
Continua il percorso del Disegno di legge n. 1552 che mira a cambiare completamente la regolamentazione attuale sulla caccia, così come stabilito nell'attuale legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica.
Ieri si è svolta la seduta congiunta delle Commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato per l’esame degli emendamenti apportati al DDL a prima firma del senatore di Fratelli d'Italia, Lucio Malan.
Ciò che è emerso lo fanno presente ENPA, LAC, LAV, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e WWF Italia, indicando un emendamento, in particolare, che è stato inserito nel testo e che prevederebbe l'ipotesi che si possa sparare sulle spiagge del nostro Paese. "L’approvazione dell’emendamento 6.71, a firma della Senatrice Fallucchi (FdI) – sottolineano le associazioni – conferma che era lo stesso Ministro Lollobrigida a diffondere fake news, visto che una sua compagna di partito, peraltro imprenditrice balneare, ha dato seguito alle pretese del mondo venatorio ottenendo l’apertura della caccia nel demanio marittimo. Se quindi il DDL dovesse essere approvato, l’estate del 2026 potrebbe essere ricordata come l’ultima nella quale i bagnanti hanno potuto godere del mare e delle spiagge in sicurezza. Considerato che i fucili già oggi possono sparare a partire dai primi giorni di settembre, dall’estate 2027 potrebbero trovarsi circondati da cacciatori, anche stranieri, armati di tutto punto che reclamano il diritto di occupare le aree naturali, compresi i terreni privati a scapito di tutti gli altri cittadini".
Le accuse alle associazioni ambientaliste da parte del ministro Lollobrigida: perché sono fake news
Il riferimento alle "fake news" attribuite al Ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, che è il principale fautore della nuova disciplina normativa, è perché quest'ultimo aveva l'anno scorso eliminato questa possibilità, prevista nella prima bozza del testo, "tuonando contro le associazioni animaliste e ambientaliste, accusandole di diffondere fake news".
Il testo originario del DDL caccia, effettivamente, prevedeva l'estensione dell'attività venatoria ad aree demaniali, tra cui foreste e praterie dello Stato, sollevando il timore che si potesse sparare anche lungo il demanio marittimo e sulle spiagge libere. La normativa attualmente in vigore vieta severamente la caccia in prossimità di spiagge affollate o stabilimenti, poiché impone distanze minime di sicurezza da abitazioni, strade e luoghi di lavoro (solitamente 100-150 metri).
Le preoccupazioni degli esperti, da etologi a biologi, è che si metta così a rischio sempre di più la tutela della biodiversità nel nostro Paese, recentemente citata dal Ministro dell'Ambiente come patrimonio unico e intoccabile. Sempre le associazioni hanno anche reso noto dell'esistenza di una lettera della Commissione europea invita all'Italia nel dicembre 2025 al Governo italiano e "finora volutamente ignorata dalla Presidente Meloni e dalla maggioranza di centrodestra", che boccia parti fondamentali del nuovo disegno di legge sulla caccia.