Un uomo con il sogno di coltivare canapa, che scegli di dedicarsi ad un progetto che possa contribuire a far rinascere un’economia virtuosa a livello locale, ha visto le proprie speranze infrangersi contro l’ignoranza e il pregiudizio che ancora offuscano le potenzialità di questo vegetale.

“Era il maggio del 2016 quando acquistai i semi di Futura 75, una varietà di quelle certificate e registrate a livello europeo per la coltivazione di canapa industriale”, racconta oggi l’imprenditore siciliano 48enne Fulvio Sinatra, con l’amarezza in bocca di chi è consapevole di vivere un’ingiustizia che non si riesce a spiegare.

Sull’onda dell’entusiasmo per il progetto che aveva in mente, tornato a Castronovo, il comune in Sicilia dove risiede, andò ad informare l’allora sindaco Francesco Onorato che lo mise in contatto con un’azienda agricola locale per avviare la coltivazione.

“Allora c’era ancora l’obbligo di comunicare l’avvenuta semina alle forze dell’ordine”, spiega Sinatra, “e così compilammo ed inviammo il modulo necessario, ed iniziammo la nostra coltivazione di canapa”. Non si trattava del primo campo di canapa nel comune, perché poco lontano c’era già un ettaro coltivato a scopo agroindustriale. “I Carabinieri vennero sul campo per un controllo, senza notare nulla di irregolare”.

Avendo lavorato e contribuito alla coltivazione, Fulvio Sinatra riceve dall’azienda agricola un chilogrammo di infiorescenze che avevano coltivato, “perché nel mio progetto stavo sviluppando diversi prodotti che facevano parte della mia idea imprenditoriale, come un liquore al cioccolato a base di canapa ed altri prodotti alimentari”.

Per questa ricerca Sinatra coinvolge l’opificio di Bolognetta per produrre liquore e marmellate, oltre ad altre attività locali come pastifici e panettieri. “Mi hanno arrestato il 12 luglio del 2016. Di punto in bianco si presentano a casa mia 25 Carabinieri per svolgere un’operazione antidroga. Secondo me l’equivoco nasce dal fatto che in quei giorni venivano postate sui social network delle fotografie che mi ritraevano con la canapa nelle situazioni più disparate: mentre ad esempio al bar facevo fare il mojito alla canapa, alla pizzeria con la farina o durante la produzione di olio alimentare ottenuto dal seme, perché stavo facendo conoscere le mille potenzialità alimentari dei derivati di questa pianta, lavorando e credendo nel mio progetto”.

Le spiegazioni ad ogni modo non sembrano sortire alcun effetto e Sinatra viene arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Il 18 di agosto viene disposto l’accertamento per analizzare gli oltre 500 grammi di canapa rinvenuti nella sua abitazione. Dalle analisi però risulta che la percentuale di THC nella canapa è di 0,04, ampiamente sotto quello che stabilisce la legge, che è lo 0,2% a livello europeo e lo 0,5% secondo un recente circolare del ministero degli Interni.

Tutto finito? Nemmeno per sogno, il giudice condanna Sinatra in primo grado, che ora sta ricorrendo in appello, dopo aver cambiato avvocato difensore. “Il giudice ha basato il proprio giudizio sul quantitativo di canapa sequestrato, 570 grammi, e il mio cliente è stato condannato ad un anno di reclusione e 2000 euro di multa con la sospensione della pena, mentre il reato è stato riqualificato al comma 5 dell’articolo 73 (quello che regola le sostanze stupefacenti, ndr), che è più lieve del precedente che comprendeva coltivazione e spaccio”, racconta l’avvocato Donatella Sicomo, che difenderà Sinatra in appello nell’udienza prevista per maggio 2019.

I motivi di appello, puntualizza l’avvocato, sono 2: “Intanto il principio attivo, che è stato inferiore allo 0,2%, e poi il fatto che la canapa sativa è una risorsa agricola che in questo caso è stata utilizzata per ricavarne prodotti alimentari”. Naturalmente per l’assistito è stata richiesta l’assoluzione.

“E’ una cosa assurda, io sono incredulo ancora oggi e faccio fatica a spiegarmi la situazione, mi sembra di vivere in un sogno", prosegue Sinatra. "Senza contare che questo processo, vivendo in una piccola comunità, mi ha completamente rovinato sia economicamente che per i rapporti sociali e familiari, ormai mi è stata appiccicata l’etichetta di spacciatore, nonostante stessi semplicemente cercando di avviare un’attività completamente legale e normata da leggi specifiche. Io oggi non ho più niente, ho perso la mia attività lavorativa – un magazzino che funzionava e fatturava molto bene – e ho messo a rischio il rapporto con i miei figli e la mia ex compagna, senza aver fatto niente di illegale”.

Anche perché nel frattempo è stata approvata, a fine del 2016, una legge nazionale che disciplina proprio la coltivazione della canapa industriale. “Pensavo, soprattutto dopo le analisi, che non potessero esserci equivoci, e invece oggi mi ritrovo in questa situazione. Per fortuna ho la coscienza pulita”, conclude Fulvio Sinatra, “Spero che la giustizia mi dia finalmente ragione”.