
L'ultima volta che era stato avvistato era il 1980. Poi del pesce ago spinacio (Microphis spinachioides) se ne erano perse completamente le tracce, tanto da far pensare che si fosse estinto. Questo piccolo pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia dei Siganidi, imparentato con i cavallucci e i draghi marini, è endemico del sistema fluviale di Ramu-Sepik in Papua Nuova Guinea. E proprio nelle "sue" acque è stato di nuovo "ritrovato durante una spedizione che ha coinvolto esperti e, soprattutto, la comunità locale.
La scoperta della presenza di questi animali è infatti da attribuire a una donna. Si tratta di una pescatrice indigena di nome Helen Asu che ha ritrovato due esemplari di questo elusivo pesce nel giugno del 2026, mentre utilizzava una tradizionale rete a mano per la pesca dei gamberi. La sua scoperta è avvenuta l'ultimo giorno delle due settimane di ricerca del team di esperti dell'Università di Tecnologia della Papua Nuova Guinea e del Centro di Ricerca Binatang che avevano messo in piedi un progetto che prevedeva anche la formazione degli abitanti della zona per consentirgli di riconoscere la specie e, appunto, segnalarla se l'avessero in qualche modo incontrata. "È stato davvero un momento incredibile – ha commentato sui media locali la ricercatrice Jerrica Agebigo – Quando Helen ci ha mostrato il pesce, ho capito subito che avevamo trovato qualcosa di davvero speciale".
L'unico esemplare ad oggi che era stato studiato per descrivere la specie era conservato al museo di storia naturale di Amburgo ma il reperto andò distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 2016 l'IUCN classificò il pesce ago spinacio come un animale i cui dati risultavano insufficienti all'interno della Lista Rossa. In seguito è diventata una delle 10 specie più ricercate nella lista "Pesci perduti" , compilata da SHOAL, Re:wild e dal Gruppo di specialisti sui pesci d'acqua dolce dell'IUCN. Il totale degli animali compresi in questo elenco è di 300 specie d'acqua dolce che sono spariti dai radar degli scienziati.
L'aspetto fondamentale di questo ritrovamento, come accennavamo prima, è la collaborazione con le persone che vivono nei luoghi dove abitano animali così rari ed elusivi. "Il fatto che una specie possa rimanere senza segnalazioni confermate per circa quarant'anni, per poi essere ritrovata grazie alle attività quotidiane di un pescatore locale – ha aggiunto l'esperto – è un potente promemoria dell'importanza della conoscenza ecologica locale. Senza la conoscenza, l'esperienza e la disponibilità di Helen ad aiutarci, forse non avremmo mai trovato questa specie".
Il lavoro svolto dal team di ricerca ha infatti previsto, tra le principali attività durante le due settimane in cui i ricercatori sono stati sul posto, il dedicare lungo tempo all'incontro con le comunità locali, mostrando loro le foto dell'animale e chiedendo ai pescatori se avevano mai avuto l'occasione di incontrarlo durante la loro attività.