
Due enormi opah sono stati pescati recentemente nelle acque al largo di Caluya, nelle Filippine. Secondo i media locali, uno pesava circa 80 chili, l'altro 60. Questi grandi pesci oceanici, conosciuti in italiano anche come pesci re, sono piuttosto rari e hanno una caratteristica praticamente unica tra tutti i pesci: riescono a mantenere la temperatura del corpo molto più alta rispetto a quella dell'acqua che li circonda. Sono di fatto gli unici pesci conosciuti completamente a sangue caldo.
I pesci opah sono un gruppo composto da sei specie diverse appartenenti al genere Lampris, presenti anche nel Mediterraneo, seppur molto rari, soprattutto con la specie L. guttatus. Si tratta di grossi pesci pelagici che vivono quindi in mare aperto, caratterizzati da un corpo molto alto e schiacciato lateralmente, una colorazione argentata punteggiata di macchie chiare e pinne dai colori rosso-arancio molto accesi.
L'opah, l'unico pesce a sangue caldo del pianeta

La loro caratteristica più sorprendente, però, è nascosta sotto la pelle. Gli opah producono calore grazie soprattutto all'attività dei muscoli pettorali, utilizzati continuamente durante il nuoto. Questo calore rischierebbe di disperdersi rapidamente attraverso le branchie, dove il sangue entra in contatto con l'acqua fredda, ma per evitarlo questi pesci hanno sviluppato una particolare rete di vasi sanguigni all'interno degli archi branchiali.
Il meccanismo si chiama scambio di calore controcorrente: il sangue caldo che torna dai tessuti trasferisce parte del calore al sangue più freddo che sta andando verso le branchie. In questo modo il calore viene recuperato e conservato anziché disperso nell'acqua. Una parte del corpo, inoltre, è protetta da tessuti ricchi di grasso che contribuiscono a limitare la perdita di calore.
È così che gli opah riescono a mantenere caldo praticamente tutto il corpo. È una forma di endotermia, cioè la capacità di produrre e conservare internamente il calore metabolico. Tonni, squali, pesci spada e alcuni altri pesci possiedono in realtà dei sistemi simili, ma generalmente limitati a determinate parti del corpo, come i muscoli, la testa o gli occhi. Nell'opah, invece, il meccanismo interessa l'intero organismo, con l'eccezione delle superfici branchiali che devono necessariamente rimanere a contatto con l'acqua.
Pesci misteriosi e difficili da avvistare

Non capita tutti giorni di avvistare questi e infatti sappiamo ancora molto poco sulle loro abitudini e sul loro comportamento. Per molto tempo, inoltre, gli opah sono stati considerati appartenenti quasi esclusivamente alla specie Lampris guttatus. Una revisione tassonomica pubblicata nel 2018, basata anche su dati genetici, ha però dimostrato che quelli che venivano considerati un'unica specie erano in realtà diverse linee evolutive, poi riconosciute come sei specie distinte.
Il genere Lampris fa parte inoltre di un gruppo molto particolare di pesci: i Lampridiformes. In questo raggruppamento troviamo infatti alcuni dei pesci più strani e rari del pianeta, come i pesci liocorno (genere Lophotus) – trovato recentemente anche in Sicilia – e soprattutto i pesci remo o re di aringhe (genere Regalecus). Quest'ultimo, caratterizzato da un corpo sottile e lunghissimo, in passato si pensava preannunciasse terremoti e altre catastrofi naturali.
Per quanto riguarda le loro abitudini, si pensa siano animali perlopiù solitari, che arrivano fino a circa 500 metri di profondità e che si cibano soprattutto di piccoli pesci, calamari e krill. Per il resto non si sa molto altro, anche perché la maggior parte delle informazioni che abbiamo su questi pesci deriva da animali spiaggiati o catturati accidentalmente, come i due individui pescati alle Filippine.
Rari, ma presenti anche nei mari italiani
Non bisogna però pensare che gli opah vivano esclusivamente negli oceani tropicali. Il genere Lampris è presente praticamente in tutti i mari e gli oceani del mondo, incluso il Mediterraneo. Anche qui sono considerati molto rari e difficili da osservare in vita, anche perché come detto si tratta di pesci pelagici e che vivono in mare aperto. Una recente revisione della letteratura scientifica ha però raccolto segnalazioni provenienti da diverse zone del Mediterraneo, comprese le coste italiane.
In Italia, per esempio, ci sono segnalazioni dal Mar Ligure e nel Tirreno, oltre che lungo le coste della Calabria. Uno degli incontri più recenti e spettacolari è avvenuto però in Campania. Nel febbraio 2024 un pesce re di quasi 50 chili è stato trovato a Procida, mentre nuotava in modo apparentemente disorientato nel porto di Marina Grande prima di spiaggiarsi definitivamente ed essere recuperato.
Questi avvistamenti raccontano quindi la storia di un pesce decisamente molto particolare, ma ancora poco conosciuto. Dietro il corpo argentato e le grandi pinne rosse degli opah si nasconde infatti una delle "invenzioni" evolutive più sorprendenti mai apparse tra i pesci: un sistema capace di produrre e conservare calore e di permettere a un animale marino di vivere con il corpo molto più caldo dell'acqua che lo circonda.