
Il suo habitat naturale è il Sud Africa: in una vasta area che comprende la parte sub-sahariana (escluse le foreste equatoriali), il Congo e le zone aride di Sudan, Etiopia e Somalia. E' lì che vive il serval, un felino selvatico il cui nome deriva dall'antico portoghese, ovvero dal modo in cui decisero di chiamarlo i primi europei che lo avvistarono e che unirono due parole – lobo e cerval -per descrivere un animale che assomigliava a un lupo e a un cervo.
Queste sono le origini anche dei due individui che sono stati sequestrati nel nostro Paese, in una casa in cui erano detenuti ad Adro, nel bresciano. Si tratta di un caso che rappresenta una deriva che sta avvenendo non solo in Italia, ma in diversi posti dell'occidente in cui avere nel proprio appartamento animali selvatici e in particolare questo carnivoro che ricorda anche il caracal è diventata una sorta di moda.
Poco tempo fa un caso simile era accaduto a Maiorca dove addirittura oltre alla presenza di un serval (Leptailurus serval) erano stati trovati anche degli esemplari di puma, un leopardo nebuloso e altre specie selvatiche che erano tenuti in salotto: la coppia che li deteneva li vendeva online e il commercio illegale di questi animali infatti corrisponde a una richiesta sempre più forte.
Gli animali sequestrati dai Carabinieri forestali in provincia di Brescia sono ora custoditi in una struttura che si occupa di animali selvatici e nel comunicato ufficiale si spiega che "saranno assicurate la custodia e le condizioni idonee alle loro esigenze".
I serval sono una specie che non può proprio essere detenuta in Italia. Questo animale infatti è inserito nell'elenco delle specie considerate pericolose per la salute e l'incolumità pubblica, ai sensi di diversi dettati normativi in cui rientrano alcune tipologie di animali come la Legge 157/1992, il D.M. 19 aprile 1996 e il Decreto Legislativo. 135/2022. Vendita, acquisto, importazione e detenzione da parte di privati cittadini sono tassativamente vietate nel nostro Paese.
A tal proposito e mettendo una pietra tombale alla questione è pure intervenuta la Corte di Cassazione recentemente, con la sentenza n. 5775 del 12 febbraio 2026 in cui i giudici hanno confermato che il divieto si applica pure agli animali nati e allevati in cattività, indipendentemente dal numero di generazioni. Il caso in specie riguardava poi la detenzione di due serval di nuovo a Brescia, da parte di una donna che asseriva di averli importati dalla Slovenia e che era stata scoperta quando aveva portato gli animali a fare dei vaccini dal veterinario. Di fronte alla richiesta della signora di riavere gli animali, che erano stati confiscati e affidati a un centro specializzato, il procedimento si è concluso appunto con la sentenza della Cassazione cui la donna si era rivolta per riavere i serval.