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10 Luglio 2026
15:14

Disegno di legge sulla caccia, Caramiello (M5S): “Il Governo consegna la fauna selvatica alla lobby venatoria”

Caramiello, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Agricoltura a Kodami: "Il Disegno di legge sulla caccia è un provvedimento sbagliato che riduce le tutele di fauna e biodiversità per assecondare la lobby venatoria". Il deputato denuncia i rilievi dell'UE tenuti nascosti dal Governo e il rischio per la sicurezza con la caccia estesa a parchi e spiagge.

Intervista a Alessandro Caramiello
Capogruppo M5S in commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati
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La riforma tanto voluta dal Governo sulla caccia ha da poco superato il primo test fondamentale perché diventi legge. Il Disegno di Legge 1552 ha avuto il primo sì del Senato, nonostante l'opposizione di tutte le associazioni ambientaliste e animaliste, il parere contrario di esperti della fauna selvatica e anche quello della Commissione europea. Il futuro delle specie selvatiche nel Belpaese dipenderà da ciò che accadrà quando il testo arriverà alla Camera e al ruolo delle opposizioni rispetto a una normativa fortemente voluta da ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

Abbiamo chiesto al deputato Alessandro Caramiello, capogruppo M5S in commissione Agricoltura, di descrivere lo scenario attuale a livello politico e quali sono le proposte alternative a una normativa che prevede tra le varie cose di estendere l'attività venatoria a parchi, spiagge e terreni privati e che equipara i cacciatori a "bioregolatori" per il controllo faunistico.

⁠Il Governo sostiene che il DL Caccia serva a modernizzare la gestione faunistica. Perché il Movimento 5 Stelle lo considera invece un provvedimento sbagliato e quali sono, a suo giudizio, gli aspetti più critici del testo?

Il Governo nasconde il proprio intento dietro parole che però rivelano tutt’altro. Questo provvedimento non è un passo in avanti, ma chilometri indietro: riduce le tutele della fauna selvatica, della biodiversità e spiana la strada a un’attività, come quella venatoria, che invece deve essere regolata. Vogliono trasformare la caccia da attività eccezionale e rigorosamente regolata a strumento ordinario di gestione del territorio, ignorando il mondo scientifico, indebolendo il ruolo di ISPRA e mortificando il principio costituzionale di tutela della biodiversità introdotti negli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione.

Hanno provato più volte a fare blitz normativi per far passare questo assurdo provvedimento che stravolgerebbe il delicato equilibrio garantito per oltre 30 anni dalla legge 157 del 1992 per consegnare la gestione della fauna selvatica agli interessi della lobby venatoria, barattando la sicurezza dei cittadini, la tutela dell’ambiente, la protezione di aree come riserve e parchi che invece devono essere protetti. Finora siamo sempre riusciti a fermarlo. Ci siamo opposti in ogni sede utile e continueremo a farlo, dentro e fuori le aule parlamentari, insieme alle associazioni animaliste e ambientaliste che sono al nostro fianco, perché difendere il patrimonio naturale, ecosistemi, specie selvatiche, aree protette significa proteggere un bene comune che appartiene a tutti.

Tra le contestazioni avanzate dalle associazioni ambientaliste c'è il timore di un indebolimento delle tutele per la fauna selvatica. E’ intervenuta già anche la Commissione europea al riguardo. Ritiene che il decreto possa entrare in conflitto con la normativa europea sulla biodiversità e sulla conservazione delle specie? E se sì quali sono poi le conseguenze qualora l’Italia approvi una legge in conflitto con le direttive europee?

La Commissione europea, con una comunicazione formale del 18 dicembre 2025 tenuta nascosta per mesi dal Governo, ha contestato gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat, dall'estensione della caccia fuori stagione alla liberalizzazione dei richiami vivi. Approvare questo testo significa esporre l'Italia a una nuova procedura d'infrazione e presentare il conto ai cittadini. Abbiamo chiesto al Governo la massima trasparenza sui rilevi presentati dalla Commissione europea ma il ministro Foti nei giorni scorsi ha risposto affermando una cosa non vera, e cioè che un disegno di legge, già approvato da un ramo del Parlamento e sul quale proprio la Commissione Europea aveva evidenziato diversi punti di contrasto con il quadro normativo europeo, non possa, in caso di approvazione, determinare un conflitto e, di conseguenza, un rischio di contenzioso a livello europeo.

In pratica è stato scelto di non fornire al Parlamento documenti che invece sarebbero fondamentali oltre che di interesse pubblico, alimentando il sospetto che il Governo voglia tenere nascosti rilievi europei potenzialmente molto critici. E questo è molto grave. Se non hanno nulla da nascondere, allora rendano immediatamente pubblica la corrispondenza con Bruxelles perché continuare a fare muro significa mancare di rispetto al Parlamento e ai cittadini. Di certo non ci arrendiamo. Abbiamo scritto di nuovo al presidente della Camera per chiedere che venga rispettato il quadro normativo.

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Alessandro Caramiello

Lei ha più volte richiamato il tema della sicurezza pubblica nella gestione dell'attività venatoria. In che modo il DL Caccia rischia di aumentare i rischi per i cittadini?

L’ampliamento delle aree destinate all’attività venatoria, così come l’incremento delle giornate dedicate, porterebbero ad aumentare la probabilità per chi frequenta i boschi o le aree interessate – penso agli escursionisti o anche le famiglie – di incontrare i cacciatori. È chiaro che la condivisione di questi spazi aumenterebbe i pericoli. Diminuiscono le garanzie per chi vive, lavora o frequenta campagne, boschi e aree naturali. La loro idea di sicurezza è lasciare che una minoranza armata abbia sempre più spazio, mentre si comprimono i diritti della collettività.

⁠Il Governo parla di maggiore autonomia per le Regioni nella gestione venatoria. C'è il rischio che si creino regole ancora più diversificate da territorio a territorio, compromettendo una tutela uniforme del patrimonio faunistico nazionale?

Certo, ci sarebbe una differenza tra i territori e una conseguente tutela del patrimonio faunistico che cambia da una regione all’altra. Una disciplina uniforme garantirebbe un maggior controllo delle regole necessarie per raggiungere gli obiettivi preposti. La fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato dalla legge e dalla Costituzione, non una risorsa da gestire con logiche localistiche o, peggio, sotto la pressione delle lobby venatorie. Ampliare la discrezionalità delle Regioni senza fissare criteri nazionali rigorosi significa aprire la porta a discipline diverse, con livelli di tutela disomogenei e decisioni dettate più dagli interessi di parte che dalle evidenze scientifiche. Significherebbe indebolire ulteriormente la tutela della biodiversità.

Se il decreto dovesse essere approvato senza modifiche sostanziali, quali saranno le iniziative politiche e parlamentari del M5S per contrastarne gli effetti?

Stiamo lavorando costantemente, dentro e fuori dalle aule parlamentari, per denunciare tutti gli aspetti negativi di questo provvedimento. Abbiamo presentato atti parlamentari, ci stiamo muovendo insieme alle associazioni e ai cittadini che vogliono portare avanti una battaglia giusta in difesa degli interessi di tutti, non dei pochi a cui il governo vuole offrire un pericoloso assist. Siamo scesi più volte in piazza a manifestare insieme alle associazioni e ai cittadini. Dopo il Senato, il lavoro sta proseguendo alla Camera dove il provvedimento è arrivato nei giorni scorsi, con la maggioranza che sta provando a chiuderlo a una velocità che nessun altro provvedimento in calendario riesce a eguagliare, come se fosse l’unica emergenza del Paese. Non ci stiamo fermando e valuteremo ogni passo, proveremo in tutti i modi a fermare questo scempio.

Lei è il primo firmatario della proposta di legge che abolisce l'articolo 842 del Codice civile. Perché ritiene che oggi il diritto dei cacciatori di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario non sia più giustificabile?

Perché è una norma figlia di un’altra epoca, che oggi non ha più alcuna giustificazione. L’articolo 842 del Codice civile comprime un diritto fondamentale, quello della proprietà privata, consentendo ai cacciatori di accedere ai terreni altrui senza il consenso del proprietario. È un’anomalia che genera conflitti, mette a disagio cittadini, agricoltori e famiglie e spesso crea anche problemi di sicurezza. Nessun’altra attività ricreativa gode di un privilegio simile. Con la nostra proposta non impediamo la caccia dove è consentita dalla legge, ma ristabiliamo un principio di buon senso: chi vuole entrare in un fondo privato deve avere il consenso del proprietario. È una questione di rispetto dei diritti, della sicurezza delle persone e di un rapporto più equilibrato tra attività venatoria, tutela dell’ambiente e libertà dei cittadini.

Come capogruppo M5S in Commissione Agricoltura, come risponde a chi sostiene che l'ampliamento dell'attività venatoria sia necessario per contenere specie come i cinghiali e limitare i danni alle coltivazioni?

È una semplificazione che non trova riscontro nei fatti. Da anni si amplia la possibilità di abbattere cinghiali e altre specie, eppure il problema non è stato risolto. Questo dimostra che la risposta non può essere affidata esclusivamente ai fucili. La gestione della fauna selvatica richiede un approccio scientifico, basato su monitoraggio, prevenzione e interventi mirati, non su un’estensione indiscriminata dell’attività venatoria. Bisogna investire nella messa in sicurezza dei territori, nelle recinzioni, nei sistemi di prevenzione dei danni alle colture e in piani di controllo condotti dalle autorità competenti, secondo criteri tecnici e non per soddisfare le richieste delle lobby venatorie. Tutelare gli agricoltori è un dovere, ma non può diventare il pretesto per smantellare le norme a tutela della fauna selvatica e della biodiversità.

Qual è il vostro modello alternativo rispetto a quello proposto dal Governo?

Un modello giusto, rispettoso dei principi che tutelano la biodiversità, gli animali, mettendo in campo decisioni che non si basano sul favorire le lobby ma sul parere degli esperti, di chi anche durante le audizioni ha fatto emergere le contraddizioni e i rischi di un provvedimento scellerato su cui anche il Capo dello Stato e il Papa si sono espressi con forte preoccupazione, e che il governo vuole portarsi a casa in tutti i modi solo per meri fini elettorali. È una strada che non possiamo permetterci di imboccare. Servono regole basate sulla prevenzione, su una gestione che interessi tutto il nostro Paese. Norme chiare e rispettose della nostra Costituzione.

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