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1 Settembre 2026
17:28

La caccia apre in anticipo in molte regioni, le associazioni protestano: “La fauna già provata dalla crisi climatica”

Dal 2 settembre, in molte regioni partono le preaperture della caccia. Lipu e WWF chiedono di fermarle: "La fauna è già provata dalla crisi climatica". Nel frattempo, l’attenzione resta alta sul contestato DDL caccia, in discussione alla Camera.

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Dal 2 settembre, la caccia riparte in preapertura in diverse regioni

La stagione venatoria non è ancora ufficialmente iniziata, ma in molte regioni italiane i fucili torneranno a sparare già dal 2 settembre. Sono le cosiddette preaperture, giornate di caccia anticipate rispetto all'apertura generale della stagione e previste dalla legge 157 del 1992. Quest'anno sono state autorizzate in diverse Regioni, nonostante un'estate segnata da caldo estremo, siccità, incendi e fenomeni meteorologici intensi.

A contestare le decisioni sono soprattutto le associazioni ambientaliste, che chiedono di cancellare le preaperture e di rinviare l'attività venatoria. "Caldo torrido, siccità estrema, alluvioni dovrebbero spingere ogni governo responsabile quantomeno a posticipare l'apertura della caccia alla fauna selvatica, già provata dai cambiamenti climatici e dalla riduzione e frammentazione degli habitat", ha affermato in un comunicato la Lipu.

Secondo l'associazione, le preaperture coinvolgeranno complessivamente 14 specie. Tra queste ci sono anche l'alzavola, una piccola anatra migratrice, e la quaglia, un uccello che vive in ambienti agricoli e aperti e che attraversa periodi di difficoltà a causa della perdita degli habitat e di altri fattori. Secondo il WWF, invece, "la fauna selvatica è ostaggio della politica, mentre la scienza viene messa all'angolo”. Un chiaro riferimento alla contestata riforma della caccia, già approvata al Senato, e ora in discussione alla Camera.

Perché le associazioni chiedono di fermare le preaperture

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Tra le specie cacciabili anche l'alzavola (Anas crecca), una piccola antatra migratrice

Il problema, spiegano le organizzazioni ambientaliste, non riguarda soltanto il numero di animali che possono essere abbattuti. Il punto è anche quando la caccia viene praticata. La fine dell'estate è infatti un periodo delicato per molte specie. Il caldo intenso e la scarsità d'acqua possono aumentare lo stress degli animali e ridurre le risorse alimentari disponibili. Per le specie migratrici, inoltre, questo periodo coincide anche con l’inizio del già faticoso e difficile spostamento verso i quartieri di svernamento.

La Lipu chiede quindi al Governo di sospendere le preaperture e di proclamare uno "stato d'emergenza ambientale" per tutelare una fauna già sottoposta alla pressione della crisi climatica. Il WWF, che già ad agosto aveva chiesto alle Regioni di sospendere o limitare la caccia a settembre proprio a causa delle condizioni climatiche eccezionali, parla invece di un progressivo indebolimento del ruolo della scienza nelle decisioni che riguardano la gestione della fauna.

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Per le associazioni, la fauna è già sotto pressione a causa di un'estate segnata da caldo estremo, siccità, incendi e fenomeni meteorologici estremi

Al centro della questione c'è soprattutto il ruolo dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. È l'ente di ricerca pubblico che raccoglie dati e fornisce valutazioni scientifiche sullo stato delle popolazioni selvatiche e sulla sostenibilità del prelievo venatorio, cioè sulla quantità di animali che possono essere cacciati senza compromettere la sopravvivenza delle popolazioni.

"Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche", sostiene Dante Caserta, direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia. Anche durante le recenti audizioni alla Camera, però, la stessa ISPRA aveva infatti espresso preoccupazioni su alcuni aspetti della contestata riforma della legge sulla caccia, sottolineando come le modifiche non sembrano sufficienti a limitare l'impatto dell'attività venatoria sulle specie già in cattivo stato di conservazione.

A che punto è la riforma della legge sulla caccia

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Intanto, la contestata riforma della caccia è in discussione alla Camera

Il tema delle preaperture si inserisce in una partita molto più ampia. In Parlamento è infatti in discussione il DDL 1572 – soprannominato anche "legge sparatutto" – che mira a riformare la legge 157 del 1992, la principale norma che disciplina la tutela della fauna selvatica e l'attività venatoria. Il disegno di legge, presentato dal senatore di Fratelli d'Italia Lucio Malan, ma fortemente voluto e promosso soprattutto dal Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida è in discussione alla Camera, dove dal 4 agosto è all'esame della Commissione Agricoltura.

Il testo prevede diverse modifiche alla normativa attuale: amplia alcune competenze delle Regioni, introduce maggiore flessibilità nella gestione dei calendari venatori, interviene sugli Ambiti territoriali di caccia, sulla cattura e l'utilizzo di uccelli come richiami vivi e modifica le norme relative alle specie cacciabili e al controllo della fauna. Molte di queste modifiche, sono contestate non solo dalle associazioni, ma anche dagli esperti e dalle principali organizzazioni scientifiche che si occupano di studio e conservazione della fauna.

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Secondo associazioni ed esperti le modifiche possono compromettere la conservazione di specie già in declino, violando le normative europee che tutelano la fauna. In foto un'allodola (Alauda arvensis)

Chi contesta la riforma, ritiene che le modifiche possano rendere più facile ampliare tempi e modalità dell'attività venatoria e ridurre il peso delle valutazioni scientifiche, compromettendo ulteriormente la conservazione di specie già in declino. La discussione è inoltre osservata con molta attenzione anche da Bruxelles. La Commissione europea ha già aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per alcune norme sulla caccia e segue attentamente l'iter, in particolare per la possibile violazione della Direttiva Uccelli e della Direttiva Habitat.

Per le associazioni ambientaliste, dunque, la questione non riguarda soltanto l'apertura anticipata della stagione venatoria. È anche un confronto sul modo in cui l'Italia dovrebbe gestire la fauna selvatica in un momento in cui il clima sta rapidamente modificando gli ecosistemi e mettendo sotto pressione molte popolazioni animali. "Il Governo ponga fine a questi continui tentativi di liberalizzare la caccia", ha detto Alessandro Polinori, presidente della Lipu. Nel frattempo, le preaperture sono ormai alle porte.

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