UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
17 Settembre 2026
13:27

Gli squali non conoscono confini politici: per proteggerli serve cooperazione internazionale

Gli squali attraversano mari e confini nazionali durante le loro lunghe migrazioni. Per proteggerli davvero serve conoscere ancora meglio le loro rotte e rafforzare la cooperazione internazionale: tutelare solo alcuni tratti di mare non basta.

Immagine
Uno squalo bianco (Carcharodon carcharias), una delle specie che si muove tra gli oceani

Gli squali non conoscono i confini tracciati sulle mappe. Molte specie possono infatti percorrere anche migliaia di chilometri attraversando i mari di diversi Paesi, arrivando anche in acque internazionali dove nessuno Stato esercita una sovranità diretta. Per proteggerli, quindi, non basta più tutelare solo alcune aree: servono conoscenze condivise e una maggiore cooperazione tra Paesi.

È quanto emerge da uno studio dell'Università del Queensland, pubblicato di recente sulla rivista Conservation Biology. Gli autori hanno analizzato circa trent'anni di studi basati su tre diverse tecniche per seguire gli animali: il monitoraggio satellitare, quello acustico e la marcatura e successiva ricattura degli individui. L'obiettivo era ricostruire le rotte migratorie e i collegamenti tra le acque australiane e quelle di altri Paesi.

Dallo squalo balena allo squalo bianco, viaggi oltre i confini

Immagine
Molti squali, come lo squalo balena (Rhincodon typus), migrano regolarmente tra diversi Paesi e questo rende più complicato riuscire a proteggerli in maniera efficace

I ricercatori hanno preso in esame 29 specie di squali e razze presenti nelle acque australiane e hanno costruito una sorta di mappa delle loro rotte migratorie.  Cinque specie, in particolare, hanno mostrato movimenti regolari e costanti attraverso i confini internazionali: lo squalo balena, la verdesca, lo squalo mako, lo squalo galeo e lo squalo bianco. Alcuni individui sono stati seguiti addirittura fino al Sudafrica, alla Nuova Zelanda, all'Indonesia e alla Micronesia, oltre che in aree dell'oceano al di fuori delle giurisdizioni nazionali.

Questi spostamenti hanno quindi conseguenze molto importanti per la conservazione di queste specie. Uno squalo può infatti trovarsi in un'area dove è protetto e, pochi mesi dopo, raggiungere un'altra zona in cui è esposto invece a numerose minacce. Tra queste c'è soprattutto la pesca eccessiva, ma anche il bycatch, ovvero la cattura accidentale in reti e ami da pesca. Secondo gli autori, verdesche e squali galei sono le due specie più colpite a questo fenomeno.

Immagine
Alcuni squali bianchi e mako australiani si sono spinti fino al Sudafrica. Immagine da Bezerra et al., 2026

Lo squalo balena rappresenta in maniera molto chiara questo problema. La specie gode delle massime misure di protezione in Australia, ma un parte della popolazione migra regolarmente ogni anno verso l'Indonesia. Qui, purtroppo, le tutela sono minori e le misure di conservazione meno severe. Per questo, spiegano gli autori, conoscere le rotte e il comportamento migratorio non serve soltanto a descrivere meglio le abitudini degli squali, ma anche a capire dove e quando le diverse minacce possono essere più impattanti.

Il problema è anche quello che ancora non sappiamo sugli squali

Immagine
Uno squalo catturato accidentalmente da un peschereccio

L'altra faccia della medaglia di questo studio è che sebbene si conosca relativamente molto sul comportamento migratorio di alcune specie, per la maggior parte delle altre non sappiamo praticamente niente. Tra le 29 specie studiate e inserite nella Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS), per 18 di queste, cioè il 62%, non erano disponibili informazioni sui loro movimenti. In pratica, per quasi due specie su tre mancao dati sufficienti per ricostruire le rotte migratorie.

Studiare gli squali e i loro spostamenti è infatti estremamente complesso. A differenza degli uccelli migratori, che possono essere osservati e seguiti anche a vista quando si spostano tra un continente e l'altro, gli squali vivono e si muovono quasi sempre sotto la superficie del mare. Individuarli, marcarli e seguirli richiede quindi strumenti e tecnologie molto specifiche e campagne di ricerca spesso difficili e parecchio costose.

Immagine
Squali catturati accidentalmente dai pescatori e rigettati in mare in Indonesia

Per gli autori, questo significa quindi che la conservazione deve procedere su due diversi fronti contemporaneamente: aumentare la conoscenza delle rotte ancora poco studiate e condividere le informazioni già disponibili tra i diversi Paesi. Le migrazioni degli squali mostrano infatti tutti i limiti di una gestione basata esclusivamente sui confini nazionali. Proteggere un tratto di mare può essere importante, ma se lo stesso animale trascorre parte della sua vita in acque internazionali o meno protette, la sua sopravvivenza dipende anche da ciò che accade al di là di quel confine.

Proprio per questo, secondo gli autori, cooperazione scientifica, condivisione delle tecnologie e dei dati e misure di conservazione coordinate al livello internazionale sono gli elementi indispensabili per tutelare davvero le specie che, nel corso della loro vita, appartengono ecologicamente a più mari e più Paesi.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views