Sale la tensione a Tripoli, dove i combattimenti proseguono sempre più vicini alla capitale. Le forze del maresciallo Khalifa Haftar hanno compiuto un raid aereo contro un compound delle forze fedeli al governo di unità nazionale nei pressi di Ain Zara, a 15 km a sudovest di Tripoli. Lo riferiscono all'Ansa fonti nella capitale, secondo cui i caccia non hanno centrato l'obiettivo, colpendo una scuola elementare, oggi chiusa. Dopo violenti scontri durati per tutta la notte, le forze di Haftar, hanno sfondato il fronte a Sud della capitale, conquistando el Azizia, a circa 50 km da Tripoli. I combattimenti ora si concentrano attorno a Suani ben Adem, circa 25 km da Tripoli.

Proseguono intanto gli sforzi diplomatici per fermare l'escalation di violenza. La ministra della Difesa Elisabetta Trenta, intervistata dal Corriere della Sera, si rivolge al ministro degli Interni Matteo Salvini: "La situazione libica è in un momento di crisi. È bene che il governo rimanga unito e tutti i ministri si muovano con intelligenza e compostezza". E ha aggiunto: "Stiamo monitorando la situazione e dialoghiamo con tutti i protagonisti sul campo, così come con i partner internazionali. Per questo ripeto che non servono prove di forza, non serve fare i duri come vedo fare a qualcuno per avere qualche titolo sui giornali. Serve intelligenza, compostezza, dialogo. E serve avere testa, non la testa dura".

"Parigi è un nostro partner – ha aggiunto il ministro – e mi aspetto correttezza. Con una guerra è possibile una nuova ondata di migranti. Perciò dico che bisogna metterci la testa", si deve "avviare un vero processo di riconciliazione nazionale".

E sulla possibilità di inviare nuovi reparti in Libia, dopo che gli italiani sono già a Misurata, Trenta risponde: "Per il momento no. E se qualcuno pensa a un intervento militare in Libia, posso già dire che non esiste. Non saranno ripetuti gli errori del passato. E non sosterremo alcun ipotetico impegno di altri Paesi. Questo deve essere molto chiaro. Siamo vigili nel monitorare la sicurezza delle nostre aziende, vigili nel coordinare i nostri uomini a Misurata che con l'ospedale da campo offrono sostegno importante alla popolazione locale, ma una Libia bis non esiste". 

Il premier Giuseppe Conte ha convocato il ministro degli Esteri Moavero Milanesi e la ministra della Difesa, e ha annunciato la creazione di un gabinetto di crisi permanente per gestire il conflitto libico. "Mi è stata consegnata una lettera personale del generale Haftar, a conferma della fiducia che ha nei miei confronti. Io ho chiesto ai suoi emissari aggiornamenti sulla situazione sul terreno. Loro affermano di voler liberare il Paese dalle formazioni terroristiche e operare una unificazione delle forze armate e di sicurezza. Io ho ribadito la mia ferma opposizione a una deriva militare che farebbe ulteriormente soffrire la popolazione civile già provata", ha detto il presidente del Consiglio in un'intervista sul Fatto Quotidiano.

Conte lancia ancora l'allarme: "In caso di conflitto armato, potrebbero interrompersi le rotte libiche interne di migranti provenienti da altri Paesi, in particolare dell'Africa subsahariana. Ma da Paese perlopiù di transito, la Libia diventerebbe un Paese di partenza delle migrazioni. Questo metterebbe a dura prova un sistema di accoglienza che non funziona ancora a livello europeo". La possibilità che aumentino gli arrivi era però stata smentita due giorni fa dal Viminale"Salvini vuole trattare con il vicepremier Maitig? – ha detto Conte – È giusto parlare con tutti ma in questa fase coordino io ogni iniziativa dei ministri". 

"Lavoriamo come squadra anche sulla Libia – ha detto anche il vicepremier Luigi Di Maio"Non serve che un ministro prenda iniziative e sondi altri Paesi europei. Il presidente del Consiglio, quello degli Esteri e al massimo quello della Difesa hanno le competenze e le prerogative per affrontare il dossier. Lavoriamo in modo compatto, perché almeno il tema libico non entri in campagna elettorale ma faccia parte dell'azione sinergica e compatta di questo Governo".