
Nelle acque gelide dei fiordi artici si nasconde un mondo che conosciamo ancora pochissimo. Anche se questi ambienti sono già considerati veri e propri hotspot di biodiversità marina, cioè aree particolarmente ricche di vita, i loro fondali restano tra gli ecosistemi meno esplorati del pianeta. Il motivo è semplice: lavorare in profondità, tra ghiacci, correnti e temperature estreme, è complicato e molto costoso.
Per questo motivo, finora gli scienziati hanno spesso studiato questi ambienti usando strumenti indiretti, come il sonar, che permette di rilevare oggetti e movimenti sott'acqua attraverso le onde sonore. Ma il sonar non può mostrare direttamente gli animali, né documentarne il comportamento o identificare con precisione le specie presenti.
Ora, però, un gruppo di ricercatori dell'Hokkaido University Arctic Research Center ha sviluppato un nuovo sistema leggero e portatile capace di registrare immagini e suoni direttamente sui fondali artici. Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, descrive il primo utilizzo di questa tecnologia in un fiordo della Groenlandia nord-occidentale, a circa 260 metri di profondità, mostrandoci per la prima volta le immagini di un mondo abitato da animali unici e ancora sconosciuti.
Un pesce lumaca che nuota all'indietro e centinaia di piccoli invertebrati

Il dispositivo utilizzato dai ricercatori pesa meno di 15 chilogrammi e può essere trasportato in una sola cassa. Ma la sua caratteristica più interessante è che è stato progettato per risultare quasi "invisibile" per gli animali marini. I ricercatori hanno infatti utilizzato luci LED rosse, che molte specie degli abissi non riescono a vedere, evitando così di spaventare o alterarne il comportamento, come accade invece con le tradizionali luci bianche, che possono attirare oppure allontanare gli animali.
Grazie a questa tecnologia, gli scienziati hanno raccolto oltre 37 ore di registrazioni video e audio del cosiddetto iperbentos, la fascia di vita marina che si muove appena sopra il fondale. Le immagini hanno mostrato soprattutto piccoli invertebrati, come crostacei anfipodi e copepodi, vermi policheti, chetognati, meduse e ctenofori, per un totale di 478 singoli animali appartenenti ad almeno 11 taxa diversi.

Tra gli incontri più insoliti c'è stato anche un cosiddetto pesce lumaca, un gruppo di pesci abissali dal corpo molle e gelatinoso appartenenti alla famiglia Liparidae, filmato mentre nuotava all'indietro con la coda arricciata. Questi pesci vengono avvistati pochissime volte, poiché vivono a profondità davvero estreme, e di recente è stata anche scoperta una nuova specie nella baia di Monterey, in California, grazie a robot sottomarini.
Un modo completamente nuovo di esplorare gli ecosistemi marini polari

Le telecamere e gli idrofoni – strumenti che registrano i suoni sott'acqua – hanno inoltre rilevato la presenza dei narvali (Monodon monoceros), i cetacei artici famosi per la lunga zanna a spirale dei maschi. Anche se questi animali non sono mai comparsi interamente nelle riprese, i ricercatori hanno registrato ogni giorno i loro richiami ultrasonici e, in una sequenza particolarmente ravvicinata, la zanna di un narvalo è passata a pochi centimetri dall'obiettivo.
Lo studio ha anche mostrato quanto siano dinamici questi ambienti profondi. Gli scienziati hanno osservato rapidi cambiamenti nella quantità della cosiddetta "neve marina", cioè la pioggia continua di particelle organiche che scendono lentamente verso il fondale. Nel giro di poche ore la concentrazione di questo materiale organico poteva persino raddoppiare, cambiando direzione seguendo le correnti di marea.
Secondo i ricercatori, questo nuovo sistema potrebbe rendere molto più semplice esplorare gli ecosistemi polari e monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici nell'Artico, una delle regioni del pianeta che si stanno riscaldando più velocemente. Ma soprattutto potrebbe aiutare a scoprire nuove specie e comportamenti mai osservati prima.