
300 tartarughe e 77 pappagalli stipati in una macchina. E' la scena a cui hanno assistito i finanzieri di Pozzallo, in Sicilia, e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane durante un controllo nel porto. A detenere e commerciare illegalmente gli animali esotici , un cittadino maltese che si stava imbarcando su un catamarano per raggiungere l'isola d'origine.

Tra i pappagalli ben 76 appartengono a specie protette come Ara chloropterus, Ara macao, Ara ararauna, Cacatua roseicapilla e Cacatua alba. Si tratta di animali tutelati dalla CITES, ovvero la Convenzione di Washington che disciplina il commercio internazionale di animali e vegetali a rischio di estinzione.

Tutti gli animali sono stati sequestrati e affidati ad un allevamento amatoriale e l'uomo è stato è denunciato alla Procura della Repubblica di Ragusa per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e per violazione della Legge 150/1992 che disciplina specificamente questa tipologia di reati.
Dietro quella che è una sorprendente notizia di cronaca si nasconde il fenomeno del cosiddetto "wildlife trafficking", ovvero il commercio illegale di fauna selvatica. E' un business difficile da quantificare, ma una stima di UNEP/INTERPOL, ovvero la partnership strategica tra il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente e l'Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale nata proprio per combattere i crimini ambientali a livello transazionale, indica una cifra tra i 7 e i 23 miliardi di dollari l'anno che comprende flora e fauna.
Tra il 2015 e il 2021, secondo i dati distribuiti dalle Nazioni Unite sui traffici illegali transnazionali, i sequestri di animali e piante hanno riguardato circa 4 mila specie e coinvolto 13 milioni di esemplari in 162 aree del mondo.
Dove c'è un'offerta, però, non bisogna mai dimenticare che c'è anche una domanda. Debellare questo fenomeno significa che le persone che vogliono animali selvatici in casa dovrebbero essere i primi a non pretendere più di condannare individui di altre specie a vite indecorose in habitat che nulla hanno a che fare con quelli dai quali provengono. Questo sequestro monstre, ancora una volta, ci mostra che pappagalli e testuggini sono tra i protagonisti del commercio illegale di altri esseri viventi ma altri casi, anche recenti come i serval sequestrati nel bresciano, ci raccontano praticamente ogni giorno lo stato di cattività cui sono costretti individui che nulla hanno a che fare con l'essere umano.