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16 Giugno 2026
16:56

Abbattere gli squali non rende il mare più sicuro e non riduce il rischio di essere morsi

Abbattere gli squali non garantisce una maggiore sicurezza e non riduce il rischio di morsi. Gli studi mostrano che monitoraggio, droni, educazione e sistemi non letali sono più efficaci nel ridurre incidenti e morsi.

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Secondo gli esperti, l’abbattimento sistematico degli squali non è una soluzione efficace per ridurre attacchi e incidenti

Dopo ogni grave incidente che coinvolge uno squalo, come quello accaduto recentemente a Coogee Beach, vicino Sydney, la domanda torna puntuale: abbattere questi predatori renderebbe il mare più sicuro? È una reazione più che comprensibile, soprattutto quando un morso provoca ferite gravi o, nei casi peggiori, la morte di una persona. Tuttavia, le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi decenni raccontano una storia molto diversa.

A fare il punto è un articolo pubblicato recentemente su The Conversation dal biologo marino Charlie Huveneers, docente della Flinders University in Australia e tra i maggiori esperti nello studio della prevenzione e mitigazione dei morsi di squalo. Secondo il ricercatore, l'abbattimento sistematico degli squali non rappresenta una soluzione efficace e non esistono prove concrete che garantisca una reale riduzione del rischio per i bagnanti.

I morsi di squalo sono leggermente aumentati, ma restano eventi rarissimi

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Negli ultimi anni gli attacchi di squalo sono aumentati, ma restano eventi estremamente rari

Negli ultimi quarant'anni il numero di interazioni tra squali ed esseri umani è aumentato sia in Australia che in altre parti del mondo. Lo scorso anno, secondo il più importante e completo database sugli attacchi di squalo nel mondo, si sono registrati 65 morsi e 9 decessi. Questo dati vengono spesso interpretati come la conseguenza di una presunta "esplosione" delle popolazioni di squali, fenomeno che sta emergendo negli ultimi anni anche qui in Italia.

La realtà è però sempre più complessa. Molte specie di squali sono ancora gravemente minacciate a livello globale e in numerose aree del pianeta le loro popolazioni continuano a diminuire a causa della pesca eccessiva, delle catture accidentali e della distruzione degli habitat.

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L’aumento degli incidenti non è collegato a una crescita delle popolazioni di squali

Secondo Huveneers, l'aumento dei morsi non può quindi essere spiegato semplicemente con la presenza di più squali. Diversi fattori potrebbero contribuire al fenomeno: la crescita della popolazione umana nelle zone costiere, il maggior numero di persone che praticano attività in mare, i cambiamenti climatici, la modifica degli habitat marini, le variazioni nella distribuzione delle prede e persino alcuni eventi meteorologici particolari.

Capire quale di questi elementi abbia il peso maggiore non è affatto semplice, anche perché i morsi di squalo restano eventi estremamente rari dal punto di vista statistico per poter elaborare scenari e pattern ricorrenti affidabili.

Perché abbattere gli squali non è una soluzione efficace

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Non esistono studi che dimostrano che gli abbattimento riducono i rischi di essere morsi

L'idea di eliminare gli squali dopo un incidente nasce dalla convinzione che meno squali significhino automaticamente meno rischi. Tuttavia, la ricerca scientifica mostra che il rapporto non è così diretto. Alcuni studi hanno effettivamente osservato una diminuzione delle interazioni in determinate località dopo programmi di abbattimento. Altri, invece, non hanno rilevato alcun cambiamento significativo nel numero di morsi e incidenti.

Il problema principale è che non sappiamo quanti squali dovrebbero essere eliminati per ottenere un effetto concreto sulla sicurezza, ma sarebbe quasi certamente un numero molto elevato. Inoltre, la maggior parte degli squali abbattuti con tutta probabilità non avrebbe mai attaccato o morso una persona.

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Anche le reti anti–squalo non sembrano particolarmente efficaci

Uno degli esempi più citati in tal senso dagli studiosi arriva dalle Hawaii. Tra gli anni Sessanta e Settanta vennero uccisi 4.668 squali tigre nell'ambito di un enorme programma di controllo della popolazione. Nonostante il gigantesco numero di animali uccisi, il tasso dei morsi non diminuì. Questo caso dimostra come l'abbattimento possa avere un impatto molto elevato sugli ecosistemi marini, ma senza produrre benefici concreti per la sicurezza pubblica.

Un'altra misura spesso utilizzata in alcuni paesi, come per esempio in Australia, sono le reti anti-squalo. Questi sistemi vengono installati vicino alle spiagge con l'obiettivo di intercettare e tenere lontani gli squali potenzialmente pericolosi. Il loro utilizzo, però, presenta diversi problemi. Oltre a catturare squali che non rappresentano una minaccia per le persone, le reti possono intrappolare indistintamente numerose altre specie marine innocue, come razze, tartarughe, balene e delfini. Anche in questo caso le prove sulla loro efficacia sono limitate e non dimostrano in modo chiaro che le reti rendano le spiagge significativamente più sicure.

Le alternative non letali funzionano meglio

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Monitoraggio costante, sistemi d’allerta, droni, educazione e metodi non letali portano risultati migliori senza impattare sulle popolazioni di quali

Negli ultimi anni la ricerca ha sviluppato diverse strategie che puntano a ridurre il rischio senza dover uccidere gli animali. Tra queste ci sono i droni, che sorvolano le spiagge e consentono di individuare rapidamente la presenza di squali vicino alla costa. In molti casi permettono di avvisare rapidamente i bagnanti e chiudere temporaneamente l'area prima che si verifichi una situazione pericolosa.

Esistono poi le cosiddette SMART drumlines, sistemi di cattura con comunicazione satellitare a distanza che intercettano gli squali con ami appositamente progettati prima che si avvicinino troppo alla costa. Gli animali vengono poi identificati, marcati con trasmettitori e successivamente liberati lontano dalle zone balneari.

Un'altra tecnologia è rappresentata dalle stazioni di ascolto acustico, che rilevano il passaggio di squali già dotati di trasmettitori che inviano avvisi alle autorità competenti. Secondo Huveneers, questi e altri strumenti possono ridurre concretamente il rischio di incontri indesiderati e incidenti, limitando al minimo l'impatto sull'ecosistema marino e sulle già martoriate popolazioni di squali.

La sicurezza passa anche dai comportamenti individuali e dalla convivenza col rischio

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Nessuna misura può eliminare completamente il rischio, ma l’insieme di numerosi interventi può abbassarlo in maniera significativa

Le misure collettive non sono però l'unica arma disponibile. Esistono infatti anche dispositivi personali che utilizzano segnali elettrici per scoraggiare l'avvicinamento degli squali e che, secondo alcune ricerche, possono ridurre significativamente il rischio di morso. Anche l'utilizzo di mute e abbigliamento in materiali resistenti ai morsi, pensati soprattutto per surfisti e subacquei, può contribuire a limitare la gravità delle lesioni.

Fondamentali restano inoltre l'informazione e l'educazione. Conoscere il comportamento degli squali, evitare di entrare in acqua in condizioni di scarsa visibilità o in presenza di grandi banchi di pesci e seguire le indicazioni delle autorità locali sono semplici precauzioni che aiutano a ridurre ulteriormente il rischio.

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La strada più efficace non può essere quella dell’abbattimento indiscriminato

In ogni caso, nessuna misura può eliminare completamente il rischio di ricevere un morso di squalo. L'unico modo per azzerarlo sarebbe evitare del tutto l'accesso al mare o nuotare esclusivamente all'interno di aree completamente protette. I dati e le evidenze a nostra disposizione suggeriscono però che la strada più efficace non può essere quella dell'abbattimento indiscriminato.

Investire in sistemi di monitoraggio, tecnologie di allerta precoce, dispositivi di protezione personale e campagne di educazione offre risultati migliori e riduce l'impatto sugli ecosistemi marini. Gli squali svolgono infatti un ruolo fondamentale negli oceani, mantenendo in salute e funzionali le reti alimentari e gli ecosistemi marini. Per questo motivo, conclude Huveneers, la sfida non è scegliere tra la sicurezza delle persone e la tutela degli squali, ma trovare strategie che permettano di proteggere entrambe e ridurre al minimo i rischi.

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