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8 Marzo 2026
11:32

“Il mio pitone rischia di morire, non ci sono topi vivi”. Quando l’ingerenza umana mette a rischio la vita dei selvatici

Un uomo nel bellunese si è rivolto agli organi di stampa per fare un appello: non riesce a trovare più topi vivi da dare in pasto al pitone reale che detiene e chiede aiuto. Una notizia che colpisce ma che invece dovrebbe far riflettere sull'ingerenza umana nella vita degli altri animali, soprattutto per specie come questa che vengono detenute in terrari, decisamente lontani dalla loro condizione in natura.

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Quello che non dovrebbe mai accadere: un pitone reale nelle mani di un essere umano. Le specie selvatiche dovrebbero vivere in natura, lontano dagli esseri umani

C'è una persona che è disperata in quel di Tai di Cadore, una frazione del Comune di Pieve di Cadore in provincia di Belluno. Si tratta di un signore che oggi parla dalle pagine del Corriere del Veneto e racconta della difficoltà che sta incontrando nel trovare topi vivi da dar da mangiare al pitone che custodisce all'interno di una teca da 15 anni. L'animale si chiama Snake, è un pitone reale (Python regius) e rientra nelle specie che possono essere detenute secondo le certificazioni previste dal regolamento Cites europeo e di cui l'uomo è in possesso.

Snake non mangia da 15 giorni e come ha dichiarato l'uomo "se non mangerà entro un breve periodo di tempo, morirà". Questa persona si è dunque rivolta ai media per chiedere aiuto, nel caso ci sia chi può indicargli come reperire gli animali vivi di cui si nutre il serpente, considerando che ha anche provato ad alimentarlo con dei cadaveri congelati e il rettile si è rifiutato di mangiarli.

Fin qui la cronaca, riportata e ripresa da diversi giornali e che anche sui social sta diventando oggetto di interesse, tra chi vuole aiutare l'uomo e l'animale e chi rimane perplesso di fronte all'ingerenza degli esseri umani nelle vite delle altre specie in generale. La notizia, di per sé, ci fa effetto perché ci impressiona, in realtà. Alcuni infatti si trovano sorpresi quando leggono questa storia rispetto all'idea stessa di un serpente cui dare topi vivi da mangiare: ma se non ci fosse un essere umano in mezzo, saremmo in realtà di fronte semplicemente a quello che in natura è del tutto normale, ovvero che un serpente si cibi di roditori e altre prede, ovviamente vive prima di essere mangiate.

Ma è l'elemento umano che fa sorgere anche una questione etica che è in fondo puramente nostra, come specie si intende,  nel momento in cui altro non dovremmo fare che interrogarci invece sul nostro ruolo in questa dinamica naturale. E in questo caso, ma come in tanti altri in cui homo sapiens si pone al centro del mondo come "decisore" della vita degli altri esseri viventi, è il nostro ruolo che risulta disturbante: il dato di fatto che nella catena naturale della vita selvaggia ci intromettiamo diventando noi dei fornitori di altri esseri viventi da dare da mangiare a un altro animale.

Questa storia può essere utile per vedere le cose da un'altra prospettiva, allora, per invitarci a una riflessione più profonda, ovvero a chiederci perché si ha l'esigenza di prendere un animale decisamente lontano dallo stesso concetto di addomesticamento o domesticazione (due cose ben diverse) e tenerlo in un terrario per così tanto tempo e fino al punto di rischiare di farlo morire perché non si riesce a provvedere alle sue necessità. E considerando anche che il rettile ora è sottoposto ad alimentazione forzata dal veterinario, una situazione estrema che, di per sé, dovrebbe già farci capire quanto sia ingiusto interferire così tanto con la vita di un altro essere vivente che non ha di certo scelto di non vivere in natura.

Ecco, al rischio di sembrare contro corrente, questa notizia potrebbe essere utile solo per un motivo: far conoscere alle persone chi è il pitone reale e quali sono le sue caratteristiche in natura, l'unico luogo in cui dovrebbe vivere, ben lontano da teche e appartamenti. Perché stiamo parlando appunto di un serpente costrittore della famiglia Pythonida, originario dell'Africa, non del bellunese o di qualsiasi altro luogo nel mondo che non sia quello in cui è nato. Questo serpente non è velenoso e per la sua natura mite, schiva e decisamente non aggressiva, da anni è allevato e tenuto in cattività. E  nonostante chiaramente in Italia non sia una specie autoctona ed è vietato il rilascio in natura, capita anche spesso che vengano ritrovati esemplari che sono stati abbandonati. Sì, sono tanti i rettili e non solo che sono tenuti in casa da molte persone: ancora una volta, allora, è bene ribadire che i serpenti sono animali selvatici, non domestici.

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