
Ogni primavera e ogni autunno gli ibis eremita attraversano l'Italia durante la migrazione. Sorvolano campagne, zone umide e aree agricole lungo una delle rotte più delicate d'Europa, diretti verso i siti di svernamento in Toscana o verso le aree riproduttive oltre le Alpi. Ma per una specie che fino a pochi anni fa era estinta in natura in Europa, il viaggio continua a essere estremamente pericoloso. Secondo il progetto internazionale LIFE Northern Bald Ibis, circa il 30% degli ibis morti lungo la rotta migratoria perde la vita a causa del bracconaggio.
Il disegno di legge e le proteste degli ambientalisti
L'allarme arriva mentre in Italia è in discussione il disegno di legge n. 1552, una proposta che secondo molte associazioni ambientaliste e ricercatori rischia di indebolire ulteriormente le tutele per la fauna selvatica e gli uccelli migratori. Tra i punti più contestati della riforma ci sono l'ampliamento delle specie cacciabili, la possibilità di cacciare durante alcuni periodi della migrazione primaverile, la riduzione delle aree protette, l'estensione degli orari di caccia oltre il tramonto e il ritorno della cattura degli uccelli da utilizzare come richiami vivi.
Per gli ambientalisti, si tratterebbe di una delle modifiche più pesanti alla normativa italiana sulla caccia degli ultimi decenni. E a preoccupare non è soltanto l'impatto diretto sugli animali, ma anche il possibile ridimensionamento del ruolo della scienza nelle decisioni sulla gestione della fauna. Tra le proposte di modifica più discusse c'è anche l'indebolimento dell'ISRPA, l'Istituto Superiore Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, rendendo i suoi pareri scientifici non più vincolanti.
La difficile sopravvivenza degli ibis eremita
L'ibis eremita (Geronticus eremita) un tempo era diffuso in gran parte dell'Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente, ma è scomparso dal continente europeo anche a causa della caccia e della perdita di habitat. Oggi la specie sopravvive grazie a progetti di conservazione molto complessi, come quello coordinato dal Waldrappteam, che da anni lavora alla reintroduzione della specie attraverso allevamento, monitoraggio satellitare e accompagnamento degli uccelli durante le migrazioni con velivoli ultraleggeri.

Gli ibis liberati vengono poi seguiti costantemente tramite GPS e proprio questi dispositivi hanno permesso ai ricercatori di documentare numerosi casi di abbattimento illegale in Italia. In diversi episodi, gli animali sono stati trovati uccisi da colpi di arma da fuoco lungo la rotta migratoria o vicino alle aree di svernamento in Toscana. In un caso in particolare, gli uccelli sono stati appena entrati nei cieli italiani. Durante le migrazioni, infatti, milioni di uccelli attraversano territori molto diversi tra loro e sono particolarmente vulnerabili.
La direttiva Uccelli dell'UE per proteggere la biodiversità
Per questo l'Unione Europea protegge questi periodi attraverso la Direttiva Uccelli, una delle principali leggi europee per la tutela della biodiversità. La normativa vieta la caccia durante la migrazione primaverile pre-riproduttiva e la nidificazione, quando gli uccelli si preparano a riprodursi e allevare i piccoli. Nell'aprile 2026 la Commissione europea ha ribadito ancora una volta l'obbligo per gli Stati membri di rispettare rigorosamente queste tutele, criticando duramente la proposta di legge.
Oltre 50 associazioni, tra cui ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF Italia, sono infatti venute in possesso di una lettera ufficiale della Commissione europea, inviata a dicembre 2025 al Governo italiano, che secondo le ONG sarebbe stata volutamente ignorata e tenuta nascosta. L'Italia, inoltre, in passato è già stata più volte oggetto di procedure d'infrazione per violazioni legate alla gestione della caccia e alla protezione degli uccelli selvatici.
Secondo i promotori del progetto LIFE Northern Bald Ibis, il nuovo disegno di legge rischierebbe quindi di aumentare ulteriormente i pericoli per specie già fragili, compromettendo decenni di lavoro di conservazione. Gli ambientalisti chiedono per questo il ritiro della proposta e l'avvio di un confronto basato sui dati scientifici, sulle norme europee e sulla tutela a lungo termine della fauna selvatica.