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24 Giugno 2026
12:16

Approvato in Senato il Ddl sulla caccia, cosa cambia: primo passo avanti per la cosiddetta “legge sparatutto”

Il Senato ha approvato il Ddl 1572 sulla caccia con 80 sì, 56 no e 2 astenuti. La riforma amplia periodi e aree di caccia, riduce vincoli e tutele. Ambientalisti, animalisti e anche la Commissione europea contrari: ritenuta una riforma dannosa per biodiversità, sicurezza e fauna selvatica e che favorisce la lobby dei cacciatori.

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80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti. Risultato: via libera in Senato al Disegno di legge sulla caccia, la riforma nota come "legge sparatutto" che ha visto come primo sostenitore il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida e a cui tutte le associazioni di tutela e benessere animale hanno detto "no" sin dal primo momento.

Il Ddl 1572 ha superato dunque il primo fondamentale passo per diventare la legge che manderà in pensione in tutto e per tutto la precedente normativa, la 157 del 1992, stravolgendo completamente la visione del controllo sull'attività venatoria nel nostro Paese allargando decisamente le maglie. E ciò è avvenuto anche in barba alla Commisione europea, che già nel dicembre del 2025 aveva inviato una lettera all'Italia per contestare il contenuto della proposta normativa tra cui sottolineava la gravità di alcuni passaggi come l'estensione della caccia fuori stagione, l'indebolimento del parere scientifico di ISPRA, l'uso di visori ottici, la liberalizzazione dei richiami vivi con rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali.

Oltre 50 associazioni, tra cui ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia si sono più volte spese per rendere noto il dettato del testo normativo a fronte di quello che viene definito come un vero e proprio attacco alla biodiversità nel nostro Paese. Il Ddl 1572 tra le altre cose prevede infatti l'estensione della stagione venatoria e la possibilità da parte delle Regioni di autorizzare la caccia oltre i primi dieci giorni di febbraio che corrispondono al periodo di migrazione e nidificazione di molte specie. Altri punti sono: l'ampliamento delle aree in cui si può cacciare, l'utilizzo di animali vivi (i cosiddetti "richiami vivi" appunto) illimitato, la possibilità di svolgere attività venatoria in aree private con licenza anche a stranieri che in buona sostanza verrebbero nel nostro paese per questo scopo, nessun limite a costruire postazioni di caccia e molti altri fattori che toccano i cittadini in modo diretto, come l'apertura alla presenza delle doppiette su zone marine demaniali. 

Il Ddl 1572, a prima firma di Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia, ha ricevuto dall'opposizione oltre 900 emendamenti e numerose interrogazioni parlamentari che però spesso sono rimaste inascoltate, come denunciato dalla parlamentare del Pd Eleonora Evi su Kodami. Intanto le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu Bird Life Italia e WWF Italia hanno organizzato contestualmente al voto in Senato una protesta a Roma, al Pantheon e emanato un comunicato congiunto in cui sottolineano che "Il voto al Senato è una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici e contrario alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze della scienza e alla sicurezza delle persone. Con questa controriforma, i boschi somiglieranno sempre di più a poligoni di tiro, senza regole. Ora la battaglia si sposta alla Camera. E il governo non può continuare a ignorare una protesta sempre più forte che, partita dalle associazioni ambientaliste e animaliste, ha ormai coinvolto il mondo della scienza e milioni di cittadini italiani".

Un fronte trasversale di parlamentari ha rivolto proprio ieri un appello alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiedere il ritiro del Disegno di legge. Le firmatarie, esponenti di diverse forze politiche, hanno chiesto alla Premier di intervenire, ricordando che il provvedimento è stato appunto duramente criticato dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa per il rischio di violazione delle direttive internazionali. Le parlamentari hanno ricordato anche le parole di Papa Leone XIV, che ha definito la questione di "grande rilevanza sociale e morale", e il magistero di Papa Francesco sulla cura della "casa comune". Tra le firmatarie ci sono esponenti di differenti partiti politici:  Stefania Ascari, Susanna Camusso, Susanna Cherchi, Annalisa Corrado, Rita Dalla Chiesa, Cecilia d’Elia, Eleonora Evi, Aurora Floridia, Chiara Gribaudo, Giovanna Iacono, Beatrice Lorenzin, Simona Malpezzi, Alessandra Moretti, Anna Laura Orrico, Patrizia Prestipino, Enza Rando, Silvia Roggiani, Tatiana Rojc, Anna Rossomando, Debora Serracchiani, Cecilia Strada, Cristina Tajani, Valeria Valente, Francesca Viggiano, Luana Zanella.

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