Renzi: “Dobbiamo prendere atto della sconfitta del 4 dicembre per ricominciare e vincere”

Renzi: “Dobbiamo prendere atto della sconfitta del 4 dicembre per ricominciare e vincere”

Chiudendo l'ottava edizione della Leopolda, dedicata alla "lotta" e al fenomeno delle fake news, il segretario nazionale del Partito Democratico Matteo Renzi si è concentrato sulla sconfitta referendaria dello scorso 4 dicembre e sul futuro dell'Italia.

"Troppi pochi politici? Questa è la Leopolda, un luogo di discussione e non di polemiche. Siamo partiti quest'anno dalle fake news e dalla propaganda, abbiamo ascoltato molte storie. Quest'anno proprio non c'è nessuno, scrivono i giornali, intanto fuori dai cancelli sono rimaste fuori delle persone perché abbiamo raggiunto la capienza massima. Noi oggi dobbiamo avere il coraggio di partire da ciò che ci ha bruciato quest'anno, dalla sconfitta al referendum costituzionale dello scorso anno.Se noi guardiamo indietro, tante volte ci scopriamo a pensare ‘però, se fosse andato bene il referendum'", ha spiegato Renzi.

"Ma persino la Germania soffre i problemi e combatte contro la crisi della democrazia e dell'instabilità politica. Quante volte abbiamo pensato che se avessimo vinto il referendum, le cose sarebbero andate meglio, quanto avremmo potuto essere più forti. Dobbiamo avere il coraggio di guardare quella pagina e di ammettere la sconfitta. Noi non siamo come Berlusconi, che dà la colpa agli altri, ai giudici, ai comunisti. Noi non siamo come il Movimento 5 Stelle, che quando perde dà la colpa ai complotti e ai brogli. Io riparto dalla sconfitta del referendum, perché se non ripartiamo da qui non siamo intellettualmente onesti. Non rinnego quella battaglia, non era una battaglia personale, ma per il Paese. Dopo tutto quello che ci hanno fatto quest'anno, noi siamo ancora qui più forti di prima e più numerosi di prima. Noi abbiamo ancora voglia di lottare. L'onestà intellettuale ci porta a dire che se guardiamo agli ultimi 7 anni qualcosa è cambiato davvero. Di quei 100 punti scritti anni fa sul computer di Giorgio Gori, il Pil è cresciuto, l'occupazione è cresciuta, ci sono più diritti. Abbiamo realizzato alcuni dei grandi sogni che avevamo messo da parte e quando il primo dicembre entrerà in vigore il reddito di inclusione, sappiate che è merito del popolo della Leopolda e del Governo dei 1000 giorni. Non dovete mai ammalarvi del virus dell'autocommiserazione, quella che porta a dare la colpa agli altri per i fallimenti. Se avete fallito, è perchè non ci avete provato abbastanza. Noi dobbiamo tornare a immaginare il futuro, il futuro dell'Italia. Non mi voglio sffermare sul futuro tecnologico, anche se certamente le innovazioni cambieranno il Paese, ma dobbiamo dare alle persone più vita, più cultura, più umanità". 

"Noi non viviamo di odio e di rancore, se accetti la sfida sul terreno del fango non costruisci. Tra pochi mesi inizierà una campagna elettorale. La prima nostra proposta non saranno i bonus, anche se li difendiamo perché i bonus danno più soldi alle persone. La prima proposta non sarà un diritto, ma sarà il servizio civile obbligatorio per i ragazzi e le ragazze. Il primo valore che vogliamo portare nel futuro si chiama lavoro. La maggior parte di quelli che parlano di futuro sostengono che non ci sarà più il lavoro, che la tecnologia ruberà posti di lavoro. Il futuro non nega il lavoro, questo è il punto chiave. Chi propone il reddito di cittadinanza ci fa diventare figli dell'assistenzialismo, della cultura del sussidio e non più figli della cultura del lavoro. Quando abbiamo iniziato nel 2014 c'erano 22 milioni di posti di lavoro, oggi ce ne sono 23. Questi sono i dati e non c'è fake news che tenga. Berlusconi ha perso più di mezzo milione di posti di lavoro, noi ne abbiamo creati un milione. Questa è la realtà. La vera scommessa per il futuro è di creare lavoro a tempo indeterminato. Qualcuno ha una credibilità tale da mettersi a discutere e darci idee migliori per cambiare il paese? Quando siamo intervenuti sui voucher, non abbiamo reso più semplice il lavoro, abbiamo creato problemi e forse aumentato il lavoro nero. Quando si parla di lavoro si parla della vita delle persone, basta con le ideologie e con l'articolo 18″. 

"Di Maio non ha ancora capito la differenza tra la dittatura del Venezuela e la democrazia. Non possono dire che il Venezuela rappresenta una speranza, perché lì la gente muore di fame. Berlusconi e Salvini propongono la flat tax, che farebbe pagare alle persone la stessa tassa che siano ricche o povere. Io non ci sto a questo ragionameto, la Costituzione prescrive la progressività fiscale, una misurà di equità. Noi abbiamo investito in cultura, Berlusconi e Tremonti dicevano che con la cultura non si mangia. Noi siamo diversi dai 5 stelle e dalla destra. Non siamo quelli della doppia moneta o del referendum sull'euro. C'è una diversità ontologica tra noi, il centrodestra e il M5s. Noi dobbiamo smettere però di litigare dalla mattina alla sera, dobbiamo essere consapevoli che non cambieremo l'Italia se non cambiamo l'umore all'interno del Partito Democratico".

"Sono grato a chi in queste ore sta facendo un lavoro prezioso, Piero Fassino, che sta cercando di rimettere in campo tutte le realtà che vogliono starci in una coalizione, dove avranno pari dignità. Chi non ci vuole stare avrà comunque il nostro rispetto, perché noi non portiamo rancore. Adesso però noi dobbiamo metterci in modalità campagna elettorale. Noi nei collegi metteremo i candiati migliori, con le idee migliori. Ci sarà un grande testa a testa tra Di Maio e Berlusconi per capire chi tra loro due guiderà il gruppo parlamentare che arriverà secondo e terzo alle elezioni. Però abbiamo bisogno di lottare sui grandi temi, sull'ambiente, liberandoci della logica del Nimby, per gli anziani che sono la spina dorsale di questo Paese, per il tempo pieno al Sud, per il recupero degli immobili delle nostre città, per i diritti delle donne, affinchè le donne guidino queste Paese e non stiano più solo nel posto accanto". 


Disoccupazione giovanile: “Intervenire su imprenditori che sfruttano stage senza dare opportunità”

Disoccupazione giovanile: “Intervenire su imprenditori che sfruttano stage senza dare opportunità”

Ai microfoni di Fanpage.it, i parlamentari del Partito Democratico hanno affrontato il tema della disoccupazione giovanile e della "guerra intergenerazionale" che intercorre tra i giovani e i pensionati. Recentemente ci siamo occupati di analizzare i dati relativi alle misure di politica attiva offerte ai ragazzi italiani nell'ambito di Garanzia Giovani, un programma di integrazione nel mondo del lavoro dedicato ai giovani under 30 finanziato con fondi europei, e per quanto riguarda l'intenso sfruttamento dello strumento dello stage da parte degli imprenditori italiani, il viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova, ha dichiarato che è necessario intervenire e reprimere il comportamento di chi utilizza il tirocinio non per dare formazione e opportunità, ma per abbassare il costo del lavoro.


Coalizione di centrosinistra con Mdp? Sì, ma sull’articolo 18 non si torna indietro.

Coalizione di centrosinistra con Mdp? Sì, ma sull’articolo 18 non si torna indietro

Una coalizione di centrosinistra ampia e trasversale, che comprenda anche Mdp? Per i parlamentari del Partito Democratico in ottica elettorale l'unione di intenti fa la forza, però trasversalmente tutti gli intervistati – da Richetti a Rosato, passando per Concia, Morani, Rotta e Romano – sono concordi nel sostenere che in realtà Mdp ha già scelto di non fare parte della coalizione di centrosinistra e che in merito al ripristino dell'articolo 18 non esiste alcun margine di manovra per concludere un accordo.


Renzi: “Estenderemo gli 80 euro alle famiglie con figli. Un Paese che non fa figli non ha futuro”

Renzi: “Estenderemo gli 80 euro alle famiglie con figli. Un Paese che non fa figli non ha futuro”

Durante l'interveto conclusivo tenuto dal palco della Leopolda, Matteo Renzi ha annunciato un'estensione del bonus degli 80 euro alle famiglie con figli: "Il problema del salario è un problema concreto, riguarda la vita delle persone. Però questo tema viene strumentalizzato. Quanti hanno preso in giro gli 80 euro, quelli che non hanno problemi di soldi? Ma gli 80 euro sono stati la migliore misura della storia repubblicana. Noi non dobbiamo cancellarli, dobbiamo estenderli. Un lavoratore che non prende gli 80 euro fa più fatica. Noi dobbiamo estenderli partendo dalle famiglie con figli, perché non facciamo più figli e un Paese che non fa figli non ha futuro. Il compito della politica oggi è immaginare un futuro che sia concreto, un futuro che parte dalle comunità territoriali e che dovranno investire sulle periferie. Dobbiamo parlare dei problemi concreti dei cittadini e non dei problemi e delle divisioni intere del partito". 


Pif rinnega la Leopolda: “Una volta aveva senso esserci, vedevo la possibilità di un cambiamento”

Pif rinnega la Leopolda: “Una volta aveva senso esserci, vedevo la possibilità di un cambiamento”

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha dato forfait alla Leopolda. Nonostante sin dagli albori il regista palermitano avesse partecipato con convinzione alla kermesse renziana e avesse creduto alla rottamazione, ora sembra aver perso lo spirito iniziale. In un'intervista concessa al Corriere della Sera, l'ex Iena dichiara su Renzi: "A parte che il ragazzo va da solo, anche senza di me, gli anni passano, il contesto pure. Era interessante esserci in quel momento perché, anche se non capisco sempre la politica, vedevo una possibilità di intesa fra Renzi e Grillo. Mi sembrava che Renzi, in modo un po’ più borghese, e Grillo, più fuori dal sistema, stavano comunque rinnovando il quadro politico". 

Risultato fallito?
«Diciamo che non è accaduto, ma che c’è stato un piccolo cambiamento con tutti e due. Ingenuamente speravo non dico in un binomio, ma in qualche affinità».

Adesso?
«Una tragedia. Viviamo la tragedia di una sinistra divisa, ovviamente perdente. Come dimostra la storia, a partire dal primo Novecento. Prendessero esempio dalla destra…».

Va meglio nel centrodestra?
«A destra si insultano ma alle elezioni si ritrovano. A sinistra prevalgono i rancori, non mostrano nemmeno l’interesse di vincere. Il primo a parlare di “mafia e Berlusconi” fu Umberto Bossi. O lo disse gratuitamente o adesso la Lega s’è messa con un mafioso».

Un suggerimento alla sinistra?
«Stare insieme. Trovare un accordo, anche con Pisapia e Grasso».

Renzi a chi dovrebbe dire dei no?
«Il cambiamento, se cambiamento è, non prevede compagni di viaggio come Verdini e Alfano. Quando vedo Verdini penso a che cosa vuole in cambio».


Boschi: “Contro la violenza sulle donne combattiamo una guerra. Necessario denunciare”

Boschi: “Contro la violenza sulle donne combattiamo una guerra. Necessario denunciare”

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, sul palco della Leopolda sono intervenute il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi e Lucia Annibali: "Oggi non è solo una ricorrenza o una celebrazione, ma è un'occasione per accendere la luce su un tema, un problema che riguarda tutta la comunità e la società", ha dichiarato Boschi. "Alle tante donne che oggi abbiamo ascoltato, comprendendo il loro dolore e la loro rabbia, oltre alla fatica provata nel lasciare la propria vita e ricominciare da capo dopo aver subito violenze e abusi, noi come istituzioni dobbiamo cercare di dare delle risposte per incoraggiarle, consentire loro di trovare il coraggio di denunciare e guardare al futuro con fiducia. Abbiamo cercato di mettere in campo una serie di misure anti-violenza, stanziando risorse economiche importanti. Abbiamo deciso di destinare 33 milioni all'anno per i prossimi 3 anni per le misure di prevenzione, una prevenzione che parte da un cambiamento culturale", ha proseguito l'ex ministro Boschi.

"Soprattutto cerchiamo di portare avanti questa guerra contro la violenza sulle donne. Per molto tempo si è pensato che questo fosse un problema da donne, che non riguardasse gli uomini, mentre invece oggi molti uomini sentono come loro questa battaglia e combattono in prima fila, insieme a noi donne. Combattere la violenza contro le donne significa promuovere la libertà, la libertà di camminare per strada da sole, la libertà di lavorare in un luogo sicuro, noi dobbiamo tutelare queste libertà e garantirle. Denunciare è importante, è importante credere di poter sconfiggere la violenza contro le donne". 


Minniti: “La sicurezza è un bene comune. Lo Stato serve a difendere i deboli, non i ricchi”

Minniti: “La sicurezza è un bene comune. Lo Stato serve a difendere i deboli, non i ricchi”

Intervenendo dal palco dell'ottava edizione della Leopolda, il ministro dell'Interno Marco Minniti ha parlato di sicurezza e immigrazione. "La sicurezza è un bene comune, l'antidoto alla violenza è la sicurezza. La sicurezza è la protezione dei più deboli, dei più esposti. Non è ai ricchi che serve lo Stato che li difenda, loro possono comprarsi un'altra casa e spostarsi, mentre chi vive in periferia e non ha mezzi deve essere aiutato. Bellezza e sicurezza, queste devono essere le nostre parole d'ordine e gli obiettivi che devono guidare il nostro lavoro. Dobbiamo garantire la sicurezza ai cittadini, guardatevi dai cattivi maestri. Una piazza è sicura se ci sono politiche urbanistiche che la rendono integrata con il resto della città, una piazza è sicura se è vissuta. Non c'è nesun luogo al mondo più sicuro di uno vissuto. Nessuno deve chiederci di rimanere nelle nostre case, questa è la sfida che dobbiamo vincere con i populisti". 

"Noi sappiamo cosa volevano colpire ieri in Egitto i terroristi, volevano colpire chi ha cercato di favorire il dialogo interreligioso. Noi dobbiamo combattere il terrorismo senza venir meno ai nostri valori democratici, come diceva un grande italiano, Sandro Pertini. Una democrazia che si rispetti combatte il terrorismo non con gli stati d'eccezione, ma mantenendo intatta la democrazia", ha proseguito Minniti.

Parlando di immigrazione, il titolare del Viminale ha spiegato: "Una democrazia governa i flussi migratori. Se vogliamo salvare vite umane e dare accoglienza ai migranti, dobbiamo battere chi traffica vite umane. Dobbiamo sconfiggere l'illegalità, la sfida dell'immigrazione si vince costruendo canali umanitari". 

"La mafia vota e fa votare, la politica deve fare prima e di più per liberarsi dai condizionamenti mafiosi. Io ho formalmente chiesto alle forze politiche del nostro paese di fare un patto pubblico e di civiltà e di dire prima delle elezioni, in maniera solenne, che ognuno si impegna a non chiedere e a rifutare i voti delle mafie. Una grande democrazia non si fa condizionare dalla criminalità, il nostro obiettivo non può essere quello di contenere le mafie, ma di sconfiggerle", ha concluso Minniti.


Giachetti: “Il Biotestamento è prioritario. Per lo Ius Soli dovremo ricorrere alla fiducia”

Giachetti: “Il Biotestamento è prioritario. Per lo Ius Soli dovremo ricorrere alla fiducia”

Ius Soli e Testamento biologico sono ritenuti dal Partito Democratico delle leggi prioritarie, ma di difficile approvazione. "Difficile approvarle in questa legislatura, i tempi sono stretti e c'è ostruzionismo", ha dichiarato il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti ai microfoni di Fanpage.it, ribadendo che però per quanto riguarda lo Ius Soli l'unica opzione per ottenere l'approvazione in tempi brevi sarebbe la fiducia "ma la deve chiedere il governo".

Per quanto riguarda la legalizzazione della Cannabis, Giachetti, promotore del disegno di legge e dell'intergruppo parlamentare relativo, si dice parzialmente soddisfatto: "Purtroppo il partito ha voluto stralciare la parte sull'uso ludico, ma la parte del disegno di legge sull'uso terapeutico dovrebbe andare in porto con la legge di stabilità".


Si sposano e festeggiano alla Leopolda: “Volevamo chiudere questa giornata ascoltando Renzi”

Si sposano e festeggiano alla Leopolda: “Volevamo chiudere questa giornata ascoltando Renzi”

Una coppia di novelli sposi torinese 25enni ha deciso di celebrare il proprio matrimonio a Firenze e per concludere in bellezza la giornata, alle otto di sera di venerdì 24 novembre, è approdata alla Leopolda per ascoltare il discorso di apertura del segretario nazionale del Pd Matteo Renzi.


Renzi: “L’Italia sta uscendo dalla crisi grazie alle nostre riforme, ma dobbiamo fare di più”

Renzi: “L’Italia sta uscendo dalla crisi grazie alle nostre riforme, ma dobbiamo fare di più”

Aprendo l'ottava edizione della Leopolda, Matteo Renzi ha ricordato le 235 vittime dell'attentato in Egitto e invitato i presenti a commemorarle con un minuto di silenzio: "Vorrei abbracciare i nostri fratelli egiziani, i nostri fratelli musulmani. Questo terrorismo che attacca Al Sisi, che sta cercando di combatterlo. L'Italia sarà sempre al fianco di chi combatte il terrorismo islamico e contro chi semina morte". Proseguendo, il segretario del Partito Democratico ha presentato i co-conduttori di questa Leopolda, che vedrà come protagonisti i cosiddetti "Millennials" iscritti al Pd, tutti giovani rigorosamente nati dopo il 1990, che si alterneranno sul palco nel corso della tre giorni.

"Abbiamo scelto di intolare questa Leopolda, L8, alla lotta. Per cosa lottate voi?", chiede Renzi ai ragazzi presenti sul palco. "Se leggo i giornali, se guardo le trasmissioni che spesso parlano di ciò che ci riguarda, vedo un sentimento quasi di rassegnazione e io trovo che questo sia veramente falso. Ogni giorno ricevo mail di persone entusiaste, ma forse non siamo in grado di trasmettere questo sentimento e quindi vi invito a raccontare sui social per cosa lottate, quali risultati vorreste che l'Italia raggiungesse. Noi questa sera lotteremo contro le fake news. Proprio questo pomeriggio il New York Times ha raccontato con un articolo che cosa sta accadendo in Italia, pochi giorni fa un'inchiesta americana ha svelato un radicato sistema di fake news sui social che ha portato all'oscuramento di molte pagine che acontavano in totale ben 7 milioni di like, pagine che spesso facevano propaganda contro di noi, non solo, ma soprattutto contro di noi. Noi dovremmo avere un obiettivo, ovvero la lotta per la verità, e penso che dovremmo fare la nostra parte. L'italia sta uscendo dalla crisi, grazie agli italiani e grazie a chi in questi anni ha lavorato per uscire dalla crisi facendo le riforme. Dai tavoli di lavoro di questa tre giorni, quindi, mi aspetto proposte concrete per migliorare, basta pensare ai ‘mille giorni'". 

"Sulle fake news ci giochiamo le elezioni", ha spiegato Matteo Renzi, che si è inoltre soffermato a ricordare il caso di Beatrice Di Maio, un fake Twitter che nel corso dei mesi scorsi per molto tempo ha divulgato una serie di bufale e rivelatasi infine essere la moglie del forzista ed ex ministro Renato Brunetta. "Le persone libere fanno paura, l epersone che non hanno scheletri nell'armadio fanno paura. Noi sappiamo che dobbiamo lavorare con forza per capire il futuro, per far funzionare meglio la Pa, l'alternanza scuola lavoro, per dare una mano a chi soffre, a chi ha una malattia degenerativa, ma non dobbiamo fare l'errore che ho fatto io in questi mesi, ovvero rincorrere il populismo. Noi però non scenderemo a nessun compromesso e non faremo più passare niente e non lasceremo fare questa lavoro solo alla stampa straniera. La rabbia non serve a niente se non c'è la capacità di educazione critica, basterebbe slo quella per capire che queste sono cose false, che le fake news sui vaccini e sulle case farmaceutiche sono bufale. Basterebbe un po' di educazione critica per capire che Boschi e Boldrini non sono andate al funerale di Totò Riina. Noi alla logica delle fake news rispondiamo con un motto di Lorenzo Milani, ci sta a cuore, il contrario del motto fascista del me ne frego". 

"Noi siamo quelli che facciamo le battaglie per i diritti civili, siamo quelli delle unioni civili, siamo quelli del ‘dopo di noi'. Noi sosteniamo la legge sul fine vita, faremo di tutto perché venga approvata entro la fine della legislatura e creeremo le condizioni affinché la discussione sul fine vita non sia fine a se stessa", ha proseguito Matteo Renzi, annunciando dunque, o meglio ribadendo, il sostegno del Partito Democratico all'approvazione della legge sul biotestamento.


Al via l’ottava edizione della Leopolda: Renzi riuscirà a ricostruire il centrosinistra?

A Firenze si apre oggi, venerdì 24 novembre, la tradizionale kermesse renziana che ormai 8 anni fa ha lanciato l'attuale segretario nazionale del Partito Democratico nell'agone politico nazionale. Di cosa si parlerà durante questa ottava tre giorni alla Leopolda di Firenze? Al momento ancora nessuna indiscrezione relativa al discorso che farà Matteo Renzi in apertura, ma sicuramente affronterà quello che può essere considerato il tema politico della settimana, ovvero: "Quale sarà il futuro del centrosinistra italiano?".

Da tempo il Partito Democratico discute di alleanze in ottica elettorale e con l'avvicinarsi del voto, che presumibilmente si terrà in una data a scelta tra il 4 e il 18 marzo 2018 stando ai rumour, la discussione si fa sempre più intensa. Matteo Renzi ha dato mandato all'ex Ds Piero Fassino di ricucire i rapporti con gli altri partiti della galassia di centrosinistra, in primis Mdp, il movimento fondato a febbraio dagli scissionisti dem Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e Massimo D'Alema. Da parte di Mdp, però, sembra non esserci alcuna intenzione di ricucire i rapporti, invece. Bersani sostiene che tra Mdp e il Pd ci sia una distanza "culturale" incolmabile, soprattutto per quanto riguarda la visione relativa al mercato del lavoro e al ripristino dell'articolo 18. La spaccatura sembra insanibile, ma le elezioni sono ancora lontane e dunque è possibile che nel corso dei prossimi mesi i due partiti trovino una quadratura d'intenti.

Per quanto riguarda Campo Progressista, il movimento lanciato dall'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non esiste ancora un accordo ufficiale, idem per i Radicali Italiani di Emma Bonino. Rispetto a Mdp, che ha addirittura negato a Fassino la possibilità di discutere nel merito di una possibile alleanza, Radicali e Pisapia hanno invece incontrato i rappresentanti del Partito Democratico, ma al momento sembra non essere stata trovata alcuna intesa formale.

Questa ottava edizione della Leopolda appare sottotono rispetto al passato. Molti i grandi assenti: all'appello mancheranno il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il fondatore di Eataly Oscar Farinetti e lo stilista Brunello Cucinelli.