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27 Aprile 2026
12:23

Dove vive lo squalo mako in Italia, l’ultimo avvistamento a Gallipoli: le imbarcazioni lo incuriosiscono

Uno squalo mako (Isurus oxyrinchus) è stato avvistato al largo di Gallipoli, in Salento, dove ha urtato una barca di pescatori. La specie è stabilmente presente nel Mediterraneo e viene avvistata con un certa regolarità lungo le coste italiane, anche se non è tra gli squali più comuni. Spesso si avvicina alle barche incuriosito.

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Uno squalo mako (Isurus oxyrinchus) fotografato in Sudafrica da Alessandro De Maddalena

Nelle acque del Salento, al largo di Gallipoli, è stato recentemente avvistato uno squalo mako (Isurus oxyrinchus), una delle specie meno conosciute presenti nel Mar Mediterraneo. L'animale era ferito ed è stato ripreso da alcuni pescatori che hanno poi diffuso il video sui social. Lo squalo ha anche colpito l'imbarcazione, generando comprensibilmente timore per i diportisti a bordo. Non si è trattato di un vero e proprio "attacco", come riportato da alcuni media, e l'episodio fortunatamente non ha avuto conseguenze.

Il mako è uno squalo pelagico, cioè che vive prevalentemente in mare aperto, lontano dalle coste, ed è presente in tutto il mondo incluso il Mediterraneo, dove viene osservato con una certa regolarità, anche se non è tra le specie più comuni da avvistare. La sua presenza non è quindi un evento eccezionale, ma rientra nelle dinamiche naturali di un predatore che si muove seguendo le prede e le condizioni ambientali. Negli ultimi anni, segnalazioni simili sono infatti già arrivate da diverse zone del Mediterraneo, comprese le coste italiane.

Gli avvistamenti di squalo mako nei mari italiani

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Il mako è presente stabilmente nel Mediterraneo e viene avvistato con un certa regolarità lungo le coste italiane, anche se non è tra gli squali più comuni

L'episodio di Gallipoli si inserisce infatti in una serie di avvistamenti ben documentati negli ultimi anni. In Italia, segnalazioni recenti di mako sono arrivate sempre dal Salento, a Porto Cesareo, (nel 2025), da Sicilia e Cilento (2025), dalla Toscana (2021 e 2025), dalla Calabria (2024), dalla Liguria (2024) e dalla Sardegna appena qualche giorno fa, il 20 aprile a Porto Pino, dove è stato catturato e poi liberato da un pescatore sportivo un giovane individuo.

La specie è quindi ben presente nelle acque italiane, ma anche in altri paesi del Mediterraneo, come Spagna, Francia e Grecia, dove viene osservato con una certa regolarità. In molti casi si tratta di incontri occasionali con pescatori o di segnalazioni raccolte durante attività di ricerca scientifica. Recentemente, infatti, un gruppo di ricercatori italiani ha anche marcato per la prima volta nel Mare Nostrum una giovane femmina, dotandola di un dispositivo satellitare utilizzato per seguire i suoi spostamenti.

Questi avvistamenti recenti non indicano quindi un aumento anomalo della specie, ma piuttosto una maggiore attenzione e possibilità di documentare la presenza degli squali in mare, anche grazie a smartphone e social network. Inoltre, alcuni cambiamenti ambientali, come la distribuzione delle prede o la temperatura dell'acqua, potrebbero influenzare gli spostamenti di questi animali nel corso degli anni e delle stagioni.

Le caratteristiche dello squalo mako

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Lo squalo mako può raggiungere i 3–4 metri di lunghezza e nuotare fino a 70 km/h

Lo squalo mako, conosciuto anche come mako pina corta per differenziarlo dal più raro mako pinna lunga (Isurus paucus) è facilmente riconoscibile per il corpo slanciato, il muso fortemente appuntito, gli occhi grandi e neri e per la colorazione blu scuro-argento sul dorso, che sfuma nel bianco ai lati del corpo e sul ventre. Può raggiungere i 3-4 metri di lunghezza, anche se la maggior parte degli individui sono generalmente più piccoli.

È spesso considerato lo squalo più veloce al mondo e può superare i 70 km/h grazie a un corpo particolarmente idrodinamico e a una muscolatura molto sviluppata ed efficiente. Questa velocità lo rende un predatore altamente specializzato, capace di catturare prede molto rapide come tonni, sgombri e calamari. Vive principalmente in acque profonde e aperte, ma può avvicinarsi alla costa seguendo i banchi di pesci. Come la maggior parte degli squali è un animale solitario, con abitudini ancora in parte poco conosciute, soprattutto nel Mediterraneo.

Sappiamo però che come tantissime altre specie di squali e razze è purtroppo un predatore in declino e in serio pericolo di estinzione. A livello globale, il mako è infatti considerato "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate e addirittura "In pericolo critico (CR)" nel Mediterraneo, categoria immediatamente precedente all'estinzione. La pesca, sia diretta sia accidentale (cioè quando finisce nelle reti destinate ad altre specie, cosiddetto bycatch), ha ridotto significativamente le sue popolazioni.

Perché lo squalo mako ha colpito l'imbarcazione a Gallipoli

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Gli squali mako si avvicinano spesso alle imbarcazioni, talvolta urtandole probabilmente per investigare meglio

Sebbene sia una specie tipicamente pelagica e quindi più difficile da incontrare, la forza e la velocità dello squalo mako lo rendono potenzialmente pericoloso anche per gli esseri umani, soprattutto in situazioni particolari. Secondo i dati dell'International Shark Attack File – il più importante e completo database al mondo – gli squali mako sono stati coinvolti in circa 10 attacchi non provocati, uno solo dei quali con esito fatale: numeri molto bassi se confrontati con altre specie e, soprattutto, con le crescenti attività umane in mare.

Chi ha avuto occasione di incontrarli racconta che questi squali mostrano spesso un comportamento curioso sia nei confronti delle persone che delle imbarcazioni, probabilmente per esplorare ciò che hanno davanti. Questa curiosità può spiegare anche episodi come quello avvenuto a Gallipoli ed è infatti noto che i mako tendono ad avvicinarsi alle barche, talvolta urtandole o colpendole, forse per investigare meglio attratti da vibrazioni, rumori, riflessi o movimenti che ricordano quelli delle loro prede.

Situazioni simili possono verificarsi spesso anche durante la pesca sportiva: un mako catturato all'amo può reagire con movimenti bruschi e ferire accidentalmente i pescatori. È importante però sottolineare senza allarmismi che gli incidenti e gli attacchi rimangono estremamente rari. Lo squalo mako non è una specie che cerca attivamente il contatto con le persone e gli incontri restano eventi occasionali, spesso legati alla curiosità di questi animali e alle attività umane in mare aperto.

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