
Tre fucili, 268 cartucce, trappole e reti per catturare gli uccelli, ma soprattutto sette piccoli passeriformi uccisi illegalmente, tra cui pettirossi, uno scricciolo e un fringuello. È il bilancio di due interventi condotti dai Carabinieri tra Artogne e Nave, in provincia di Brescia, nell'ambito dell'operazione antibracconaggio "Pettirosso 2026". Due uomini, rispettivamente di 51 e 59 anni, sono stati arrestati per violazioni legate alla detenzione illegale di armi e al bracconaggio di specie protette.
Le operazioni sono state condotte dai militari del Reparto operativo SOARDA (Sezione operativa antibracconaggio e reati a danno degli animali), con il supporto dei Carabinieri Forestali di Brescia. Gli interventi si inseriscono nella campagna annuale di contrasto al bracconaggio, particolarmente intensa soprattutto in autunno, quando milioni di uccelli migratori attraversano le Prealpi lombarde e le valli bresciane diretti verso i territori di svernamento.
Due arresti tra Artogne e Nave: sequestrati armi, trappole e uccelli morti

Il primo intervento è avvenuto ad Artogne, in Valcamonica, dove i Carabinieri hanno sorpreso un uomo di 51 anni, già noto alle forze dell'ordine per precedenti specifici e sprovvisto sia di licenza di caccia sia di porto d'armi. Nel sottotetto di un rudere vicino alla sua abitazione nascondeva un fucile monocanna a canna liscia calibro 8 e 22 cartucce.
Durante i controlli i militari hanno trovato anche due pettirossi e uno scricciolo morti, oltre a due trappole a scatto del tipo "SEP", chiamate anche "archetti", e una rete per la cattura degli uccelli. Si tratta di strumenti utilizzati abitualmente nell'uccellagione, la cattura illegale di piccoli passeriformi, spesso appartenenti a specie protette.

Il secondo arresto è avvenuto invece a Nave, nella Valle del Garza. Qui i Carabinieri hanno controllato l'abitazione di un uomo di 59 anni, anche lui senza licenza di caccia e già sottoposto, dal 2007, a un provvedimento prefettizio che gli vietava di detenere armi. Nonostante ciò, in casa possedeva due doppiette da caccia non denunciate e 246 cartucce, cinque delle quali a palla unica.
Nel congelatore sono stati inoltre trovati tre pettirossi e un fringuello morti. Complessivamente, i due interventi hanno portato al sequestro di sette uccelli, tre armi da fuoco e centinaia di munizioni. Per entrambi gli uomini sono scattati gli arresti in flagranza, mentre le rispettive responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie.
Perché nel Bresciano il bracconaggio ai piccoli uccelli è così diffuso

La provincia di Brescia è da sempre uno dei territori italiani maggiormente interessati dal bracconaggio ai piccoli passeriformi. Le ragioni sono soprattutto due: la particolare posizione geografica e una tradizione venatoria e gastronomica profondamente radicata nel territorio.
Le valli bresciane si trovano infatti lungo importanti rotte migratorie percorse ogni autunno da milioni di uccelli provenienti dall'Europa settentrionale e centrale. I valichi e i passaggi tra le montagne funzionano spesso come veri e propri "colli di bottiglia", concentrando il passaggio di tantissimi uccelli appartenenti a numerose specie in spazi relativamente ristretti. Questo fenomeno rende gli uccelli particolarmente vulnerabili alla cattura illegale con reti, trappole e altri dispositivi vietati.

A questo si aggiunge la tradizione locale della caccia ai piccoli uccelli, storicamente legata al consumo di piatti come la polenta e osei. Pettirossi, tordi, scriccioli, fringuelli e tanti altri passeriformi protetti possono così finire vittime del bracconaggio per il consumo personale o per alimentare circuiti commerciali illegali legati alla risotrazione. Altri uccelli vengono invece catturati vivi per essere venduti o utilizzati come richiami durante l'attività venatoria.
Proprio per contrastare questo fenomeno così radicato, ogni autunno viene organizzata l'operazione "Pettirosso", che coinvolge i Carabinieri Forestali e reparti specializzati, spesso con il supporto delle associazioni ambientaliste. I numeri dell'edizione precedente danno un'idea delle dimensioni del problema.
Secondo il bilancio ufficiale diffuso dai Carabinieri, nel 2025 l'operazione, condotta nelle Prealpi lombardo-venete, ha portato alla denuncia di 135 persone e al sequestro di 2.467 uccelli, tra vivi e morti, 1.110 dispositivi illegali di cattura e 135 armi da fuoco. Ben 930 uccelli sono stati salvati, mentre oltre 1.500 animali abbattuti illegalmente erano destinati, secondo i militari, al consumo o al commercio illecito nel circuito della ristorazione.
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