
La stima di quanti animali selvatici e piante vengono trafficati nel mondo illegalmente, ad oggi, era indicativamente pari ad almeno 50 mila specie a livello globale e annualmente. Uno studio, adesso, scoperchia però il vaso sulle lacune che esistono rispetto al reperimento di dati certi: i ricercatori hanno identificato che sono 107.356 le specie commercializzate nel mondo, un numero di gran lunga superiore alla precedente stima che era stata ipotizzata dalla Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES).
L'IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) è un organismo interglobale indipendente che è stato creato nel 2012 allo scopo di rafforzare il legame tra la comunità scientifica e i decisori politici in materia di biodiversità e servizi ecosistemici. Secondo un report effettuato dall'organizzazione, il traffico illegale di specie selvatiche rappresenta la terza classe più grande di tutto il commercio illecito mondiale, con un valore annuo stimato tra i 69 e i 216 miliardi di dollari complessivi, di cui il business intorno la sola fauna selvatica si aggira tra i 7 e i 23 miliardi.
Ora però uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori precisa che: "L'analisi globale dell'IPBES ha stimato che 50.000 specie siano oggetto di commercio, ma la nostra revisione dei programmi di monitoraggio del commercio di fauna selvatica ha rilevato almeno il doppio, ovvero 107.356 specie utilizzate e commercializzate a livello globale".
Questo numero comprende fino a 47.685 specie animali, pari al 42% di tutte le specie di vertebrati note. Il problema fondamentale nel riuscire a reperire informazioni verificate è che, come sottolineano i ricercatori, "la maggior parte dei paesi non dispone di dati sistematici sul commercio di specie non elencate nella Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES), con l'eccezione del database statunitense Law Enforcement Management Information System, che spesso presenta una maggiore diversità di specie commercializzate rispetto ai database globali".
I ricercatori mettono dunque in evidenza quanto sia fondamentale ed importante implementare gli sforzi di monitoraggio nazionali e procedere però con una raccolta standardizzata di dati sul commercio della fauna selvatica, al di là delle specie elencate nella CITES e dei sistemi gestisti nei singoli paesi che poi non sono intercomunicanti. "Senza questi cambiamenti – scrivono – gli indicatori globali sul commercio, pensati per guidare la sostenibilità e la conservazione, continueranno a concentrarsi su meno del 2% delle specie commercializzate".
Fondamentalmente, non esiste un sistema globale completo per monitorare tutto il commercio internazionale di fauna selvatica e nello studio emerge anche l'impatto che ha sulla tutela delle specie animali il traffico legale che vale, secondo quanto riportato, circa 220-300 miliardi di dollari all'anno.
L'ingerenza umana rispetto alla conservazione di animali e piante risulta dunque ancora molto impattante e mancano dei dati affidabili che possano essere in pratica un punto di partenza certo per procedere con tutele penali realmente impattanti. Su Kodami spesso trattiamo notizie che arrivano dalle regioni africane e anche dell'Asia in cui il bracconaggio è una pratica ancora all'ordine del giorno ma anche l'Europa e l'Italia sono luoghi in cui ancora la caccia non legale è all'ordine del giorno. Ad esempio, solo pochi giorni fa abbiamo riportato la notizia di due arresti avvenuti nel Bresciano durante la cosiddetta "operazione Pettirosso 2026" che ha portato anche al sequestrati di armi, trappole e al ritrovamento di piccoli uccelli protetti uccisi illegalmente tra cui pettirossi, scriccioli e fringuelli. Oltre i nostri confini, nel cuore del Vecchio Continente, la situazione non è diversa: in Romania uno studio ha svelato i numeri del bracconaggio analizzando gli articoli dei media locali. E' così emerso che caprioli, cinghiali e pesci sono tra le principali vittime di un fenomeno spesso invisibile e difficile da contrastare.
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