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15 Maggio 2026
7:42

Il ciprinodonte di Devils Hole vive in una singola pozza d’acqua e ora rischia di sparire per sempre

Il ciprinodonte di Devils Hole è un pesce la cui intera popolazione vive in una singola pozza d’acqua nel deserto del Nevada. Ne erano rimasti solo 20 e ora un intervento d’emergenza prova a salvare il pesce più minacciato al mondo.

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Il ciprinodonte di Devils Hole (Cyprinodon diabolis), un piccolo pesce azzurro iridescente che vive in un solo luogo al mondo

Nel mezzo del deserto della Death Valley, in Nevada, dentro una cavità rocciosa profonda e isolata, sopravvive uno dei vertebrati più rari del pianeta. È il ciprinodonte di Devils Hole (Cyprinodon diabolis), un piccolo pesce azzurro iridescente che vive in un solo luogo al mondo: una pozza sotterranea nel cuore del Death Valley National Park, chiamata appunto Devils Hole, pozzo del diavolo. È una sorta di acquario naturale grande quanto una stanza, ma separato dal resto del pianeta da migliaia di anni di isolamento evolutivo.

Tuttavia, secondo quanto racconta una recente inchiesta di NPR, questa specie, che ha più volte sfiorato l'estinzione in passato, è arrivata ora a un punto critico mai visto prima. Di mezzo, ci sono terremoti, licenziamenti di massa del personale delle agenzie federali e una decisione disperata presa da chi lavora ogni giorno per salvare questa specie.

Un'intera specie di pesci che vive in una singola pozza

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L’intera popolazione mondiale di questa specie vive in una singola pozza nel deserto del Nevata chiamata Devils Hole

Per capire meglio la fragilità di questa storia bisogna partire dal luogo in cui vive. Devils Hole è una fessura nella roccia che si apre su una piscina naturale profonda, alimentata da acque sotterranee caldissime: circa 34 gradi, povere di ossigeno e nutrienti. In condizioni normali, per quasi qualsiasi pesce sarebbe un ambiente inabitabile. Tuttavia, il ciprinodonte è riuscito a sopravvivere qui per millenni, adattandosi a un ecosistema estremo e minuscolo: uno dei più piccoli habitat conosciuti al mondo per una specie vertebrata.

Per un'intera specie animale che si trova in una singola pozza d'acqua tutto questo significa sopravvivere perennemente in bilico sul baratro dell'estinzione. Una frana, un parassita, una malattia o anche sono una singola stanza inquinante che arriva per caso nell'acqua, possono spazzare via l'intera popolazione in un istante. Ed è infatti un rischio che abbiamo corso un sacco di volte in passato.

Il crollo improvviso: cosa è successo dopo i terremoti

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In questa foto è possibile osserva quasi l’intera superficie affiorante del Devils Hole. Foto da Wikimedia Commons

Fino a pochi anni fa, la popolazione sembrava comunque stabile, con oscillazioni lente ma relativamente rassicuranti per gli standard della specie. Nel 2024, durante i consueti censimenti che ogni anno effettuano i biologi erano stati contati ben 191 individui, il numero più alto degli ultimi 25 anni. Poi però, all'inizio del 2025, è arrivato il crollo.

Due eventi sismici, avvenuti a distanza di poche settimane, hanno scosso la cavità sotterranea come mini-tsunami. Le onde interne hanno spazzato via il sottile strato di alghe che costituisce l'unica fonte di cibo del ciprinodonte. Le conseguenze sono state devastanti: in poche settimane la popolazione è precipitata fino a circa 20 individui. Un numero così basso da far temere la scomparsa totale della specie nel suo unico habitat naturale.

Allo stesso tempo, il Dipartimento per l'Efficienza Governativa di Elon Musk stava licenziando in massa buona parte del personale delle agenzie federali, mentre il governo Trump si avviava verso quello che sarebbe diventato il più lungo blocco delle attività governative nella storia degli Stati Uniti.

L'intervento d'emergenza per salvarli

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Dopo il crollo della popolazione avvenuto all’inizio del 2025, i biologi hanno liberato nella pozza tutti i pesci allevati in cattività

Di fronte a tanta incertezza, i biologi dello U.S. Fish and Wildlife Service e del National Park Service hanno preso una decisione senza precedenti: liberare nel pozzo del diavolo tutti i pesci allevati in cattività. In virtù della perenne situazione critica in cui vive questa specie, esiste infatti una "popolazione di riserva", mantenuta in un grande impianto di allevamento creato proprio per emergenze come questa.

E così, la prima volta, questi animali sono stati tutti liberati nella pozza. Prima 19 individui, poi altri circa 50. In poche settimane, la situazione è sembrata migliorare nettamente e dall'ultimo conteggio effettuato in questa primavera si è arrivati a un totale di 77 pesci presenti nella cavità. Un segnale incoraggiante, anche se non definitivo.

La corsa contro il tempo (e contro la politica)

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I biologi non hanno però preso campioni genetici e ora non è possibile riconoscere i pesci allevati in cattività. Foto di USFWS/O. Feuebacher

Il ripopolamento, però, non è stata solo una questione conservazionistica. Come ha raccontato NPR, la decisione è maturata anche in virtù del clima di forte incertezza amministrativa negli USA, tra possibili tagli ai programmi federali e timori di blocchi operativi. Questa pressione ha perciò accelerato i tempi e proprio la fretta ha avuto una conseguenza scientifica importante: non sono stati raccolti campioni genetici dei pesci liberati.

Questo significa che oggi i ricercatori non sono più in grado di distinguere i pesci allevati in laboratorio da quelli naturalmente presenti nella pozza. Perciò, non possono più capire quanti di quelli liberati siano sopravvissuti né se i nuovi arrivati stanno influenzando in qualche modo le dinamiche della popolazione. È un problema enorme, perché la diversità genetica – cioè la varietà del DNA di una specie – è ciò che permette a una popolazione di adattarsi ai cambiamenti e resistere meglio alle malattie o altre minacce improvvise.

Una sopravvivenza che resta appesa a un filo

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L’apertura del pozzo del diavolo. Foto da Wikimedia Commons

Gli scienziati concordano però su un punto: senza quell'intervento d'emergenza, la specie sarebbe stata spacciata. Ma resta comunque un'incognita importante: i pesci allevati in cattività, cresciuti in condizioni più stabili e ricche di risorse, potrebbero avere un vantaggio competitivo rispetto a quelli nati in ambiente naturale. E questo, nel lungo periodo, potrebbe alterare ulteriormente le dinamiche genetiche della popolazione.

Ma la sua sopravvivenza resta appesa a un filo e dipende da un ambiente minuscolo, da eventi geologici imprevedibili e da decisioni umane prese spesso sotto pressione. Come sottolinea anche NPR, questa assurda vicenda non è solo la storia di un pesce rarissimo. È anche un esempio estremo di quanto la conservazione della biodiversità oggi sia un lavoro incessante di mediazione, sempre più complicato, tra scienza, emergenze e limiti della politica.

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