
Uno squalo mako lungo circa 2,5 metri è rimasto per quasi un'ora all’amo di un pescatore al largo di Livorno, prima di riuscire a liberarsi da solo e allontanarsi. L’incontro è avvenuto a circa un miglio a sud delle Secche della Meloria, a quattro miglia dalla costa, durante una battuta di pesca a traina alle ricciole. A trovarsi dall'altra parte della lenza c'era Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva.
L'animale, una femmina stimata con un peso di circa 110-120 chili, aveva abboccato a un tonno vivo usato come esca. Volpi ha cercato di avvicinarlo alla barca per liberarlo nel modo più rapido possibile, ma lo squalo, dopo circa un'ora, ha dato un forte colpo di coda e ha strappato il finale della lenza, riuscendo così a riprendere il largo.
Il pescatore ha raccontato di aver preparato anche un coltello per poter recidere la lenza vicino alla bocca dell'animale, così da evitare che rimanesse trascinata in acqua. Non è però riuscito a rimuovere a farlo prima che il mako si liberasse da solo. Secondo quanto riferito da Volpi, però, l'amo era biodegradabile e dovrebbe quindi degradarsi da solo col tempo senza creare problemi al predatore.
Il mako, lo squalo più veloce del pianeta

Il mako (Isurus oxyrinchus) è uno squalo appartenente alla stessa famiglia del grande squalo bianco. Ha un corpo affusolato, un muso appuntito e una particolare conformazione che gli permette di essere uno dei nuotatori più veloci tra tutti gli squali. Può infatti raggiungere velocità anche fino a 100 chilometri orari ed è capace di compiere spettacolari salti fuori dall'acqua. Un paio d'anni fa, è stato anche taggato con GPS il primo individuo del Mediterraneo.
È un predatore pelagico, ovvero che trascorre gran parte della propria vita in mare aperto, nutrendosi soprattutto di pesci e cefalopodi. Nonostante la sua fama, gli incontri con le persone sono estremamente rari. Come ha infatti spiegato a Fanpage.it l'esperto Alessandro De Maddalena, il mako può avvicinarsi talvolta alle imbarcazioni, soprattutto quando è attirato da esche o prede, ma generalmente tende a mantenere le distanze dagli esseri umani.
Quello di Livorno non è comunque un episodio isolato. Nel giugno 2025 un giovane mako di circa 1,2 metri era stato allarmato al largo di Marina di Pisa e si era liberato mordendo la lenza. Un mese dopo un altro giovane indioviduo, lungo circa 1,2 metri, era finito nelle reti di un peschereccio davanti a Deiva Marina, in Liguria, per poi essere liberato. Nell'agosto dello stesso anno un mako era stato inoltre allamato al largo di Porto Cesareo, in Puglia, riuscendo anche in quel caso a liberarsi. La scorsa primavera, invece, un altro mako ha urtato una barca al largo di Gallipoli.
Gli squali mako stanno aumentano lungo le coste italiane?

Tutti questi episodi possono dare l'impressione che questi squali siano improvvisamente diventati più numerosi nei nostri mari. Ma la situazione è molto più complessa di così. De Maddalena ha infatti spiegato che oggi questi avvistamenti sono molto più visibili perché smartphone e social permettono di documentare e condividere praticamente ogni incontro, mentre questo non significa necessariamente che gli squali siano aumentati. Al contrario, nel Mediterraneo molte specie hanno subito un forte declino a causa soprattutto della pesca accidentale.
Lo stesso squalo mako è considerata una specie "In pericolo (EN)" al livello globale all'interno della Lista Rossa IUCN, mentre è addirittura classificato "In pericolo critico (CR)" per il solo Mediterraneo. Proprio per questo, ogni incontro dovrebbe ricordarci soprattutto quanto sia importante ridurre la mortalità accidentale legata alla pesca.
Il grosso mako incontrato davanti a Livorno, dunque, è riuscito a liberarsi da solo. Resta però l'aspetto più delicato della vicenda: quando uno squalo abbocca accidentalmente a un amo, riuscire a ridurre al minimo il tempo di cattura e soprattutto la quantità di lenza che rimane attaccata può fare una differenza importante per le sue possibilità di sopravvivere.