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12 Ottobre 2026
15:37

Milo, lo squalo balena dei record: ha percorso oltre 54mila chilometri in dieci anni

Milo, uno squalo balena di oltre otto metri, ha percorso più di 54mila chilometri in quasi dieci anni. I suoi spostamenti vengono seguiti dai ricercatori grazie a dispositivi satellitari applicati alla sua pinna dorsale e stanno aiutando a comprendere meglio le abitudini di questa specie minacciata.

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Un giovane squalo balena chiamato Milo viene seguito da quasi dieci anni grazie ai dispositivi satellitari applicati alla sua pinna dorsale. Foto di repertorio

Si chiama Milo, è lungo oltre otto metri e negli ultimi dieci anni ha attraversato buona parte dell'Atlantico occidentale, percorrendo almeno 54.700 chilometri. Milo è uno squalo balena e, grazie a una serie di dispositivi satellitari applicati su di lui dai ricercatori, è diventato lo squalo con il percorso più lungo mai documentato. Un record che racconta non soltanto le straordinarie capacità di movimento di questi giganti del mare, ma anche quanto siano importanti alcune aree dell'oceano per la sopravvivenza della sua specie.

Milo è un giovane maschio non ancora completamente adulto, incontrato per la prima volta dai ricercatori nel 2017 al largo della penisola dello Yucatán, in Messico. Qui gli scienziati dell'organizzazione messicana Ch'ooj Ajauil AC e del Guy Harvey Research Institute della Nova Southeastern University gli hanno applicato per la prima volta sulla sua pinna dorsale un trasmettitore GPS per seguirne gli spostamenti.

Il primo dispositivo ha funzionato soltanto per un paio di settimane, ma il gruppo di ricerca non si è arreso. Milo è stato infatti ritrovato e dotato di nuovi trasmettitori più volte: nel 2018, nel 2020, nel 2023 e infine nel luglio del 2026. Cinque dispositivi in quasi dieci anni, che hanno permesso di ricostruire come mai prima d'ora i movimenti e la vita di un singolo individuo, un risultato non da poco per per un animale marino che può percorrere migliaia di chilometri.

Il viaggio da record dello squalo Milo attraverso l'Atlantico

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Il momento in cui viene applicato un trasmettitore satellitare sulla pinna dorsale di uno squalo balena. Foto di Guy Harvey Research Institute

Grazie ai dati raccolti, i ricercatori hanno scoperto che Milo ha attraversato più volte il Golfo del Messico, si è spinto intorno alle isole settentrionali dei Caraibi, ha raggiunto le acque a est delle Bermuda ed è arrivato fino al Massachusetts, lungo la costa nord-orientale degli Stati Uniti. Complessivamente, il percorso documentato supera i 54.700 chilometri, una distanza superiore alla circonferenza terrestre.  Non significa naturalmente che Milo abbia nuotato ininterrottamente per tutti questi chilometri, né che sia lo squalo che ha viaggiato di più in assoluto.

Il primato riguarda la lunghezza complessiva degli spostamenti documentati dai ricercatori attraverso il monitoraggio satellitare. E proprio questa lunga serie di dati ha permesso di ricostruire un comportamento interessante. Milo è infatti in grado di compiere migrazioni lunghissime in mare aperto, ma può anche decidere di trascorrere diversi mesi rimanendo nella stessa area senza allontanarsi troppo.

Il motivo è probabilmente legato soprattutto alla disponibilità di cibo. Gli squali balena sono infatti i pesci più grandi del pianeta, ma si nutrono di organismi minuscoli. Nonostante le dimensioni imponenti (che comunque non bastano a difendersi dagli attacchi delle orche), infatti, filtrano l'acqua attraverso la bocca per catturare soprattutto zooplancton, uova e larve di pesci e altri piccoli organismi.

Durante l'estate, proprio al largo dello Yucatán, enormi concentrazioni di uova e larve di pesce attirano quindi centinaia di squali balena e mante, che si radunano qui per approfittare di questa abbondanza stagionale.  Ed è esattamente qui che Milo è stato incontrato più volte nel corso di questi anni. E quest'anno, dopo alcune stagioni caratterizzate da numeri più bassi, l'area ha registrato nuovamente grandi aggregazioni di animali, con centinaia di squali balena e mante osservati ogni giorno.

Perché seguire uno squalo balena per dieci anni è così importante

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I movimenti dello squalo balena Milo tra il Golfo del Messico e l'Atlantico in questi quasi dieci anni di monitoraggio. Immagine da Guy Harvey Research Institute

Dal 2017 a oggi, il gruppo di ricerca ha applicato 48 trasmettitori satellitari agli squali balena che frequentano le acque dello Yucatán, che possono essere seguiti in tempo reale insieme ad altre specie sul sito del Guy Harvey Research Institute. Il caso di Milo è però particolarmente prezioso perché seguire per così tanto tempo lo stesso individuo permette di ricostruire in maniera più precisa le abitudini e i comportamenti di questi squali.

Riuscire ad applicare sullo stesso animale ben cinque diversi trasmettitori nell'arco di quasi un decennio rappresenta perciò un risultato senza precedenti. Ed è ancora più significativo considerando la longevità di questi pesci: alcune stime suggeriscono infatti che gli squali balena possano vivere anche più di 125 anni. Dieci anni rappresentano quindi soltanto una piccolissima parte della loro vita, ma sono sufficienti per individuare le aree più frequentate, i luoghi in cui si riproducono e le possibili relazioni tra le migrazioni e le condizioni ambientali.

Lo squalo balena (Rhincodon typus) è infatti classificato come "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, soprattutto causa delle catture accidentali nelle reti da pesca (il cosiddetto bycatch) e per le collisioni con le imbarcazioni. Conoscere le rotte migratorie e soprattutto le aree in cui questi giganti si concentrano può quindi aiutare a individuare le zone più importanti da proteggere, anche oltre i confini politici dei singoli Paesi.

La storia di Milo dimostra inoltre che poter percorrere agilmente distanze enormi non significa necessariamente vagare per gli oceani senza una meta. Anche uno squalo capace di attraversare buona parte dell'Atlantico può infatti tornare più volte negli stessi luoghi, seguendo le stagioni e i cambiamenti nella disponibilità di cibo. E se oggi sappiamo qualcosa in più su come si muovono questi giganti, è anche grazie a Milo e a questi quasi dieci anni di monitoraggio satellitare.

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