
Nel buio quasi assoluto degli abissi dell'Atlantico, a oltre 4.300 metri di profondità, una spedizione scientifica è riuscita a filmare due calamari magnapinna, uno degli animali marini più rari, misteriosi e difficili da osservare al mondo. Le immagini sono state catturate dallo Schmidt Ocean Institute durante un'esplorazione nella cosiddetta Doldrums Fracture Zone, una vasta area dell'Atlantico centrale situata poco a nord dell'equatore.
Si tratta di una regione geologicamente molto particolare, poiché qui si incontrano diverse placche tettoniche, gli enormi "blocchi" che formano la crosta terrestre. Il loro movimento ha dato origine a una lunga catena di montagne vulcaniche sottomarine, un ambiente difficile da esplorare e ancora poco conosciuto, dove non è raro imbattersi in animali abissali insoliti e poco documentati.
Il calamaro magnapinna, uno dei cefalopodi più insoliti degli abissi
Tra questi ci sono appunto anche i calamari magnapinna, quattro o cinque specie appartenenti al genere Magnapinna, che in latino significa letteralmente "grande pinna". Il riferimento è evidentemente alle grandi pinne poste sulla parte superiore del corpo, dalla forma quasi a cuore, che li aiutano a muoversi in acqua. Ma il tratto più sorprendente di questi cefalopodi sono soprattutto i lunghissimi tentacoli e i filamenti che pendono verso il basso per diversi metri, dandogli un aspetto davvero peculiare.
Proprio questa silhouette così insolita ha reso i magnapinna uno dei gruppi di calamari più affascinanti ed enigmatici del pianeta. Proprio questa silhouette così insolita ha reso i magnapinna uno dei cefalopodi più enigmatici del pianeta. Fino a pochi anni fa si conosceva solo lo stadio larvale, mentre gli avvistamenti confermati di adulti sono pochissimi, appena qualche decina in tutto il mondo. Per questo filmarne addirittura due insieme è un evento eccezionale.
Una nuova immagine per "l'alieno" degli abissi

L'individuo più grande osservato finora raggiungeva circa 6,4 metri di lunghezza totale, con tentacoli lunghi oltre 6 metri. Come detto, a questo genere appartengono almeno quattro o cinque specie diverse, tuttavia gli scienziati ne hanno descritte formalmente e in maniera dettagliata appena tre. Il motivo è che questi calamari vivono in profondità estreme e vengono avvistati molto raramente, quindi sappiamo ancora pochissimo sulla loro biologia, sul comportamento o sul loro modo di cacciare.
Un calamaro magnapinna era già diventato famoso nel 2012, grazie a un video ripreso vicino a un impianto petrolifero nel Golfo del Messico: immagini sgranate, luce verdastra e movimenti spettrali ci avevano restituito un aspetto quasi "alieno". Il nuovo filmato, molto più nitido, restituisce invece un'immagine molto diversa: sempre strana e affascinante, ma meno mostruosa di quanto l'immaginario costruito attorno a lui abbia spesso suggerito.