
La decisione è stata presa dalla Provincia di Trento: si potrà andare a caccia di cinghiali con arco e frecce. Il provvedimento è stato approvato dalla Giunta provinciale attraverso un aggiornamento della disciplina per il controllo della specie che introduce sperimentalmente l'uso di questi strumenti. Molti lo hanno chiamato il provvedimento "Robin Hood", e fa parte di una possibilità descritta come alternativa all'uso dei fucili nelle aree dove le armi da fuoco vengono considerate come non opportune per il rumore che producono al fine di non spaventare altre specie locali.
La possibilità di usare arco e frecce non è consentita a tutte le tipologie di cacciatori: sarà necessario per chi vuole così uccidere gli animali ottenere una licenza specifica ed operare comunque sotto il coordinamento diretto del Corpo Forestale del Trentino o degli enti gestori delle riserve.
"Siamo di fronte a una scelta che sembra uscita da un film dell’orrore – denuncia la sezione di Rovereto dell'Enpa – Non basta uccidere gli animali: li si condanna a una sofferenza ancora maggiore. Parlare di “controllo mirato” è un eufemismo che non nasconde la realtà: se il colpo non è perfettamente letale, il cinghiale può trascinarsi per ore con le viscere trafitte prima di morire dissanguato".
L'Ente Nazionale Protezione Animali ricorda anche che che gli incidenti legati all’attività venatoria hanno provocato, negli ultimi 17 anni, oltre 450 vittime tra morti e feriti. "Ci chiediamo quali potranno essere le conseguenze quando si utilizzeranno armi silenziose e gli interventi saranno consentiti anche in deroga ai consueti periodi e orari di caccia, proprio quando chi vive o frequenta la montagna ritiene legittimamente di trovarsi in condizioni di sicurezza".
La caccia con arco e frecce è bandita in molti Paesi dell'Europa. Ad esempio in Svizzera è del tutto vietata e proprio su Kodami abbiamo reso noto il fenomeno del turismo dei cacciatori transalpini che vengono nello Stivale proprio per praticarla. A livello nazionale, il quadro normativo di riferimento è la Legge 157/1992 che disciplina in generale l'attività venatoria nel nostro paese, almeno fino a quando non verrà definitivamente approvato il contestatissimo Disegno di Legge appena votato favorevolmente in Senato. Ogni regione e le province autonome, poi, possono introdurre regolamenti specifici che definiscono i dettagli della pratica, come le specie cacciabili, i periodi e le modalità consentite.