
A circa 3.300 metri di profondità, al largo della California, un robot sottomarino controllato a distanza ha incontrato uno degli animali più sfuggenti degli abissi: un calamaro magnapinna, conosciuto in inglese come bigfin squid. L'avvistamento è avvenuto nei pressi del Davidson Seamount, una montagna sottomarina dell'Oceano Pacifico, durante una spedizione condotta da ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) insieme a collaboratori dell'agenzia NOAA.
Per gli scienziati si tratta di un incontro particolarmente importante, soprattutto perché sappiamo poco o nulla sulle abitudini e la biologia del genere Magnapinna, che in latino significa letteralmente "grande pinna". In circa quarant'anni di esplorazioni delle profondità oceaniche, infatti, i ricercatori del MBARI avevano osservato un magnapinna soltanto una volta, nel 2001 alle Hawaii. In tutto il mondo, invece, sono appena una settantina in totale gli avvistamenti di questi cefalopodi.
Il magnapinna, un calamaro abissale dall'aspetto alieno
Il magnapinna è un cefalopode, lo stesso gruppo che comprende calamari, polpi e seppie, ma ha un aspetto molto diverso da quello della maggior parte dei suoi parenti. Il corpo è relativamente piccolo e sulla parte superiore presenta due grandi pinne che utilizza per muoversi con movimenti lenti e ondulatori. La caratteristica più sorprendente sono però le appendici: dal suo corpo partono otto braccia e due tentacoli, estremamente sottili e allungati.
A una certa distanza dal corpo presentano inoltre una sorta di "gomito", una brusca piega che rende ancora più particolare e insolita la loro forma. Da qui si sviluppano lunghi filamenti che possono estendersi anche per oltre sei metri e che hanno contribuito a rendere questi molluschi famosi per il loro aspetto quasi extraterrestre.
Le immagini più recenti diffuse sui social dal MBARI mostrano proprio questa insolita anatomia mentre il calamaro rimane sospeso a pochi metri dal fondale. Utilizzando il sistema laser del veicolo subacqueo ROV Doc Ricketts, i ricercatori hanno stimato una lunghezza di circa 1,25 metri dalla parte superiore del corpo fino all'estremità delle appendici.
Cosa sappiamo sulla biologia del calamaro magnapinna

Nonostante il suo aspetto sia estremamente riconoscibile, grazie soprattutto alle numerose immagini raccolte negli ultimi anni, il magnapinna rimane ancora un animale misterioso. Il genere comprende quattro o cinque diverse specie, ma gli adulti non sono mai stati raccolti per essere studiati dagli scienziati e i pochi individui analizzati e conservati erano soprattutto fasi larvali e giovanili o esemplari trovati morti e parecchio deteriorati. Per questo le immagine catturate da ROV e spedizioni in profondità sono fondamentali per capire come vivono questi cefalopodi.
Anche la loro dieta non è ancora conosciuta con certezza. Gli scienziati ritengono che i lunghissimi filamenti possano avere un ruolo nella ricerca e nella cattura delle prede, come accade con i tentacoli di molti altri calamari, ma non sappiamo esattamente cosa mangino né come utilizzino queste appendici.
Solitamente i magnapinna vengono osservati quasi sempre vicini al fondale, dove spesso se ne stanno immobili lasciandosi trasportare dalla corrente mentre mantengono le lunghe appendici distese verso il basso. In alcuni casi sembra quasi "camminare" sul fondo con i filamenti, ma quando ci si avvicina troppo e si sentono disturbati, possono fuggire via nuotando rapidamente.
Un altro incontro negli abissi dopo i due avvistanti nei mesi scorsi
L'avvistamento californiano arriva a pochi mesi dalle immagini ottenute nell'Atlantico durante una spedizione nella Doldrums Fracture Zone, dove erano stati filmati addirittura due magnapinna a oltre 4.300 metri di profondità. Anche quelle immagini avevano permesso di osservare da vicino uno degli animali più rari degli abissi e di raccogliere così nuovi dettagli sulla sua biologia.
Il nuovo incontro è avvenuto invece a circa 3.277 metri, durante una spedizione dedicata allo studio del Davidson Seamount e degli ecosistemi che si sviluppano intorno alle montagne sottomarine. Queste strutture modificano le correnti e spesso possono concentrare nutrienti e cibo, sostenendo comunità molto ricche anche nelle profondità dell'oceano. Per Olívia Soares Pereira, ricercatrice postdoc del MBARI, l'identificazione è stata quasi immediata: quando sul monitor sono comparsi i caratteristici "gomiti" delle appendici, ha riconosciuto il magnapinna prima ancora che il cefalopode entrasse completamente nell'inquadratura.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti di incontri del genere. Ogni nuova immersione può aggiungere un piccolo tassello alla conoscenza di un ambiente che rimane ancora in gran parte inesplorato. E nel caso del magnapinna, anche una breve apparizione può fornire informazioni preziose che sarebbe altrimenti impossibile ottenere in altri modi. Il calamaro dalle grandi pinne e dai tentacoli lunghissimi continua a essere uno degli animali più misteriosi degli abissi, ma con ogni nuovo avvistamento lo sarà sempre meno.