
Ha la testa completamente trasparente, gli occhi verdi a forma di tubo e un aspetto che sembra uscito da un film di fantascienza. Si chiama Macropinna microstoma ed è uno dei pesci più strani e misteriosi che abitano le profondità oceaniche. I ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), in California, sono recentemente riusciti a filmarne uno a circa 600 metri di profondità, ottenendo così per la prima volta immagini in altissima definizione in 4K di questa rara e insolita specie.
L'incontro è avvenuto durante una spedizione scientifica a bordo della nave da ricerca David Packard, a circa 90 chilometri dalla costa. Gli scienziati stavano esplorando le profondità oceaniche con il robot sottomarino a controllo remoto (ROV) Doc Ricketts, quando si sono imbattuti nell'animale. Si tratta appena dell'undicesimo avvistamento documentato dal MBARI in quasi quarant'anni di esplorazioni, nonostante le circa 7.000 immersioni robotiche e le oltre 41.000 ore di riprese subacquee.
Un incontro eccezionale che ha permesso di osservare da vicino e come mai prima d'ora alcuni degli adattamenti più sorprendenti sviluppati dai pesci per sopravvivere dove la luce del Sole arriva ormai debolissima.
Un pesce con la testa trasparente e gli occhi che ruotano

La specie Macropinna microstoma vive nella cosiddetta zona crepuscolare degli oceani, generalmente compresa tra 200 e 1.000 metri di profondità. Qui la luce solare è molto debole e gli animali hanno sviluppato strategie estremamente sofisticate per individuare prede, orientarsi ed evitare i predatori. La caratteristica più evidente e sorprendente di questa specie è senza dubbio la cupola di tessuto trasparente e gelatinoso che ricopre la parte superiore della testa.
Al suo interno si trovano due grandi occhi tubulari, riconoscibili per il colore verde brillante, che possono ruotare per seguire i movimenti delle prede. Per molto tempo si è pensato che questi occhi fossero fissi e rivolti esclusivamente verso l'alto. Le osservazioni effettuate in passato dai ricercatori del MBARI Bruce Robison e Kim Reisenbichler hanno invece dimostrato che possono ruotare anche in avanti, consentendo al pesce di mantenere il contatto visivo con una preda mentre si prepara a catturarla.

Quando rimane sospeso nell'acqua, Macropinna punta generalmente gli occhi verso la superficie, cercando di individuare le sagome degli animali che nuotano sopra di lui, illuminate dalla debolissima luce proveniente dall'alto. Una volta individuata una possibile preda, può poi orientare gli occhi in avanti per seguirla. La cupola trasparente sembra invece avere anche una funzione protettiva: il pesce può infatti nutrirsi di piccoli crostacei rimasti intrappolati nei tentacoli urticanti dei sifonofori, organismi coloniali gelatinosi imparentati con le meduse.
La particolare struttura della testa contribuisce a proteggere i suoi delicati occhi da questi cnidari. Anche il colore verde degli occhi potrebbe avere una funzione specifica. Secondo i ricercatori, i pigmenti presenti nelle lenti potrebbero aiutare a distinguere alcuni segnali luminosi nell'oscurità, con un meccanismo potenzialmente simile a quello studiato nel calamaro Histioteuthis heteropsis, un altro abitante delle profondità oceaniche.
Un incontro rarissimo ripreso per la prima volta in altissima definizione

Come accade molto spesso nelle profondità oceaniche, l'avvistamento è avvenuto quasi per caso. Durante la spedizione di otto giorni, chiamata Diving Deep for Delicate Drifters, i ricercatori stavano studiando soprattutto organismi gelatinosi come meduse, sifonofori e ctenofori, per comprendere meglio i loro adattamenti alla vita nelle profondità marine. Le operazioni scientifiche erano già terminate e il ROV stava risalendo verso la nave, quando la ricercatrice Shannon Johnson ha riconosciuto il pesce e chiesto immediatamente ai piloti di fermarsi.
La notizia ha richiamato nella sala di controllo gli scienziati e diversi membri dell'equipaggio, tutti desiderosi di vedere un animale così raro e difficile da osservare. "Vedere un Macropinna è un evento raro e speciale", ha infatti raccontato Steven Haddock, ricercatore senior del MBARI. "Gli animali delle profondità marine catturano l'immaginazione e suscitano meraviglia e stupore, sentimenti che speriamo possano incoraggiare la tutela del più grande ambiente abitabile della Terra".
Il gruppo ha osservato l'animale per circa venti minuti, utilizzando la telecamera 4K del robot per riprendere i dettagli la testa, gli occhi e i movimenti del pesce. Gli scienziati hanno anche sperimentato diverse condizioni di illuminazione per mettere in evidenza la cupola trasparente. Le immagini raccolte permetteranno così di approfondire lo studio del suo sistema visivo e di comprendere meglio come riesca a individuare le prede in condizioni di luminosità estremamente ridotta.
L'ultimo incontro documentato dal MBARI con questa specie risaliva al 2021 e il nuovo avvistamento è il primo ripreso in 4K dall'istituto. Come ha sottolineato Haddock, Macropinna rappresenta un esempio straordinario di come gli animali si siano adattati alla vita nelle profondità oceaniche, dove persino una debole ombra che passa sopra la testa può fare la differenza tra trovare cibo e restare a digiuno. In questo ambiente tanto estremo le pressioni selettive sono uniche e la competizione porta così all'evoluzione di forme e adattamenti tra i più strani del regno animale.
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