e sulle fondamenta dello Stato di Diritto. La conseguenza più allarmante è che oggi sembra bastare un tweet del ministro dell’Interno – Matteo Salvini ndr – per chiudere i porti italiani alle navi trasportanti richiedenti protezione, potenzialmente titolari di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione: il diritto d’asilo (art. 10, comma 3 Cost.).

Gli stranieri, soprattutto migranti e rom, sono i più odiati

Rispetto allo scorso anno i migranti sono bersaglio dei tweet di odio il 15,1% in più, finendo al primo posto tra i più colpiti in questa speciale classifica, tanto che, tra quelli selezionati, un post su tre è sui migranti. A Milano c'è la maggiore concentrazione di messaggi di odio a sfondo xenofobo, che comprendono anche i rom e gli stranieri in generale e che compaiono più frequentemente dopo determinati episodi. Diversi picchi si sono registrati subito dopo alcune dichiarazioni del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che ad esempio il 3 aprile invitava la Ong tedesca Sea Eye ad andare ad Amburgo o che il 9 maggio annunciava di voler chiudere tutti i campi rom in risposta al Papa che aveva incontrato 500 sinti in Vaticano.

L'odio verso le donne resta alto

Le donne restano una delle categorie più colpite dai messaggi intolleranti tra i gruppi selezionati, con i tweet distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma concentrati soprattutto a Milano, Napoli, Firenze e Bologna. Quasi un quarto dei post d'odio mira a colpire le donne, mentre i picchi sono stati registrati sia in concomitanza dei casi di femminicidio, sia di grandi eventi come il congresso della famiglia a Verona. L'ultimo picco si è registrato con l'approvazione della legge anti aborto, anche in caso di stupro, in Alabama.

Cresce l'antisemitismo sui social italiani

Nelle rilevazioni degli anni precedenti l'odio verso gli ebrei su Twitter era praticamente inesistente, mentre quest'anno ha fatto registrare un +6,4% dei casi, importando in Italia una tendenza già presente in Europa e Stati Uniti. L'antisemitismo si diffonde grazie a stereotipi e soprattutto fake news, con Roma al primo posto per concentrazione di tweet intolleranti, seguita da Milano. Un picco di messaggi d'odio è arrivato dopo che la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, aveva definito George Soros "usuraio". Mentre un vero e proprio boom di tweet c'è stato dopo il caso di bullismo in una scuola media di Ferrara.

Su Twitter vale l'equazione musulmano = terrorista

Per chi affida a Twitter i propri messaggi d'odio ogni musulmano è un terrorista. Questa tendenza continua a crescere, anche a causa di attentati internazionali, e si concentra nelle grandi città del Nord: Torino, Milano, Venezia, ma anche Bologna. Invece, nelle comunità in cui gli uomini e donne di fede islamica sono più integrati, l'intolleranza tende a diminuire. Il picco più alto di tweet d'odio si è verificato il 18 marzo, quando l'unione delle comunità islamiche ha chiesto a Matteo Salvini maggiori protezioni per i musulmani e per le moschee, dopo l'attentato in Nuova Zelanda. Altri picchi si sono verificati dopo la vicenda di San Donato Milanese e dopo che Fratelli d'Italia ha annunciato che nel 2050 il numero di musulmani in Europa sarà triplicato.

L'odio social contro i disabili è distribuito in tutta Italia

I messaggi d'odio social contro i disabili hanno una caratteristica diversa da quelli delle altre categorie analizzate: mettono d'accordo tutti. Infatti non sono concentrati in aree specifiche ma distribuiti su tutto il territorio nazionale. In crescita rispetto allo scorso anno, si concentrano in picchi coincidenti a episodi di cronaca, come i casi di Torino, uno avvenuto a marzo e l'altro ad aprile, in cui due uomini disabili hanno ritardato o fermato le corse per accedere ai mezzi pubblici.

L'omofobia è in calo rispetto agli ultimi anni

I tweet intolleranti verso la popolazione omosessuale segnano un importante -4,2%, anche se nelle grandi città si continua ad odiare, soprattutto a Milano, Napoli, Bologna e Venezia. Se è vero che in generale la tendenza è diminuita, è anche vero che resta un fenomeno latente pronto ad esplodere con grande aggressività. Lo dimostrano i picchi registrati, come nel caso dei quattro ragazzi che a Senigallia sono stati prima insultati e poi invitati ad andare via da un ristorante con tanto di cibo incartato o durante il congresso della famiglia di marzo a Verona.