
Il disegno di legge sulla caccia approvato dal Senato e ora arrivato alla Camera continua a far discutere. Il provvedimento, che interviene sulla legge quadro del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull'attività venatoria, è contestato da associazioni ambientaliste, animaliste, scienziati e da una parte ampia dell'opinione pubblica. Il timore, condiviso da molti esperti, è che la riforma possa indebolire la protezione degli animali selvatici e degli ecosistemi, ampliando tempi, luoghi e modalità di caccia in un momento in cui la biodiversità è già sotto pressione.
Aumentano le proteste e le petizioni per fermare il DDL
Negli ultimi giorni alle proteste si è aggiunta anche una nuova campagna della Fondazione Capellino, che ha diffuso un video realizzato con l’intelligenza artificiale dai toni volutamente forti e molto crudi, in cui si vedono diversi animali colpiti e uccisi da armi da fuoco. L'obiettivo è attirare l'attenzione su una riforma considerata da più parti pericolosa e spingere i cittadini a mobilitarsi. La stessa fondazione ha rilanciato la petizione contro il DDL, che ha superato le 150mila firme e che si somma alle 400mila raccolte nei mesi scorsi insieme a WWF, Lipu e Legambiente e già consegnate al Senato.
Al di là dei dettagli tecnici del testo, uno degli aspetti più rilevanti della vicenda è proprio la distanza tra il contenuto del provvedimento e il sentimento prevalente nel paese. Secondo un sondaggio dell'Istituto Piepoli diffuso nel 2025, il 94% degli italiani ritiene che la caccia non debba essere ampliata: per la maggioranza andrebbe piuttosto limitata, ridotta o comunque lasciata com'è oggi. È un dato che racconta bene come il tema non riguardi solo cacciatori, agricoltori o addetti ai lavori, ma tocchi una sensibilità molto più ampia, legata al rapporto con gli animali e con la natura.

Intanto il DDL soprannominato "sparatutto" è alla Camera, dove l'esame è stato affidato alla Commissione Agricoltura. Nelle ultime settimane si è discusso anche dei tempi dell'iter parlamentare, con le associazioni che hanno denunciato il rischio di un'approvazione rapida e con le opposizioni che hanno chiesto maggiore attenzione su un testo ritenuto delicato anche dal punto di vista giuridico e ambientale.
Sul provvedimento, inoltre, si è acceso un faro anche a livello europeo, perché alcune delle misure previste potrebbero entrare in tensione con le norme comunitarie e con gli impegni internazionali assunti dall'Italia in materia di tutela della fauna.
Cresce anche l'opposizione di ricercatori ed esperti

Tra le voci più nette contro la riforma c'è anche quella dell'ATIt, l'Associazione Teriologica Italiana, che riunisce gli studiosi di mammiferi. L’associazione ha recentemente redatto un documento che contesta soprattutto uno degli assunti di fondo del disegno di legge, cioè l'idea che l’attività venatoria possa essere presentata come strumento di "tutela della biodiversità".
Per i teriologi questa impostazione non regge dal punto di vista scientifico in numerosi punti. Inoltre, il testo contiene diverse incongruenze e rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati, aumentando la pressione sulla fauna selvatica e alterando dinamiche ecologiche già fragili. Intervenire su questi equilibri con norme che rendono più facile o più estesa la caccia può avere conseguenze che vanno oltre il singolo animale abbattuto. Significa incidere sulle popolazioni selvatiche, sulle dinamiche tra predatori e prede, sulla distribuzione delle specie e sulla salute complessiva degli ecosistemi.

È per questo che la contestazione al DDL non arriva solo dal mondo animalista, ma anche da quello accademico. Molti ricercatori e organizzazioni scientifiche sostengono che la gestione della fauna selvatica debba basarsi su dati, monitoraggi e valutazioni ecologiche rigorose, non su una visione ideologica o semplificata del rapporto tra caccia e conservazione. In altre parole, se davvero l'obiettivo è proteggere la biodiversità, servono strumenti costruiti sulla scienza della conservazione, non norme che rischiano solo di allargare le maglie della pressione venatoria.
Il passaggio alla Camera sarà quindi decisivo. Da una parte c'è una maggioranza che difende il testo come una riforma necessaria; dall’altra cresce un fronte trasversale che chiede di fermarlo o modificarlo profondamente. In mezzo ci sono gli animali selvatici, gli habitat e una questione che ormai è diventata anche culturale e politica: che idea di rapporto vogliamo avere con la fauna selvatica e la tutela della biodiversità da qui ai prossimi decenni?