
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare molto di squali in Italia. Alcuni video e segnalazioni hanno fatto rapidamente il giro dei social: uno squalo mako avvistato al largo di Gallipoli, in Puglia, che ha anche urtato un'imbarcazione; un altro pescato e poi liberato in Sardegna; e una verdesca avvistata invece vicino alla costa a Terracina, nel Lazio. Episodi che, messi insieme agli avvistamenti degli ultimi anni, danno l'impressione di un aumento improvviso della presenza di squali nei nostri mari.
Ma è davvero così? Gli squali stanno tornando in massa nel Mediterraneo oppure siamo di fronte a un fenomeno solo apparente? Ne abbiamo parlato con Alessandro De Maddalena, considerato uno dei massimi esperti di squali a livello internazionale e che attualmente opera allo Shark Museum, in Sudafrica.
Quanti e quali squali ci sono nel Mediterraneo

Per capirlo, bisogna però prima chiarire un punto fondamentale: il Mar Mediterraneo non è affatto privo di squali. Anzi, è un ambiente ricco di biodiversità anche per questi grandi predatori. Come spiega De Maddalena, che da anni studia gli squali in giro per il mondo, "nel Mediterraneo sono state segnalate fino a oggi 51 specie diverse di squali. È un numero significativo, se si pensa che nel mondo le specie riconosciute sono circa 565: quasi il 10% è presente anche qui".
Tra queste ci sono naturalmente specie più comuni, altre rare e alcune osservate pochissime volte. "Per esempio lo squalo balena – racconta De Maddalena – è stato avvistato solo tre volte nel Mediterraneo: è quindi un visitatore occasionale". Più frequenti, invece, sono specie come la verdesca, spiega l'esperto: "È uno squalo slanciato che può raggiungere anche i quattro metri di lunghezza, anche se più spesso si aggira intorno agli uno o due metri e mezzo. Oppure il cetorino, noto anche come squalo elefante: è il secondo pesce più grande del mondo, completamente innocuo perché si nutre di plancton, minuscoli organismi che filtra dall'acqua".

Non mancano poi squali di dimensioni decisamente più ridotte, come i gattucci, mentre altre specie un tempo comuni, per esempio i palombi, sono oggi sempre più rare a causa della pesca eccessiva.
E il famigerato squalo bianco? "Un tempo era molto più diffuso anche nei nostri mari, soprattutto nell'Adriatico orientale, nel Tirreno e in Sicilia, ma parliamo di circa un secolo fa. Oggi è rarissimo, anche se ancora presente", sottolinea De Maddalena. "Le femmine, per esempio, si spostano nel canale di Sicilia per partorire e un lavoro che abbiamo pubblicato recentemente suggerisce la presenza di una possibile nursery anche nell'Adriatico orientale, in Croazia".
Gli squali in Italia sono davvero in aumento?

Tra gli squali più spettacolari avvistati di recente c'è il mako, una specie strettamente imparentata con lo squalo bianco. "Sono tra gli squali più veloci al mondo – racconta l'esperto – e possono raggiungere anche i 100 chilometri orari. Sono noti anche per i loro salti fuori dall'acqua, che possono arrivare fino a otto metri". Nonostante l'aumento degli avvistamenti, si tratta di animali che però raramente interagiscono con gli esseri umani: "Non attaccano praticamente mai le persone. Possono avvicinarsi alle imbarcazioni, soprattutto se attratti da esche, ma tendono a mantenere le distanze".
Eppure, la percezione comune è parecchio diversa: molti pensano che gli squali siano sempre più numerosi e pericolosi. "In realtà non dobbiamo avere paura – chiarisce De Maddalena -. Gli squali non sono interessati alle persone. Gli incidenti sono rarissimi e spesso legati a comportamenti esplorativi: mordono per curiosità, non per attaccare". L'ultimo attacco mortale in Italia da parte di uno squalo bianco risale agli anni '80 e le probabilità di essere morsi da un cane, di annegare o essere colpiti da un fulmine sono di gran lunga superiori.
Allora perché oggi sembra che gli squali siano ovunque? La risposta, secondo l'esperto, è molto semplice: i social media. "Non sono gli squali ad essere aumentati, ma le segnalazioni. Oggi chiunque va in mare ha uno smartphone, può fotografare o filmare e condividere tutto in tempo reale. Fino a pochi anni fa questo non succedeva: gli squali c'erano, ma non li segnalava nessuno".
Gli squali continuano a sparire in tutto il mondo

Anzi, la realtà è esattamente opposta a quella percepita. "Nel Mediterraneo il numero degli squali è fortemente diminuito negli ultimi 20-30 anni. È in corso un vero e proprio collasso a causa soprattutto della pesca eccessiva". A livello globale, ogni anno vengono catturati e uccisi da 60 milioni a 270 milioni di squali, un numero di molto superiore alla loro capacità di riprodursi.
In questo senso, i recenti avvistamenti possono essere quindi letti anche come un segnale positivo: alcune specie, come il mako, potrebbero mostrare timidi ma incoraggianti segnali di ripresa. Ma questo non deve far abbassare la guardia. "Gli squali sono in declino in tutto il mondo e rischiano l'estinzione. I nostri mari non fanno eccezione", conclude Alessandro De Maddalena.
In altri termini, non stiamo assistendo a un'invasione, ma semplicemente a un cambiamento nel modo in cui osserviamo e raccontiamo il mare e i suoi abitanti. Non sono in aumento né gli squali né gli attacchi, nel Mediterraneo come nel resto del mondo. Gli squali ci sono sempre stati nei nostri mari. Semplicemente, oggi li vediamo (e li condividiamo) molto di più.