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25 Aprile 2026
10:14

18 lupi uccisi nel Parco Nazionale d’Abruzzo e Molise. Lettera a Mattarella:”Intervenga: è un dovere civile e morale”

Sono diciotto, ad ora, i cadaveri di lupi ritrovati nel Parco Nazionale d'Abruzzo e Molise. Le cause della morte accertate dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo confermano l’ipotesi avvelenamento. L'associazione "Io non ho paura del lupo" ha scritto una lunga lettera al Presidente della Repubblica per richiedere un suo intervento diretto.

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Quello che sta accadendo all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo e Molise è una strage mirata della popolazione di lupi. Sono ad oggi almeno 18 i lupi trovati morti e le prime analisi dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo confermano l’ipotesi avvelenamento. Per uccidere gli animali, secondo quanto emerso, sono stati utilizzati fitofarmaci facilmente reperibili in commercio messi all'interno di bocconi di carne.

I cadaveri sono stati ritrovati in due momenti diversi, prima nei territori di Pescasseroli e Alfedena, e poi anche in altre aree del Parco. E il numero potrebbe non essere ancora definitivo.

Ora l'associazione "Io non ho paura del lupo" ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente Sergio Mattarella per sensibilizzarlo su quanto sta accadendo, considerando del resto che il direttore del PNALM, Luciano Sammarone aveva sottolineato a Kodami che "Il dramma di questo fenomeno è che esiste un'infinità di sostanze in commercio e di metodi che si possono utilizzare. Inoltre, è molto difficile risalire all'autore perché parliamo di aree molto vaste nella natura. Spesso le esche vengono lasciate per lunghi periodi di tempo nelle zone in cui si sa che ci sono lupi. Questo riduce le possibilità di risalire all'identità dei delinquenti".

L'associazione, che da anni si occupa di conservazione della specie attraverso divulgazione e monitoraggio, ha deciso di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica, chiedendogli un interesse diretto, non solo per i gravi casi che stanno venendo in Abruzzo ma per la tutela della specie in generale nel nostro Paese:

Sentiamo oggi il dovere civile e morale di rivolgerci a Lei. Negli ultimi giorni il nostro Paese è stato scosso da episodi gravissimi. In Abruzzo, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — l’area protetta più antica d’Italia, simbolo stesso della storia della conservazione italiana — oltre quindici lupi sono morti o risultano coinvolti in casi che fanno temere un episodio di avvelenamento di vaste proporzioni. In Toscana, altri lupi sono stati ritrovati uccisi e appesi alle pensiline, in una messa in scena crudele e deliberata, che aggiunge alla distruzione materiale anche una dimensione intimidatoria. A questi episodi si somma un quadro più ampio e strutturale: da anni si registrano in Italia migliaia di casi di bracconaggio, spesso caratterizzati da metodi estremamente cruenti — uso di veleni, trappole, armi da fuoco — in quello che resta in larga parte un fenomeno sommerso, difficile da quantificare nella sua reale estensione ma capace di incidere profondamente sulla conservazione della fauna selvatica.

L'associazione fa il punto su diversi aspetti di quanto sta accadendo ai lupi in Italia, ricordando a Mattarella che tutto questo avviene in un periodo storico delicatissimo per la specie, declassata a livello europeo, e dunque anche in Italia, come non più "rigorosamente protetta" ma solo "protetta".

Questi fatti non nascono nel vuoto, ma si inseriscono in un clima sempre più avvelenato, nel quale la fauna selvatica viene trasformata in bersaglio, capro espiatorio, strumento di propaganda, terreno di consenso politico. Un clima ulteriormente aggravato anche dal recente recepimento, da parte del Governo, del declassamento del livello di tutela del lupo a livello europeo: un passaggio che, pur non implicando automaticamente pratiche di abbattimento, potrebbe aver contribuito a generare confusione, ad abbassare la percezione della necessità di tutela e, in alcuni contesti, a legittimare indirettamente atteggiamenti ostili e comportamenti illegali nei confronti della specie.

La richiesta nei confronti di Mattarella è molto diretta e semplice: c'è bisogno di un suo intervento, secondo l'associazione, al di là delle competenze di governo o delle singole responsabilità amministrative.

Le chiediamo però ciò che solo la Sua voce può rappresentare: un presidio morale e istituzionale capace di riaffermare che la violenza contro la fauna selvatica, contro le Aree protette, contro il patrimonio naturale italiano, non può trovare spazio nella nostra società. Abbiamo bisogno che nel Paese torni a passare un messaggio chiaro: la tutela della natura non è un ostacolo allo sviluppo o un vezzo ideologico. È un dovere costituzionale, civico e culturale, parte integrante dell’interesse nazionale.

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