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7 Settembre 2026
7:53

Indonesia, il ritorno dello squalo zebra: 82 esemplari tornano nelle barriere coralline di Raja Ampat

82 squali zebra nati in cattività sono stati reintrodotti a Raja Ampat, in Indonesia, grazie al progetto ReShark. Un intervento per contrastare il declino della specie e favorirne il ritorno in natura a fronte della minaccia costituita dalla pesca intensiva, l'erosione dell'habitat e i cambiamenti climatici.

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82 squali zebra nuotano di nuovo nel mare che gli appartiene di diritto, dopo essere stati rilasciati nelle acque delle barriere coralline di Raja Ampat, in Indonesia. Sono gli animali che fanno parte del programma ReShark volto alla tutela e alla reintregrazione in natura dello Stegostoma tigrinum, noto anche come squalo leopardo indo-pacifico in alcune zone del suo areale in cui la specie è scomparsa o ha subito un forte declino a causa della pesca eccessiva e del degrado dell'habitat.

A seguito di un workshop che si era tenuto nel 2019 al Georgia Aquarium, il progetto StAR è stato ufficialmente lanciato nel 2020. È diventato il primo programma di traslocazione a scopo conservativo al mondo per una specie di elasmobranchi, riunendo competenze globali in materia di riproduzione in cattività, genetica, allevamento e recupero della popolazione.

La prima iniziativa al mondo di reintroduzione degli squali è stata lanciata nel 2020 e dal 2023, 82 giovani squali nati in cattività sono stati rilasciati in un santuario marino di 46.000 km² . Quest'anno sono già stati registrati quindici avvistamenti di esemplari sani.

Lo squalo leopardo indo-pacifico ha sempre nuotato tra le barriere coralline dell'Oceano Indo-Pacifico occidentale, nel Mar Rosso, a largo dell'Africa orientale e anche nelle acque del Giappone e dell'Australia. Ma il grande aerale di questo pesce è andato via via scomparendo, a causa dell'intervento umano in primis come, putroppo, sempre accade. Decine di anni di pesca intensiva hanno portato alla riduzione della popolazione stimata fino al 79% nell'arco di tre generazioni, ovvero negli ultimi circa 70 anni. Questa specie è ora classificata dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) come "in pericolo di estinzione".

Il processo di re introduzione inizia sin dalla selezione degli esemplari che poi sono stati rilasciati in mare. Gli esemplari selezionati per la riproduzione sono sottoposti a rigorosi controlli di provenienza genetica e vitalità riproduttiva per supportare la salute e la sostenibilità a lungo termine delle popolazioni selvatiche. Le uova e i cuccioli provenienti da allevamenti autorizzati vengono trasferiti in  strutture in loco, dove vengono accuratamente incubati, allevati e monitorati da team di acquariofili locali. Una volta raggiunte le dimensioni e le condizioni fisiche adeguate, gli squali vengono marcati e rilasciati in habitat naturali protetti.

Programmi completi di monitoraggio post-rilascio tracciano gli spostamenti, la sopravvivenza e l'utilizzo dell'habitat degli squali reintrodotti. Tutto il monitoraggio avviene attraverso la telemetria satellitare e acustica e grazie anche ad iniziative di citizen science, in modo tale da raccogliere dati necessari per valutare l'adattamento degli animali in natura.

Gli squali leopardo indo-pacifici comprendono due sottopopolazioni distinte, orientale e occidentale, separate dalla Corrente di Flusso Indonesiana, un imponente sistema di correnti oceaniche che trasporta enormi volumi d'acqua calda dall'Oceano Pacifico all'Oceano Indiano attraverso i canali e gli stretti dell'arcipelago indonesiano. Quest'area coincide con il confine noto come "Linea di Wallace".

I due gruppi mostrano andamenti contrastanti: la sottopopolazione dell'Oceano Indiano occidentale e del Sud-est asiatico subisce un forte declino mentre quella dell'Indonesia orientale e dell'Oceania registra riduzioni più moderate, con un conseguente calo stimato della popolazione globale pari al 50-79% negli ultimi 57-72 anni.

La specie diffusa nell'Indo-Pacifico occidentale abita ecosistemi costieri poco profondi come barriere coralline, praterie di fanerogame marine e mangrovie. Rimane tendenzialmente sempre nello stesso aerale ma può anche compiere spostamenti a lunga distanza, e le sue caratteristiche biologiche (crescita lenta, maturità tardiva e bassa produttività riproduttiva) contribuiscono alla sua vulnerabilità.

Le principali minacce includono la cattura mirata e accidentale nelle attività di pesca costiera e il diffuso degrado dell'habitat. L'intensa pressione della pesca, in particolare nel Sud-est asiatico e nell'Oceano Indiano occidentale, ha portato a significativi declini regionali ed estinzioni locali. Queste pressioni, unite al continuo sviluppo costiero e ai cambiamenti climatici, continuano a causare la diminuzione della popolazione.

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