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22 Maggio 2026
16:27

Il Ministro dell’Ambiente: ”L’Italia è uno dei principali hotspot di biodiversità”, ma il Governo vuole potenziare la caccia

Nella Giornata mondiale della Biodiversità il ministro Pichetto Fratin celebra l'importanza della flora e della fauna in Italia, ma il Governo accelera su una riforma della caccia contestata da associazioni, esperti e pure dalla Commissione europea. Tra i vari rischi anche il possibile abbattimento dello stambecco, simbolo della conservazione alpina.

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Lo stambecco alpino (Capra ibex)

Nel giorno in cui si celebra l'importanza della biodivesità in tutto il mondo, è scontato che il Ministro dell'Ambiente di qualsiasi paese metta in luce l'importanza della tutela di flora e fauna del proprio territorio. Il titolare del dicastero dell'Ambiente e dell'Energia, Gilberto Pichetto Fratin, lo ha fatto, all'interno di una nota ufficiale in cui si ricorda che il nostro Paese è uno dei principali hotspot di biodiversità del Continente: ospita oltre 60 mila specie animali e più di 8.000 specie di piante vascolari, concentrando circa un terzo delle specie animali europee e quasi la metà di quelle vegetali. Picchetto ha anche aggiunto con orgoglio che "la nostra biodiversità è un tesoro che dobbiamo proteggere e valorizzare: dalle azioni sul più piccolo territorio alle grandi decisioni globali, tutto contribuisce alla sua difesa”.

Bene, tutto assolutamente condivisibile, anche il passaggio successivo: “Salvaguardare gli ecosistemi significa rafforzare la capacità del Paese di rispondere alle sfide che ci pone il cambiamento climatico, garantendo benessere, sicurezza e sviluppo sostenibile”.

Il fatto è che il titolare del MISE fa parte di un Governo che sta per varare una nuova legge sulla caccia che, a detta di persone competenti in materia di tutela proprio della biodiversità come ecologi, etologi, biologi e altri importanti profili tecnici, mette a rischio moltissime specie. E' arrivato, infatti, pochi giorni fa, il primo sì delle Commissioni Ambiente e Agricoltura al Senato che si sono riunite per dare la prima approvazione al disegno di legge n. 1552 che mira a cambiare completamente la regolamentazione attuale sulla caccia, così come normata dall'attuale legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica.

In quella occasione, oltre 50 associazioni – tra cui ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia – sono venute in possesso di una lettera ufficiale della Commissione europea, inviata a dicembre 2025 al Governo italiano e "finora volutamente ignorata dalla Presidente Meloni e dalla maggioranza di centrodestra", che boccia parti fondamentali del disegno di legge.

Si contesta all'Italia il testo del decreto, ritenendolo "aggravato da numerosi emendamenti presentati dalla maggioranza, tutti mirati a fare ulteriori concessioni alle lobby venatorie e a quella parte delle associazioni agricole che intendono sfruttare anche la caccia come strumento per ottenere profitti, a scapito dei veri interessi di migliaia di agricoltori e non tenendo conto del sentire comune, mentre sono state respinte tutte le modifiche migliorative presentate dall’opposizione".

Come se non bastasse, la Lipu ha scritto pure al Papa per farlo interessare a questa tematica delicatissima rispetto alla tutela degli altri esseri viventi che vivono sul nostro territorio, chiedendo a Leone XIV di intercedere "per le sorti e il futuro della natura in Italia" per una normativa che se dovesse essere approvata "aumenterà la pressione venatoria e avrà un impatto negativo e potente sulla biodiversità". La lettera, a firma del presidente dell'associazione Alessandro Polinori, contiene poi un chiaro riferimento agli uccelli selvatici, "già sofferenti per via della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici, di vari altri problemi ambientali" che sottoposti alla nuova legge porterebbe all'aumento rappresentano delle specie che possono essere cacciate e all’allungamento della stagione venatoria.

Ancora, sempre negli ultimi giorni è aumentata la "lista" degli animali che potranno essere uccisi se passa il disegno di Legge così come fortemente voluto da un altro Ministro, il titolare del dicastero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida. Tra le specie che potranno essere uccise a colpi di arma da fuoco potrà esserci anche lo stambecco, considerando che nel testo presentato in Commissione c'è anche la specie alpina tra quelle potenzialmente cacciabili.

Ecco, lo stambecco nello specifico è una specie simbolo della conservazione alpina, per la quale è stato fatto un lungo e delicato lavoro di conservazione quando gli ultimi esemplari stavano rischiando di estinguersi proprio a causa dell'intensa attività venatoria. Erano tempi lontani, stiamo parlando del 1821 come anno in cui ci si rese conto che erano pochissimi ormai gli individui ancora in vita: meno di cento e solo sulle montagne del Gran Paradiso. E c'è voluto un secolo per ripopolare il nostro territorio di stambecchi, tanto che si calcola che solo nel 1922 si è potuto parlare di nuovo di una "buona media" rispetto alla presenza di questi ungulati.

I tempi dovrebbero essere decisamente cambiati, considerando che all'epoca si pensava pure che la polvere delle corna degli stambecchi avesse proprietà curative e leggendo appunto le dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente che indurrebbero a pensare ad una politica volta alla tutela degli animali in generale e a maggior ragione di quelli "simbolo" di un territorio così importante da essere appunto un "hotspot di biodiversità".

E allora nella giornata internazionale della Biodiversità ciò che bisognerebbe prima di tutto restituire ai cittadini, per renderli davvero consapevoli di questa grande fortuna di vivere in un paese così variegato dal punto di vista degli abitanti di ogni tipologia, è che non si dovrebbe parlare tanto per farlo ma pensare a ipotesi diverse rispetto ai fucili per preservare questo meraviglioso tesoro naturale che ci è stato donato. Nell'ottica poi che l'uomo non è l'unico abitante del Pianeta, non solo dell'Italia, e che il diritto che si è arrogato di essere superiore alle altre specie lo carica anche della responsabilità di una convivenza adeguata al benessere anche degli "inquilini" non umani.

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